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    811 7th Avenue - New York - 10019 NY
    Ufficio Terramia NYC +1 646 778 9960 (cellulare USA)
    L'ufficio è operativo fino al 6 Novembre
    Terramia Ufficio Stampa New York Tel +1 917 807 6990   email: media@terramia.com

    NYC giorno per giorno
    Domenica 1 Novembre 2009
     

    I fotoalbum del giorno
    • Con il ferry verso la partenza
    • La Maratona: Brooklyn
    • La Maratona: Finish line
    • All'uscita di Central Park con la medaglia
    • Terramia running for Unicef - La cena delle medaglie al palazzo dell'ONU



    La mia maratona di New York 2009
    di Orlando Pizzolato

    Ritornare a percorrere le strade di New York è un’emozione che lascia sempre sorpresi, ed è davvero difficile affermare se, per un maratoneta, ci sia qualche cosa di meglio di questa manifestazione. Senza alcun dubbio la città affascina ed ammalia, ed il gigantismo che evidenzia ad ogni angolo di strada contribuisce a far percepire gli eventi in maniera amplificata.
    Comunque la corsa è un evento a sé, che difficilmente ha un pari nel mondo del podismo, e che da sola rappresenta un avvenimento di forte coinvolgimento emotivo. Ciò lo affermano sempre i podisti che a New York ci tornano da anni, forse perché nel loro intimo non riescono a rinunciare alle emozioni che scaturiscono dal respirare l’atmosfera di questa maratona. Anche per me, ripercorrere le strade della corsa della Grande Mela ha suscitato forti emozioni che nascono già nelle ore precedenti la partenza quando, nel buio che ancora avvolge la città, si prende posto negli autobus per andare al ponte di Verrazzano.

    L’attesa del via contribuisce ad accrescere l’eccitazione perché la frenesia che si fa strada in quei momenti evidenzia il desiderio di mettersi a correre quanto prima. Ed il colpo di cannone arriva a liberare l’energia nervosa, l’eccitazione, la tensione agonistica che latenti sono compresse dentro ogni corridore. La lunga salita del ponte di Verrazzano viene percorsa d’un fiato, tanta è la carica che spinge le gambe dei maratoneti, ed il transito sotto le enormi arcate che sostengono il ponte rappresentano la porta di entrata del vero mondo della maratona. Dal silenzio, rotto solo dai passi e dagli ansimi di migliaia di corridori, si passa improvvisamente all’assordante incitamento del pubblico che assiste lungo le strade.

    Non ricordavo un coinvolgimento così partecipativo
    , chiassoso e festoso, fino a rasentare il fastidio, della gente che fa di tutto per essere vicina allo sforzo dei corridori, e con una cornice così assordante si prosegue per chilometri e chilometri. Personalmente non riesco a cogliere questo aspetto particolare della manifestazione perché il pensiero si è precocemente diretto al disagio muscolare che avverto.
    Le gambe non “girano” bene come avrei voluto, ma cerco di non farmi condizionare per non perdere la concentrazione. Sono però rammaricato di avvertire difficoltà già dopo pochi chilometri dalla partenza. Alterno, infatti, tratti in cui corro bene ad altri, in corrispondenza di salite, in cui la pesantezza si accentua e le spinte perdono di efficacia. Mi rendo conto che non è giornata per correre come avrei sperato allorquando la prima crisi mi prende al 13° chilometro. Spero si tratti di un disagio coincidente all’assunzione di bevande in prossimità di un rifornimento, e mi rinfranco un poco quando dopo qualche centinaio di metri mi sento meglio. Ma un altro momento di pesantezza muscolare arriva 5 chilometri più tardi. Supero anche questo, e noto che tutto sommato tali crisi passeggere riesco a gestirle abbastanza bene. All’approssimarsi della mezza maratona, quando mi dico che “metà corsa è alle spalle” un ulteriore momento di difficoltà lo accuso nel superare il Pulaski Bridge. Stavolta mi sento più depresso e sfiduciato delle crisi precedenti perché per far fronte alla sensazione di gambe pesanti sono costretto a ridurre il ritmo, che fino ad allora avevo gestito abbastanza bene. Avevo in programma un leggero rallentamento nella seconda parte della corsa, anche se pensavo che le difficoltà le avrei incontrate non prima di una decina di chilometri più avanti. Mi sfilo dal gruppetto e noto che perdo solo qualche metro, grazie al fatto che nei tratti di discesa il disagio muscolare si attenua. So però che di lì a poco mi attende una delle maggiori difficoltà del tracciato: la rampa di 800 metri del Queensborough Bridge.

    Nell’illustrare le caratteristiche tecniche del percorso della maratona di NY ho sempre riferito che questo punto rappresenta il “termometro” delle forze del corridore: arrivare stanchi, affaticati, appesantiti ed affrontare con disagio questo tratto, significa aver compromesso l’esito della gara. E’ troppo presto accusare la crisi a questo punto della corsa anche perchè l’approssimarsi dei saliscendi della First Avenue renderà lo sforzo terribile.
    E la rampa del ponte, oltre il quale lo skyline dei grattacieli di Manhattan dovrebbe moltiplicare le forze, mi sembra interminabile. In questo punto, non solo le gambe sono diventate pesanti come il piombo, ma non trovo alcun sollievo a rallentare il passo, ormai dimezzato nella lunghezza.
    Realizzo che i 17 chilometri che mi mancano per arrivare al Central Park sono una distanza lungo la quale le crisi possono essere più frequenti e di ben altra portata. A malincuore rinuncio a proseguire, lasciando correre il mio pensiero con il gruppetto con il quale ho condiviso metà della gara.
    Molti di loro arriveranno al traguardo testimoniandomi le difficoltà che hanno avvertito nella seconda parte di corsa, sia per l’altimetria del tracciato, sia per il continuo vento contrario.
    Poco mi conforta sapere dei disagi che hanno dovuto affrontare e superare.
    Si sa che la maratona è soprattutto questo.
    E’ una sfida che si deve quindi affrontare al meglio.
    Peccato non essere sempre, come si vorrebbe, all’altezza per sostenere il duello.


    New York, Palazzo dell'ONU
    Ore 20,00 Serata di Gala Terramia Running for Unicef
    LA CENA DELLE MEDAGLIE

    Che cosa c'è di più bello di ritrovarsi con tanti amici maratoneti come te, che hanno corso e vissuto e sofferto con te, come te, la Maratona più bella del Mondo?
    La cosa ancora più indimenticabile, dopo avere corso la Maratona di New York, è una cena al Palazzo delle Nazioni Unite, nella Delegates Room, serviti dagli stessi camerieri che di giorno servono i grandi della terra, godendo lo stesso panorama sull'East River, gustando i piatti degli stessi cuochi che servono i delegati dei 192 paesi rappresentati all'ONU.

    E proprio la sede dell'ONU è stata la cornice della
    Cena delle Medaglie di Terramia, la serata organizzata in collaborazione con l'UNICEF Italia e l'UNICEF New York per festeggiare la partecipazione del gruppo Terramia (il più grande del Mondo) alla Maratona di New York e la consegna della donazione di tutti i partecipanti e della Terramia stessa all'UNICEF.

    Tutti 430 posti disponibili erano stati assegnati da tempo, ma le richieste per questo evento unico erano almeno il triplo. Del resto Terramia è l'unica società privata ad avere mai organizzato un evento di questa portata nella sede delle Nazioni Unite.

    Dopo il controllo di sicurezza con metal detector, che non può mai mancare all'ONU, siamo stati accolti dal personale Terramia e dai camerieri con i vassoi degli aperitivi, subito, al nostro arrivo al terzo piano. Oltre alla Medaglia della Maratona, "obbligatoria" e molto carina la spillettina rotonda dell'UNICEF e il braccialetto arancione in lattice, ricordi della serata.

    Tavoli rotondi, quattro stazioni di buffet per cibo e bevande (vini, birra, sodas a volontà) erano apparecchiati per i maratoneti affamati. Che, come era prevedibile, hanno fatto onore con entusiasmo al lavoro dei cuochi. La serata era presentata dal Dr. Alessandro Pinto, dell'UNICEF Italia, che ha fatto gli onori di casa. Con la complicità di Antonio Baldisserotto, grande capo di Terramia, sono stati invitati a raccontare la loro maratona: Amedeo Trambajolo (4:53:16), della Missione Italiana presso le nazioni, alla sua seconda Maratona di New York, felice di questo coinvolgimento con il gruppo tricolore; On Maurizio Lupi (3:48:12, vice presidente della Camera) che ha fatto un discorso da Maratoneta per i Maratoneti, raccogliendo numerosi applausi a scena aperta; Orlando e Ilaria Pizzolato (4:02:50), che hanno raccontato due diverse storie di Maratona. Orlando, pettorale # 84, ritirato, ha raccolto applausi calorosi da un pubblico che ben conosce la fatica e le incertezze della Maratona.
    Il Console Generale d'Italia a New York, Francesco Maria Talò non aveva corso la maratona, ma nell'entusiasmo generale ha promesso che avrebbe corso nel 2010. Grande assente, Mara Venier, venuta a New York in veste di madrina del gruppo italiano, con l'aspirazione di correre quanto possibile, bloccata in albergo per problemi ad un ginocchio.

    Durante la serata, 12 schermi giganti in tutta la sala trasmettevano le immagini della Maratona di New York 2009, realizzate dalla RAI con il commento di Franco Bragagna e Attilio Monetti, veterano di New York fin dal 1981 e ospite della serata.

    La serata si è conclusa con la consegna a Liza Barrie, dell'UNICEF New York dell'assegno di 50.000 euro, contributo Terramia alla Missione Unicef in Guinea Bissau, raccolto (10 euro per persona, più le donazioni volontarie) presso tutti i partecipanti a tutti i programmi Terramia 2009.



    AGENDA

    Finalmente è arrivato il giorno della gara!
    Anche in questa 40° edizione la Maratona di New York attira gli sguardi di tutto il mondo!
    La Domenica mattina ci sono restrizioni di traffico e il Verrazano Bridge viene chiuso al traffico molto presto.
    Per ovviare agli inconvenienti del traffico stradale, arriveremo alla partenza di Verrazano Bridge con il traghetto (Staten Island Ferry).
    Imbarco a Battery Park e navigazione per 30 minuti, fino al Terminal St. George di Staten Island. Proseguiremo fino a Verrazano Bridge con gli autobus predisposti dalla Organizzazione (5km, tempo 10 minuti).
    La partenza dei pullman dagli alberghi è fissata tra le ore 5.15 e le 5.45 a seconda degli hotel (v. Foglio Convocazione).

    I non–maratoneti potranno godersi qualche ora tra storia e musica. Con il giro panoramico di Harlem e una tappa per ascoltare autentici canti Gospel conoscerete un’altra faccia dell’America, quella della cultura afro-americana!

    Serata relax per tutti o possibilità di partecipare alla cerimonia della premiazione organizzata dalla NYRR.
    Questa sera si terrà la Cena di Gala al Palazzo ONU, Terramia Running for Unicef, la Cena delle Medaglie con proiezione del filmato e delle fotografie della maratona!
    L'ingresso è riservato a coloro che hanno prenotato, attualmente è tutto esaurito.


    Giro panoramico di Harlem e canti Gospel
    Per i non maratoneti, un tour che ci permetterà di conoscere il quartiere di Harlem, e di assistere a una funzione religiosa animata da un autentico coro Gospel.

    Partenza. Domenica ore 9,00
    Durata. 4 ore
    Trasporto. Pullman
    Guida. Sì, di lingua italiana
    Quota. Adulti Euro 39, Bambini fino a 12 anni Euro 29.
    (E’ inclusa la donation alla parrocchia!)

    Descrizione completa del tour
    Terramia Running For Unicef
    Cena di Gala al Palazzo dell'Onu

    In accordo con Unicef e con la Missione Permanente Italiana presso le Nazioni Unite, Terramia organizza una serata di gala per la consegna all’Unicef del ricavato del programma "Terramia for Unicef" a sostegno dei bambini e delle madri della Guinea Bissau, e per festeggiare la presenza italiana a New York.
    Il ricavato della serata, al netto delle spese, andrà devoluto all’Unicef.

    Palazzo delle Nazioni Unite
    Cena di Gala Terramia Running for Unicef

    Domenica ore 20.00

       
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