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New York Meteo

ALLENARSI
IN CENTRAL PARK
A cura di
Orlando Pizzolato











 
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NYC giorno per giorno
Mercoledì 31 Ottobre 2007
 


Il fotoalbum del giorno:
   Primi arrivi a New York

MANIA DI NEW YORK

Giulio Antonelli
New York City, Mercoledì 31 Ottobre


Chiedetelo a Linus come funziona. Chiedetelo a uno che corre a New York per la sesta volta consecutiva.
La prima volta si dice "l'importante è che arrivo in fondo" e in effetti già tagliare quel traguardo non è impresa da poco. Ma subito dopo, appena iniziamo a smaltire l'acido lattico, iniziano ad emergere timidamente le prime velleità cronometriche. Se almeno migliorassi un po' il mio tempo, mi basta poco, anche soli 10 minuti. Perchè non dovrei farcela? E rieccoci di nuovo. Il tempo si migliora, l'ambizione aumenta. Si scopre di possedere energie insospettate, qualità atletiche non da top runner ma nemmeno da ciabattoni. E nell'attesa del prossimo traguardo in Central Park, non ci resta che una sola cosa da fare: correre.

I chilometri si sommano ai chilometri, gli allenamenti si susseguono secondo tabelle scaricate da internet, o trovate sui giornali, o fornite da un amico, o, più spesso di nostra invenzione. Si corre sotto la pioggia, con il buio, nella nebbia, si corre di domenica e il giorno del compleanno di nostra moglie, si corre in vacanza e si corre anche quando non se ne ha voglia. Perchè il sogno non ci abbandona mai, e il nostro sogno, che rispolveriamo ogni tanto guardando le foto degli anni passati, è di nuovo quel traguardo blu e arancio in Central Park. Ci dicono sei matto, ma chi te lo fa fare, ci dicono ma cosa corri con sto diluvio, stai qui in casa tranquillo come tutte le persone normali. Ma noi imperterriti, implacabili, tenaci come sappiamo che un maratoneta deve essere. Noi sognamo New York perchè New York è un sogno che non delude mai.

Anche il sottoscritto, maratoneta da 3:35 ai tempi d'oro, sa cosa vuol dire questa mania di New York. Sette maratone qui nella Grande Mela mi hanno lasciato ricordi indelebili uniti al rimpianto di non poter partecipare ancora e all'invidia per tutti quelli che domenica invece lo faranno.
So e ricordo. La caccia alla pastasciutta del sabato sera. La levataccia alle 5 del mattino con una sveglia telefonica che serve solo per svegliare tua moglie, perchè tu sei già perfettamente sveglio da almeno 10 minuti. Poi sul pullman in direzione della partenza, con un bel po' di tensione addosso che cerchi di mascherare perchè te ne vergogni, in fondo non sei mica Baldini, che differenza fa se arrivi 10 minuti prima o 10 minuti dopo. E invece di differenza per te ne fa, eccome. Gli amici non-maratoneti non lo capiscono, quando torrni In Italia ti chiedono "che numero sei arrivato?" e tu ogni volta a spiegare che conta il tempo, non la classifica. Ma intanto, sei ancora ben lungi dal tornare.

Il percorso è faticoso, al Queensboro Bridge ogni volta hai un momento di sconforto. La folla non ti applaude, ma proprio ti acclama, e siccome hai la canottiera tricolore ti urlano Go Italia Go. Avverti un filo di fervore patriottico mai sentito prima. Corri. Superi qualche ragazzo più giovane di te, più pompato, più biondo, più bello, sai quei ragazzoni americani con il sorriso alla Fonzie. Ti senti un figo, ti dici guarda come vado, stavolta faccio il rekord.
Poi, a una manciata di chilometri alla fine, ti viene male da qualche parte. Proprio quel dolorino bastardo che ogni tanto nei lunghi si faceva sentire. Rallenti, stringi i denti, tieni duro. Cerchi di distrarti guardando il pubblico assiepato dietro le transenne, cerchi di non fare caso al ragazzone ipervitaminizzato che ti supera con aria beata, lo castigherai in seguito. Il dolorino bastardo sembra si sia acquietato e nel frattempo stai entrando in Central Park, maledizione a sto punto in fondo ci devi arrivare per forza. Allunghi, acceleri, ti sembra di vedere tua moglie tra il pubblico, e devi essere proprio stanco se ti sembra addirittura che abbia l'aria commossa. Poche centinaia di metri e finalmente è fatta. Traguardo, fotografi, medaglia. E l'orologio luminoso che ti annuncia il tempo esatto col quale hai ancora una volta vinto questa sfida con te stesso. Tempo che tua moglie difficilmente saprà ripetere con esattezza e dirà "ci ha messo quasi 4 ore", ma che tu invece ricorderai perfettamente per sempre.

Contento adesso? Soddisfatto? Placato?
Torni in albergo, alla sera hai un filo di febbre e tua moglie ti lancia sguardi compassionevoli. Vorrebbe dirti "ma chi te lo ha fatto fare?" ma, per fortuna, non lo dice.
Il giorno dopo per non destare allarme ti presti a una mattinata di shopping, le gambe ti fanno male ma sopporti in silenzio. Ostenti un'aria riposata e salubre. E ancora non l'hai detto. Forse ancora non hai nemmeno messo a fuoco la folle idea che da stamattina ha iniziato a girarti per la testa. Compri t-shirt, sciarpe di cachemire da 10 dollari, sporte di barbie per la bambina rimasta a casa, perchè il dollaro è basso, dice tua moglie, e comprare conviene. Domani tornerete in Italia e quando ti vedrà in viaggio con la medaglia al collo (piccola concessione al tuo orgoglio, ma lo fai ogni anno, lo fanno tutti) di sicuro si farà una risatina.
Ridi pure, amore mio. Tanto la mia decisione l'ho già presa. Primo, appena torniamo in Italia mi pre-iscrivo per la maratona dell'anno prossimo. Secondo, tu rimani a casa.

Sono le le 7 di sera a New York City. Una serata tiepida, limpida e stellata.
1200 maratoneti Terramia sono sbarcati oggi da vari voli provenienti dall'Italia. Come ogni anno, è della partita anche qualche personaggio conosciuto. Da una limousine nera ho visto scendere l'onorevole Daniela Santanchè, fresca e bellissima anche dopo 10 ore di viaggio. Da un'altra, con moglie e figlie, Teo Teocoli. Chissà se la maratona-mania finirà per contagiare anche loro.


AGENDA

Giornata di arrivi, nel pomeriggio, agli aeroporti Kennedy e Newark.
In mattinata partiamo dall'aeroporto prescelto per New York con il volo di linea.
Atterriamo a New York dopo circa 8 ore di volo (nel pomeriggio, ora locale) differenza oraria meno 5 ore.
In aeroporto ci aspettano gli Assistenti Terramia che ci accompagnano in hotel con i pullman riservati.
Ci sistemiamo in camera, la serata é libera.
In ogni albergo gli Assistenti Terramia forniscono, al Tavolo Cortesia situato nella hall, consigli e informazioni per orientarsi a New York.

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