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New York City ama i suoi maratoneti, e in modo particolare gli italiani. Durante la Maratona quante volte vi sentirete dire.. Dai! Italia! Dai! Terramia!... Antonio Baldisserotto

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42a ING New York City Marathon™ 2011

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Domenica 6 Novembre 2011

ING New York City Marathon™
42a edizione


Terramia Office One
Ufficio Stampa Terramia NYC
Hotel Sheraton New York & Towers
Suite 4727-4731-4733
811 7th Avenue - New York - 10019 NY
Tel (USA) +1 646 717 2472  email: media@terramia.com

Vai alla classifica della Maratona di New York 2011

Diario Terramia da New York, con le note di viaggio di Orlando Pizzolato

La prima pagina del New York Times del lunedì

Il Foglio Notizie  Terramia N°2

Il Manuale Ufficiale della ING New York City Marathon 2011 (pdf)

L'Offical Media Guide della ING New York City Marathon 2011 (scarica il pdf 6mb) Italy n.1!

Una delle foto preferite dall'organizzazione per la loro comunicazione è dell'italiano
Renato Daga!


Chi è Renato Daga?

Tutti i fotoalbum Terramia della Maratona di New York

Le vostre storie. Vuoi mandarci la tua? Scrivi a media@terramia.com


Partecipanti italiani alla trasferta Maratona di New York 2011 con Terramia per provincia

Agrigento AG 0 Modena MO 34
Alessandria AL 32 Massa-Carrara MS 0
Ancona AN 20 Matera MT 0
Valle d'Aosta AO 2 Napoli NA 39
Ascoli Piceno AP 9 Novara NO 13
L'Aquila AQ 17 Nuoro NU 7
Arezzo AR 9 Ogliastra OG 0
Asti AT 8 Oristano OR 7
Avellino AV 4 Olbia-Tempio OT 7
Bari BA 22 Palermo PA 26
Bergamo BG 79 Piacenza PC 36
Biella BI 15 Padova PD 36
Belluno BL 4 Pescara PE 7
Benevento BN 1 Perugia PG 1
Bologna BO 109 Pisa PI 8
Brindisi BR 6 Pordenone PN 20
Brescia BS 79 Prato PO 12
Barletta-Andria-Trani BT 1 Parma PR 16
Bolzano BZ 6 Pistoia PT 21
Cagliari CA 24 Pesaro e Urbino PU 10
Campobasso CB 12 Pavia PV 15
Caserta CE 3 Potenza PZ 2
Chieti CH 2 Ravenna RA 15
Carbonia-Iglesias CI 3 Reggio Calabria RC 1
Caltanissetta CL 1 Reggio Emilia RE 10
Cuneo CN 33 Ragusa RG 2
Como CO 42 Rieti RI 1
Cremona CR 21 Roma RM 173
Cosenza CS 7 Rimini RN 15
Catania CT 6 Rovigo RO 23
Catanzaro CZ 3 Salerno SA 17
Enna EN 0 Estero SE 12
Forlì-Cesena FC 23 Siena SI 4
Ferrara FE 99 Sondrio SO 11
Foggia FG 4 La Spezia SP 10
Firenze FI 52 Siracusa SR 3
Fermo FM 1 Sassari SS 21
Frosinone FR 14 Savona SV 58
Genova GE 43 Taranto TA 2
Gorizia GO 5 Teramo TE 11
Grosseto GR 3 Trento TN 26
Imperia IM 5 Torino TO 85
Isernia IS 0 Trapani TP 0
Crotone KR 2 Terni TR 12
Lecco LC 14 Trieste TS 7
Lecce LE 7 Treviso TV 46
Livorno LI 3 Udine UD 22
Lodi LO 22 Varese VA 110
Latina LT 5 Verbano-Cusio-Ossola VB 6
Lucca LU 12 Vercelli VC 17
Monza MB 57 Venezia VE 69
Macerata MC 9 Vicenza VI 67
Medio-Campidano MD 9 Verona VR 41
Messina ME 2 Viterbo VT 2
Milano MI 309 Vibo Valentia VV 3
Mantova MN 21      

Totale partecipanti alla trasferta Maratona di New York con Terramia: 2520
di cui 1571 uomini e 949 donne.


Montecitorio Running Club alla Maratona di New York 2011
Onorevoli in corsa



Cognome Nome Carica Edizioni New York disputate
LUPI MAURIZIO Vicepresidente Camera 1999,2000,2007,2008,2009,2010
COSTA ENRICO Onorevole PDL 2010
DE MICHELI PAOLA Onorevole PD 2008
DI CATERINA MARCELLO Onorevole membro commissione Politiche Agricole e Forestali 2010
DI STANISLAO AUGUSTO Onorevole IDV 2010
DIMA GIOVANNI Onorevole PDL /
FADDA PAOLO Onorevole PD 2006,2007,2009
GOZI SANDRO Onorevole PD 2008,2009,2010
PINOTTI ROBERTA Senatore PD /
PISTELLI LAPO Deputato PD /
ROTA IVAN Onorevole IDV 2010
SALTAMARTINI FILIPPO Senatore PDL 2010
VELLA PAOLO Deputato PDL 2009
VALENTINI VALENTINO Ass. Pers. On. Berlusconi /


ABBIAMO INVITATO I NOSTRI CLIENTI A RACCONTARCI LE LORO STORIE.
ECCO COSA CI HANNO SCRITTO

1.Io alcuni mesi fa in una trasferta di lavoro dovevo fare un allenamento ma per strada era impossibile correre e l'hotel non aveva i tapis roulant... Ti dico solo che pur di non saltarlo ho corso un'ora sul posto in stanza, ancora rido al pensiero... E mi vergogno anche un po' a raccontarlo!!! Magari potrei buttare giù due righe, dovesse servire anche il racconto comico...!!!
Ciao Antonio, sarai certamente impegnatissimo ma spero ci sia l'occasione di conoscerti di persona a NY.
E in bocca al lupo per la tua sciatalgia!
Federica Romano da Roma
federica.romano@vodafone.com

2.Ciao sono Domenico Romanazzi da Ravenna, io posso solo raccontare che sino al mese di marzo 2010 non riuscivo a fare più di 100 m a piedi (operato a Villa Serena Forlì per
una ARTRODESI POSTERIORE STRUMENTATA LISTESI L2 L3 ). Ora con l'aiuto di DIO
provo a fare questa maratona. Spero di arrivare al traguardo
Ciao a tutti
Domenico Romanazzi da Ravenna
domenico.romanazzi@petra.gruppopir.com

3.All'interno del gruppo di Aritzo, che oltre al mitico Renato Daga ed allo SHERPA (Zigheddu) alias Francesco Calledda, conta su 10 iscritti alla maratona più famosa al mondo, quest'anno correranno anche tre componenti del Coro Bachis Sulis che festeggia il 25° anniversario dalla fondazione. Per festeggiare, il coro si è regalato la quinta incisone di questa bella avventura corale con un doppio CD intitolato ISTORIAS (racconti) che contiene trenta brani di canto popolare della Sardegna e non solo, che raccontano appunto tradizioni, cultura ed emozioni della Sardegna e della Barbagia, in particolare terra natia di tutti i trenta coristi. Un saluto
Nicola Ignazio Calledda da Aritzo (Nuoro)
aritzo.personale@tiscali.it

4.Ciao Antonio, prendo l'occasione al volo per dirti la mia e del perché partecipo quest'anno. In quest'edizione della maratona per tutti i nati nel 1969, saranno 42km, 42anni, 42 edizione della maratona e visto che quella di New York per molti, anche non podisti, è l'unica maratona che fa parte di quell'elenco non scritto di cose che si vorrebbero fare nell'arco di una vita... se non ora quando? Per l'occasione un amico grafico ha fatto questo logo che metteremo sul
retro della canotta Terramia, per il momento siamo in due ma so per certo che per molti del 69 sarà questo il motivo. Ci vediamo a New York, grazie di tutto
Crescenzo Mazza da Torre del Greco (Napoli)
info@crescenzomazza.com

5.Ho sempre giocato a calcio e ci gioco ancora oggi, ma da Dicembre dell'anno scorso (quindi sto per festeggiare il mio primo anniversario) ho iniziato anche a correre...qualcuno potrebbe dirmi: "Ma correvi già anche prima!Giocando a calcio devi correre per forza!"; è vero, ma partiamo dal presupposto che gioco a livello dilettantistico quindi prima dell'agonismo viene l'amicizia e poi il modo di correre nelle due attività è totalmente diverso...per me il calcio è come andare in taxi, ti devi muovere svelto in mezzo al traffico per le vie della città e fare tappe brevi il piu' velocemente possibile, mentre la corsa è come andare in treno, perchè le tappe sono piu' lunghe, la tua velocità è piu' costante perchè non hai traffico e parti come pendolino con il sogno di diventare un "freccia rossa". Comunque una sera di Dicembre 2010 non ho allenamento di calcio, ma ho una strana voglia di correre...chiamo il mio amico Alessandro (gran pantofolaio, all'epoca ogni tanto si spingeva nel percorso vita vicino a casa nostra che misura 4 km e lo faceva corricchiando con ben 2 soste per recuperare fiato...), gli dico:"Andiamo a correre!" e lui: "Ma fa freddo...io non ho l'abbigliamento per correre fuori con questa temperatura". Allora io per convincerlo: "Tranquillo, sono anch'io in pantaloncini, magliettina e felpa...dai, datti una mossa!". Non so cosa è scattato nella sua mente, ma ha accettato. E' arrivato a casa mia in auto e si è presentato in calzoncini e felpa, mentre io sono uscito con tuta, berretta e guanti... dopo una serie di insulti, partiamo per la nostra corsetta, avremo fatto 7-8 km massimo e siamo tornati a casa; quella sera stessa gli ho detto che un mio sogno, sarebbe stato un giorno quello di correre una maratona, lui ha risposto che in effetti ci avremmo potuto fare un pensierino...una settimana dopo eravamo decisi che ci saremmo preparati per il 6 Novembre 2011, la nostra prima maratona sarebbe stata a New York. Giusto perchè non ci piace fare le cose in grande...Fatto sta che a metà Dicembre 2011 eravamo super attrezzati per affrontare l'inverno al freddo e al gelo, ma di corsa. E cosi passo dopo passo, km dopo km ci siamo allenati sempre piu' intensamente e sempre con grande costanza. Beh, ci si è aperto un mondo...Ora ci iscriviamo ad ogni corsa possibile, ogni mese ci compriamo e leggiamo il mensile "Correre" e abbiamo scoperto che tantissima gente intorno a noi corre. Addirittura abbiamo creato un nostro team (per ora riservato solo a noi due), il "Mojito's Team". Per far sapere a tutti che ci piace correre e che nonostante questo non rinunciamo al piacere di un aperitivo a base di Mojito...
Mancano 4 giorni alla partenza per New York e la tensione comincia a farsi sentire, siamo allenati e pronti, ma la paura di fallire è tanta...anche se poi, riflettendo, ci rendiamo conto che il fallimento sarebbe stato non provarci nemmeno. Ora sono convinto di una cosa, se questa corsa non dovesse andare come vorrei, non fa nulla, ci riprovero' subito da qualche altra parte! Incredibile, andro' a New York, una delle piu' grandi e famose città del mondo per la prima volta, ma la cosa non mi tocca piu' di tanto....il mio chiodo fisso è la Maratona! Mi sembra di partire per un'impresa titanica, mi sento come uno Spartano (come nel film 300). Mi sento orgoglioso di me stesso! Sia io che Alessandro abbiamo promesso che se riusciremo a portare a termine la corsa ci faremo un tatuaggio. Quello che ho scelto di farmi io, è secondo me la sintesi della Maratona: "La sofferenza è momentanea, l'orgoglio è per sempre".
Ed allora eccoci qui: pronti a correre fianco a fianco con la sofferenza inseguendo un traguardo pieno d'orgoglio.
Stefano Grisoni da Olgiate Comasco (Co)
stegriso1@virgilio.it

6.Sono una mamma italiana di una tipica famiglia allargata per cui a 36 anni mi ritrovo con 4 figli di cui tre acquisiti dal primo matrimonio di mio marito e la nostra quarta. Vanno dai 3 ai 17 anni!!! Io non sono mai stata ginnica nel fisico, ma da sempre lo sono nella mente. I miei ragazzi e mio marito mi prendono in giro perché io sono sempre l'ultima nelle nostre esperienze sportive. Anche Sofia di tre anni mi supera in agilità. Effettivamente ho qualche chilo di troppo, ma lo porto con disinvoltura perché sono abituata ad affrontare la vita in maniera disinvolta e sportiva. La sportività per prima cosa e' uno stato d'animo che si basa sulla gioia, sull'altruismo, sulla fantasia. Ecco la mia ricetta per affrontare senza un allenamento serio ma con poche ore di palestra la maratona per eccellenza. Mi piacerebbe arrivare al traguardo per dimostrare ai miei ragazzi che grazie agli ultimi esistono i primi e che si può vincere se solo lo si decide. In ogni caso per me sara' un successo perché riesco sempre, ogni giorno, a trovare un podio sul quale salire. Paola, taglia 44, madre, moglie, figlia, sorella, amica, lavoratrice.
Sulla mia t shirt:
"yes, i can do it. Italian's mum"
Paola Picilli da Roma
paolapicilli@hotmail.com

7.Ciao, raccolgo con piacere l'appello di Antonio di condividere con voi la mia storia legata a questa maratona ormai prossima. Quest'anno ho deciso di correre la maratona di New York in memoria della mia carissima amica, Chiara Zerbato, recentementa scomparsa alla giovane età di 39 anni per un tumore maledetto. La mia amica è stata un leone, ha combattutto fino alla fine con dignità e con quel senso dell'umorismo che l'ha accompagnata per tutta la vita e che non l'ha abbandonata neanche durante la malattia. La mia sarà una corsa simbolica, in sua memoria, attraverso cui raccolgo  fondi per il Comitato Maria Letzia Verga, onlus per lo studio della leucemia infantile, Quest'anno sarò ancora più motivata a percorrere i 42 km. Sarà la mia maratona in memoria di Chiara e per il Comitato Maria Letizia Verga. Chiara da lassù mi guarderà e farà il tifo per me.....ne sono certa
Birgitta Merani da Milano
birgitta.merani@bnpparibas.com

8.Sono i 40 anni di mio marito. Mio marito che ha un solo amore dopo di me :), la corsa e lo sport, mio marito che ha corso più di 30 maratone, ha fatto 9 ironman e correva quando ancora nessuno lo faceva... E amava il triathlon prima che fosse di moda. Mio marito che non ha mai voluto correre New York "perche' la fanno tutti, perchè è troppo commerciale", ma mio marito che ha sposato una donna che New York la ama nelle viscere. Una donna, io, per cui  New York e' la sua citta', il suo sogno, il suo futuro e la conosce come il suo armadio, come la sua collezione di scarpe. Da corsa e non. E allora sono 40 anni da festeggiare e 5 anni di matrimonio... E noi veniamo a New York. Per respirare l'aria della Grande Mela, per ritrovare il sapore della citta' che io amo e mio marito ha imparato ad apprezzare con me, a sentirla in un modo tutto diverso, per vivere il conosciuto attraverso uno sconosciuto sentimento. E io so che, quando entrera' a Central Park, guardera' quello che era il Plaza e pensera' a quando, qualche anno fa, mi chiese, proprio li', di sposarlo e io pensero'... eccolo li' il mio amore, ancora una volta al traguardo, ancora una volta alla fine... Nella nostra citta'. Dai Simo, dai!
Caterina Vacchi da Monza
caterinavacchi@atlantyca.it

9.Buongiorno, ho letto la mail riguardante notizie di chi corre la maratona per un motivo particolare, se interessa, io corro la mia seconda maratona di sempre, la corro perchè nel 2008 in un paese dell'Africa, Mansoa, in Guinea Bissau, mi sono rotto la testa del femore sx cadendo mentre mi trovavo li a realizzare una radio per i missionari del Pime. Dopo 4 operazioni e sacrifici ho corso la mia prima maratona di NY (e di sempre dopo aver subito l'ultima operazione in marzo 2010) lo scorso anno chiudendola in 4e39. Quest'anno la rifaccio, con l'obiettivo di stare sotto le 4 ore. Torno a New York dopo essere stato in Sud Sudan a realizzare altre 2 emittenti radiofoniche, che serviranno la popolazione di due importanti città sud sudanesi, Wau e Jambio. Se interessa...
Grazie, Marco Camozzi da Canegrate (Milano)
marco_camozzi@hotmail.com

10.Ciao Antonio e grazie per il tuo entusiasmo...ci fai venire voglia di partire prima...io parto mercoledì mattina, sono il pettorale 9867...
se si può fare un articolo io mi chiamo Matteo Salvo e ho scritto due libri sulle tecniche di apprendimento rapido per imparare l'inglese con le tecniche di memoria... puoi vedere le cose che faccio in ambito professionale e personale a questa pagina.
http://www.matteosalvo.com/matteo2011/chi-e-matteo-salvo
Ovviamente in fondo alla pagina nella sezione sportiva, appena torno carico le foto della maratona.
Un abbraccio e a presto.
Matteo Salvo da Bonvicino (CN)
info@matteosalvo.com
11.Ciao, siamo due ' ragazzi ' ( 1970/1971) di Bologna, Serena e Marco, conosciutisi in strada nel 2008 così per caso, innamorati e sposati come si suol dire cotto e mangiato. A scrivere sono io Serena , Marco dorme qui a fianco a me, sapete il fuso orario... Siamo arrivati ieri qui a NYC come so altri di voi. Come dico sempre è tutta colpa di Linus ...qualche tempo fa ho regalato il suo libro a Marco e leggendolo gli è scattato qualcosa che lo ha portato a correre per le strade di Bologna. Apparentemente nulla di strano, tanti corrono per le strade di Bologna; Marco fino a qualche tempo fa era l'esatto opposto dell'atleta, pigro ( tutto si fa con la macchina ), grande fumatore e perché no un bicchierino in più non fa mica male, poi la vita' ci 'ha fatto uno scherzetto' e ora due volte al giorno ha un appuntamento fisso: keppra 500 un anti epilettico. L'ho amato dal primo giorno, ma oggi lo amo ancora di più... Marco sei un grande. Marco non si è buttato giù, anzi oggi corre, corre e così, visto che facciamo quasi sempre tutto assieme, io cosa potevo fare... correre, correre insieme a lui. Ma mica tutti hanno un fisico da runner e io sono tra questi. Grazie a voi di Terramia oggi siamo qui a NYC con entrambi un numero di pettorale per la maratona e correremo insieme anche questa volta. Posso affermare che la corsa ci ha fatto innamorare di più della vita e in modo così naturale. Per concludere spero di arrivare in fondo, ma lancio un appello : se qualcuno vedesse il taxi 2D13, le mie scarpe da runner sono rimaste nel suo bagagliaio! In bocca al lupo a tutti !
Serena Cacciari da Bologna
marco.amaroli@alice.it

12.Ciao a tutti sono Riccardo, mi piace correre e per me la prossima sarà la mia tredicesima maratona.
Vorrei raccontarvi in breve il mio sogno legato a New York. Nel 2000 assieme ad un amico guardammo alla TV l' edizione  N° 0 della Milano Marathon. Da allora ho iniziato a correre con l'obiettivo di riuscire a portare a termine una maratona. L'anno successivo sono riuscito sempre a Milano a portare a termine la corsa con il grande sogno di correre un giorno per le strade di N.Y.
E' giunto il mio momento...!!!!  La mia signora Silvia correra' la sua prima maratona accompagnata dal sottoscritto che in questa occasione compira' il 50° compleanno. Sono strafelice di esserci con le persone che condividono questi momenti e sono immensamente grato a voi che riuscite sempre a coinvolgere appassionati e non a eventi unici e indelebili. Grazie, ci si vede alla "Madre di tutte le maratone"
Riccardo Fusi
Riccardo.Fusi@eu.averydennison.com

13.Io correrò, con mio fratello, come testimonal della Festa dell'Infanzia che si terrà a Teggiano (SA) i prossimi 19-20 novembre. Allego il link relativo al comunicato stampa:  http://www.giornaledelcilento.it/it/27-10-2011 teggiano_arriva_la_due_giorni_per_l_infanzia-9874.html
Cordiali saluti.
Dott. Nicola Guida
n.guida@pharmaguida.com

14.Dunque, avete chiesto storie particolari sulla maratona di New York e quindi eccomi qui.
Ciao, sono Paolo, ho 21 anni e vengo da Verona.
Ho deciso di correre la maratona di New York (che sarà la mia prima maratona) perché un paio di anni fa ho letto il libro Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams e in questo libro ha un ruolo centrale il numero 42. Quindi quando ho visto che era imminente la 42esima edizione della maratona (che ovviamente è lunga 42 km) non ho potuto perdere l'occasione.
Inoltre quest'anno sono dieci anni dalla morte dell'autore, Douglas Adams, quindi lo considerò un po' un tributo ad uno dei miei libri preferiti. Pertanto correrò con una maglia con sopra una citazione del libro.
Paolo Richelli da Verona
vanooger@gmail.com

15.Questa mattina, in quanto atleta iscritto alla Maratona di New York 2011, ho ricevuto il manuale ufficiale della "THE ING NEW YORK CITY MARATHON 2011". Nel consultare il manuale sono stato piacevolmente sorpreso dal fatto che l'immagine simbolo di questo evento di caratura mondiale è quella del nostro atleta locale Renato Daga, che immortalato all'arrivo della maratona del 2004 fa sfoggio della nostra bandiera dei 4 mori. Per inciso New York è attualmente tappezzata da questa immagine. Poco dopo, leggendo qua e là qualche giornale, ho percepito che questa settimana la tifoseria cagliaritana sente particolarmente l'evento calcistico della prossima imminente giornata di serie A, Cagliari Vs Napoli. Lei giustamente a questo punto si chiederà quale è il nesso tra i due eventi. Eccolo in sintesi. Sul finire dello scorso Luglio, un mio amico podista rivolgendosi a me, mi dice: "Donato, che ne dici se andiamo a fare la maratona di New York?" - "Perchè no" - così gli rispondo. Da quel preciso istante, e quindi ancor prima di essere un iscritto ufficiale, la maratona di New York del 6 novembre 2011 è diventato un mio obiettivo. Fin qui non ci sarebbe niente di strano e nessuna relazione con la partita di calcio Cagliari-Napoli. Ma non è proprio così.
Le mie prime scarpe da corsa le ho comprate la prima settimana di agosto 2011, io fino a poco più di due mesi fa non avevo mai esercitato neppure a livello amatoriale la corsa di fondo. Pertanto mi alleno da poco più di due mesi. Inizialmente l'obiettivo era quello di chiuderla, la maratona, già un ottimo risultato per neofita della corsa come me. Ma poi gli obiettivi sono cambiati, anche grazie al mio ispiratore amico podista che mi fa da allenatore e compagno di corsa. Lui è Giuseppe Delle Cave, napoletano. Ecco il nesso: un cagliaritano e un napoletano che spalla a spalla macinano centinaia di chilometri con un obiettivo sportivo comune e che la prossima domenica siederanno in tribuna, sempre spalla a spalla, a tifare ognuno la propria squadra del cuore, per poi posare le bandiere ed indossare canotta e scarpe da runner e continuare a soffrire insieme, ed in questo caso per la gloria. Qualche riga sopra ho scritto che i miei obiettivi sono cambiati nel corso degli allenamenti, cioè completare la maratona entro le 3h e 30m, ovvero il tempo che ci ha impiegato il mio amico Pasquale di Molfetta, in arte Linus (famoso DJ), che lo scorso anno ha tagliato il nastro d'arrivo nell'ottimo tempo di 3:29:34. Pertanto il mio obiettivo è, amichevolmente, battere Linus, col quale io, Giuseppe, e altri oltre 2500 atleti italiani parteciperemo alla maratona di NEW YORK indossando le casacche di "Terramia". Giuseppe invece, anche lui alla prima maratona della vita, ma forte di almeno 20 anni di allenamenti, ha come obiettivo quello di arrivare entro i primi mille (sui circa 50.000 partecipanti!), ovvero entro le 3 ore. Riusciremo nell'impresa?? Mah, chissa. Per ora abbiamo i numeri per farlo. Ma comunque vada abbiamo un obiettivo comune, quello di far sventolare la bandiera dei 4 mori anche nella NEW YORK CITY MARATHON 2011, ancora spalla a spalla, un cagliaritano ed un napoletano.Chi siamo:
- Io sono Donato Giovanni Allegrini, ingegnere di 40 anni, avventuriero dalle sfide impossibili: cagliaritano
- Giuseppe Delle Cave, indossa la divisa della Guardia di Finanza, 35 anni, spesso con la testa tra le nuvole (in quanto pilota di elicottero): napoletano
Cordiali saluti
Donato Allegrini da Cagliari
dt_sts@hotmail.com

16.La mia storia e' una storia di numeri.
Questa sara' la mia prima maratona (corro da 3 anni) e nel mio 42simo anno di vita mi faro' 42 km nella 42esima edizione della maratona piu' famosa al mondo.
Ora o mai piu'!
Ciao!
Gianluca Boschetti da Gorgonzola (Mi)
gianliuk.68@gmail.com

17.Questa è la mia storia; una donna che ha iniziato a fare sport dopo il cancro. Mi resta difficile riassumere in poche parole un evento cosi’doloroso come la malattia, ma ci provo. Il cielo era grigio, quella mattina di Marzo 2001 (la ricordo ancora come una giornata uggiosa) ed io ero nervosissima, quasi avessi un presentimento. La strada per giungere al CSPO di Firenze la conoscevo bene; ormai frequentavo quel Centro da oltre vent’anni.
Da qualche tempo i medici mi avevamo riscontrato una “mastopatia fibrocistica” ad  entrambi i seni .
Quel giorno incontrai un medico che non conoscevo; quando le sue mani si fermarono su “ qualcosa di diverso” disse: signora, c’è un sospetto di cancro! Un brivido freddo mi scese lungo la schiena, in un attimo ripercorsi tutta la mia vita; la paura di perdere l’uomo che amavo, gli affetti delle persone piu’care …tutto stava per finire! Seguirono giorni tristi scanditi dal ritmo d’esami che confermavano la presenza del cancro. Ignara mi stavo avviando verso quel percorso lungo e doloroso, che mi avrebbe cambiato la vita. Una settimana dopo ero in ospedale, dove fui sottoposta ad un intervento chirurgico in “quadrantectomia con linfadenectomia ascellare”; al risveglio il dolore fisico mi ricordava i mutamenti sul mio corpo. Terminata la convalescenza, dopo un mese iniziai la terapia di chemioterapia, seguirono sei mesi d’inferno. Mentre ero appena a meta’ della terapia, cominciai anche con le sedute di radioterapia. Ero sfinita. Mi sembrava di essere entrata in un tunnel di cui non vedevo l’uscita! Un giorno piansi. Durante la malattia sono stata amorevolmente assistita da mio marito e gliene sono particolarmente grata, perche’ senza di lui non ci sarei riuscita, ne sono sicura!
In quei giorni, in cui la nausea ed il vomito mi piegavano in due e la vita mi sembrava fosse appesa ad un filo, l’ho visto rinunciare al suo amato allenamento, pur di rimanermi accanto. Volevo trovare una via molto personale verso la guarigione ed il recupero della pienezza della vita; a quel punto dissi a mio marito: voglio cominciare a correre anche io! Stupito, mi chiese se stavo scherzando, poichè non avevo nemmeno la forza di camminare, ma soprattutto non avevo mai provato interesse per questo sport. Cominciai a seguirlo. Lentamente mi accostai sempre con maggiore convinzione.
I primi chilometri, le prime salite camminate, poi le discese ad un passo un po’ piu’ svelto. Poi  cominciammo a fare le prime gare domenicali non competitive. Ora faccio gare competitive con il ritmo da tartaruga, ma lo scopo principale è la difesa della salute e mi diverto tanto!
In seguito mi sono appassionata alle distanze piu’lunghe ed ho concluso sei maratone. Sono passati dieci anni e i medici lo definiscono un “traguardo”importante, ed io ho espresso il desiderio di festeggiare questo evento dedicandolo a mio marito. Ora che tre fastidiose ernie discali  hanno interrotto la sua soddisfacente carriera di  atleta, ho deciso di camminare la maratona di New York al fianco del mio allenatore (sempre lui, mio marito, ex podista).
New York aspettaci, stiamo arrivando!Tutto questo perché dopo la malattia, ho iniziato a concentrarmi sulla vita, su quella che resta e di cui nessuno conosce la durata.
Non mi era mai sembrata cosi’ bella: ogni mattina sorrido al nuovo giorno, corro, sudo, mi diverto e sono felice perché mi ritengo una donna fortunata.
Eni Vittorini da Limite sull'Arno (Fi)
eni.valeriano@tin.it

18.Ciao, la maratona di quest'anno per me segna un punto di partenza: mi sono sposato nel 2001 con viaggio di nozze a NY in luglio, sono andato ovviamente a visitare le torri gemelle e poi a settembre è successo quel che è successo, immaginare di poter essere li in quel momento è stato terribile...
Quindi tornarci a distanza di 10anni sarà una grande emozione....
Il 26 ottobre 2011, ho compiuto 40anni, e come festeggiarli se non correndo la più affascinante maratona del mondo? Con me ci sono altri quattro ragazzi, tra i quali mio fratello...il primo viaggio assieme...uno di quei passaggi che ti ricorderai a vita....
Un punto di partenza perchè con mia moglie abbiamo intrapreso il percorso che ci porterà all'adozione di un bambino...la famiglia crescerà e chissà poi cosa ci riserverà il futuro....spero un pò di corsa. Quindi l'anno 2011 segna per me una svolta...e comunque voglio ricordare a tutti che la corsa, ma lo sport in generale, aiuta il fisico, la mente, ma soprattutto nella vita e nel rapporto con le altre persone...correre significa libertà....
Divertitevi.......
Ciao
Federico Moretto da Marcon (Ve)
Moretto.Federico@morettoservizi.it

19.Mi chiamo Pasquale D'Orlando e ho fatto atletica x tanti anni, dai 10 fino ai 18, ero un marciatore discretamente bravo, 44' sui 10km da allievo, la sfiga e l'onore di essere incappato nel periodo d'oro della marcia italiana  "Damilano, Debenedictis, Ducceschi ecc..."
Si, in quel periodo eravamo davvero forti, il sogno bizzarro di tutti noi era partecipare almeno una volta alla NYC Marathon, di marcia ovviamente.....
Gli anni passano ma la voglia di esserci e' sempre la stessa, così dopo una pausa di 20 anni, 2 anni fa ho ripreso a correre e marciare, ho corso Parigi, Berlino, Firenze e quest'anno sono arrivato 3* ai mondiali di Sacramento CA sui 20km di marcia M40, ho vinto qualche titolo regionale, il mio allenatore e' "Vito Melito". Il 6 novembre compio 42 anni, il 6 novembre NYC Marathon compie 42 anni, allora correremo assieme i nostri 42 anni, ad ogni km una candela, festeggerò li con il mio migliore Amico, Crescenzo Mazza (ex triplista), il quale ha fatto i suoi 42 quest'anno ed ha forgiato ll logo sotto riportato per l'occasione e con la mia compagna che x l'occasione si e' trasformata in maratoneta e ci terrà compagnia Roberta Chellini (figlia d'arte). Sarà di certo un grande Spettacolo!
Pasquale D'Orlando da Bologna
pasquale.dorlando@curtisinst.it

20.Ciao Antonio, raccolgo il tuo invito per raccontare brevemente la mia storia: l'idea di venire a New York per la maratona mi balenava in testa da un paio d'anni, ma solo lo scorso dicembre mi sono deciso, e ho deciso che se deve essere una maratona, allora deve essere la più bella, la più grande.
Tutto è cominciato con Telethon: l'azienda per cui lavoro organizza ogni anno la squadra e l'anno scorso mi sono ritrovato iscritto (da due colleghi triatleti..). Poco più di un mese di preparazione e infine, con -2 gradi e sotto una bella nevicata ho portato degnamente a termine la mia ora. Al che ho
pensato: "Ma allora, ce la posso fare!". La decisione era tutt'altro che scontata: non avevo mai corso a piedi per un' ora di fila, non prima di allora; infatti ho sempre corso su strada, in bicicletta (a livello più che dilettantistico, niente di impegnativo). Da allora sarebbero passati altri quattro mesi prima dell'inizio 'ufficiale' del mio allenamento (avevo altre gare in bici per la testa): mi ricorderò sempre il primo di maggio, giorno in cui ho fatto i miei primi 8 km e mi son beccato un acquazzone e pure la grandine, proprio un battesimo di fuoco ma che rientrava nell'ottica di correre con qualsiasi condizione atmosferica (mica possiamo scegliercelo il tempo!). Mi sono quindi preso sei mesi, i primi tre per imparare a correre e i rimanenti tre per seguire la tabella di Orlando; nel mezzo tanti chilometri, una maratonina e persino una skyrace: si ce l'ho messa proprio tutta. Oramai ad ottobre, con i lunghi alle spalle (sono arrivato ai 34, volevo vedere il muro, là dove la benzina è agli sgoccioli) era solo questione di tempo. La sera di martedì 25 ottobre faccio la mia solita oretta di corsa e poi esco a cena, pochi passi e succede quel che non poteva, non doveva succedere: attraversando sulle strisce vengo investito da una macchina. Fortunatamente la velocità era bassa e così il lato destro sul quale sono stato colpito non subisce danni, tuttavia cadendo sull'asfalto il ginocchio sinistro impatta in malo modo. Rialzandomi ancora incredulo per come il gomito, illeso, sia riuscito a sfondare il parabrezza, mi ritrovo con un ginocchio bello gonfio.. E ora? Ora amici e colleghi continuano a chiedermi se ci vado, se mollo, se ce la faccio.. E io? Io continuo a rispondere che sbagliano domanda, non è SE ma è COME: non mollo certo ora, non a questo punto. Come arriverò in fondo? Camminando, zoppicando, sarà quel che sarà, vedremo come mi sentirò quella mattina; resta il fatto che io la voglio la foto sul traguardo!
Kim Di Lenardo da Magnano in Riviera (Ud)
kim.dilenardo@gmail.com

21.Carissimo Antonio, per quanto mi riguarda domenica è una giornata importantissima: è il mio compleanno, ma non solo.....sono 40 anni, età importantissima, prova ad immaginare da quanto sto preparando questo momento!A presto
Walter Favaro da Padova
info@holmeswf.it

22.Ho 36 anni, felicemente “prete” e parroco da un bel po’ e come in tutte le storie, nonostante una vita densa e ricca di impegni e soddisfazioni, sono sempre alla ricerca: un mondo dove potermi sentire libero a contatto della natura e respirare nuova aria, forse desiderio di aria antica. Nella vita non si finisce mai di imparare, la presunzione ci impedisce di comprendere che altre emozioni potrebbero essere vissute, mettersi in discussione non solo può  provocare crisi, ma perfino una rivoluzione dentro. Tra qualche giorno  una grande sfida per me si aprirà alla mia consistenza, coinvolgerà il mio essere, le mie forze, la mia volontà. Un giorno il mio personal Gianpiero Lento, con sorpresa mi chiese: “Sto formando un gruppo in preparazione alla grande maratona di New York”.  “E allora ?”,  dissi io; “ho pensato che anche tu potresti farne parte!”. Da allora, due anni fa, una nuova vita, sacrifici, alzate alle 4 del mattino, pioggia, vento, bufere, stravolgimento alimentare, straordinarie emozioni, talmente forti  che mi han fatto sentire, nel fisico e nella mente, vivo come non mai, protagonista della mia vita. Correre quando è ancora buio, baciati dalle prime luci, mentre il sole  a capolino da dietro il Vesuvio, è inenarrabile. Sentire il tepore sulle guance che lentamente lenisce le fatiche della corsa,  ti fa sentire di vivere in una città diversa da quella che pratichi quotidianamente, ti senti fortunato, libero, felice per l’aria che ti entra nei polmoni, leggero quasi stessi volando. Leggerezza faticosa, dolore gioioso che pian piano si scioglie, muta in sola ebbrezza, perché senti la vittoria dentro contro la parte peggiore di te, quella che  ti vuole debole, rinunciatario alla prova, una vittoria per scopriti migliore. Ora mi ritrovo a vivere quest’esperienza magica, New York ci aspetta,  lontano,  in una città che comunque amo, e so di essere nel frattempo un'altra persona, sono me stesso, lo stesso che da piccolo dormiva sulle reti dei pescatori messe al sole ad asciugare in un piccolo paese di provincia,  e come allora respiravo l’odore del mare, oggi con la corsa respiro la stessa  libertà. Oggi ringrazio ancora di più per la vita, la natura, ringrazio per la condivisione del dolore, per l’esperienza di correre “con”, perché si corre insieme e insieme si sperimenta la solidarietà, il bisogno di incoraggiare l’altro. Ringrazio Dio che incontro nella preghiera in ogni corsa, in ogni scatto. Grazie a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che attraverso lo sport rendono questo mondo, un mondo migliore.
Alfonso Farina da Napoli
farina.alfonso@virgilio.it

23.Ciao.. Io avrei una storia legata a Ny e alla maratona ma non e' felice.
Ho corso 5 edizioni di questa maratona, quest'anno ci torno dopo due di assenza.
Alla maratona di Parigi 2007 (sempre con Terramia) conosco un ragazzo, Mario.. Alla maratona di Ny dello stesso anno ci rivediamo e li nasce l'amore. Nel 2008 torniamo e festeggiamo un anno.. Purtroppo il mio amore a dicembre si ammala e nell'aprile del 2009 muore. A settembre 2009,con il mio gruppo di amici decidiamo di correre la maratona di Berlino in suo ricordo.. A New York ho troppi ricordi, l'idea di tornarci mi spaventava. Quest'anno ho preso il coraggio, non sara' facile, lo vedro' in ogni angolo ma so che lui sarebbe felice. Mario adorava New York.. Torno nella grande mela senza di lui ma con lui, nel mio cuore.
Luisa Fumagalli da Milano
Luisa.Fumagalli@it.nestle.com

24.Noi siamo un gruppo di 27 di cui 15 correranno (dai 35 ai 65 anni) gli Stone runner. Non abbiamo storie speciali, se non quelle di allenarci da novembre scorso togliendo spazio alla famiglia, al lavoro, agli svaghi (anche se, almeno per me, è diventato lo svago principale e la cosa più divertente) e a tutto il resto.Siamo esaltati e spaventati allo stesso tempo. Non so cosa combineremo, ma almeno ci proveremo a farli questi 42 km e 195 mt! Ci vediamo a NY!
Cristina Bolla da Finale Ligure
direzione@oroargento.net

25.Francesco Caielli, 33 anni, giornalista sportivo. Da quando sono nato ho intrapreso una personale sfida con il mio fisico (sono nato senza un braccio, mancanza compensata da gambe e cuore), nella quale questa maratona è soltanto una delle tante battaglie. New York è un traguardo, di quelli che appena tagliati fanno venire voglia di trovarne un altro.
Francesco Caielli da Daverio (Va)
f.caielli@me.com

26.Ciao Antonio, se ti può interessare noi corriamo la maratona di NY per festeggiare il nostro matrimonio!
Saluti.
Filippo Ongaro e Stefania Prearo da Copparo (Fe)
filippoongaro73@vodafone.it

27.Visto che le storie mi piacciono vi scrivo una piccola short-story che riguarda la mia vita da sedentario a un nuovo maratoneta che si avvicina alla sua prima MARATONA. Sono Davide, nato a Brescia nel 1972, nel 2008 ho scoperto, come un fulmine a ciel sereno, che avevo il diabete, ma non il solito e comune, il diabete mellito, cioè insulinico, chiamato più comunemente diabete tipo 1.
Già dal primo giorno che sono entrato in ospedale, la mia vita è cambia completamente!! Ti danno uno strumento per misurare costantemente la glicemia, l’insulina, con due siringhe usa e getta che dovrai usare quattro volte al giorno, e ti dicono per tutta la sua vita che se vuole star bene dovrà portarsi con se questi  “arnesi” che le salveranno la vita. Per un primo periodo pensi, si saranno sbagliati, e cerchi di documentarti su tutto per scoprire se quello che ti avevano detto è proprio vero, ma poi giorno dopo giorno impari a conviverci, e la tua vita cambia davvero!! Però come per magia da queste cose nascono anche delle esperienze positive... Un giorno ricevo una telefonata dal dottore da cui ero in cura per la gestione del diabete e mi chiede se voglio partecipare, ad un weekend con altri diabetici, dottori, medici sportivi, laureati in scienze motorie, per provare una terapia di gruppo chiamata “MUOVI E CURA” dove appunto pazienti diabetici sedentari come me potevano fare attività fisica, senza incorrere in problematiche come ipoglicemia, con rischio di andare in coma per un abbassamento vertiginoso degli zuccheri nel sangue. Accettai e la mia vita cambiò, da quel weekend, dove provai emozioni di ogni genere, ed anche ipoglicemie continue, ma con l’assistenza giusta al momento giusto, da allora ho imparato a condividere questa malattia con lo sport, e questo mi ha portato un anno fa, ad iniziare un allenamento seguito da un trainer sportivo e da un dottore diabetologico, e giorno dopo giorno, mese dopo mese, sudata dopo sudata, e passo dopo passo, ad arrivare ad una settimana prima della maratona di NY, con l’ansia del vero atleta, non per arrivare primo, ma per dire che anche un diabetico può fare attività sportiva e può raggiungere qualsiasi traguardo!!! Non per ultimo in questi giorni ho fondato insieme ad altri amici diabetici, una sezione bresciana dell’ANIAD (associazione nazionale italiana atletici diabetici) per aiutare gente come me che seguita nel modo giusto può avvicinarsi all’attività fisica per migliorare ogni malattia, ma anche per persone comuni che si muovono per prevenire e curare il proprio fisico con l’attività sportiva.
Un caro saluto
Davide Bocchio da Brescia
davidebocchio@bocchiosrl.it

28.La verità è che io dopo il 29.5.2004 non sono più andato all'estero e sopratutto non riesco a stare in posti molto affollati, e sopratutto a rischio, nel senso che ho perso mio fratello in un'attentato per mano di Al Quaeda...e da li la mia vita è cambiata ..
A questo punto visto che amo correre, quale miglior modo di mettermi alla
prova  e soprattutto quale miglior città simbolo, dove trovare cosi tanta gente, con un cosi alto tasso di adrenalina e paura al tempo stesso...ecco qua la mia motivazione a correre a New York!
Fabio Amato da Cattolica (Rn)
fa.amato@libero.it

29.Ciao Antonio, mi permetto di darti del tu considerandoti come quell'amico che ti guida nei momenti in cui non sai dove andare a parare...non ho molto da dire, in realtà volevo solo ringraziare te e tutta TERRAMIA, ora stò preparando la valigia per NEW YORK, domani parto per affrontare LA MARATONA, che nella specie sarà la mia 5° maratona in un anno...l'anno scorso a quest'ora ero già a NY per vedere come funzionava la "cosa" e non ne avevo corso ancora nessuna...poi mi ha preso la voglia e spero continui. Mi stanno attraversando un universo di emozioni, dalla paura all'adrenalina che ti dà quel coraggio che non pensavi di avere, quello che, per esempio tra il 30°-33°km tiri fuori per tirare avanti e concludere la tua maratona... per me, ho realizzato, è un pò come ripercorrere la mia vita...i momenti felici e brutti, la vita con i miei, la morte di mio papà, i volti e le voci delle persone che mi vogliono bene e che mi aiutano e mi spronano...ecco cos'è correre per me, una corsa alla ricerca di me stesso...mi fà strano dirlo, ma è così...affronto NEW YORK ora che ci penso dopo un anno di sfide "sportive" che non pensavo un anno fà di compiere...la maratona di Firenze, la Stramilano, la maratona di Roma, la mezza del Lago Maggiore, il Cammino di Santiago e l'ultima maratona quella del lago maggiore...alla fine mi sento fiero di quello che ho fatto...e ora? ora per la seconda volta e dopo solo un anno dalla mia prima visita, ancora NEW YORK, quente cose viste l'anno scorso e da fare domani...non sò perchè ti scrivo in realtà, forse mi serviva un momento di riflessione, visto l'agitazione che mi stà salendo per domani, sperò più di tutto di vivere una di quelle esperienze che si ricordano per tutta la vità, come dire, come uno di quei film con il lieto fine e che non lasciano un continua...se non per un'altra avventura...ora però a mente più lucida mi sale un dubbio, ma la marca da bollo del passaporto...ma cavolo serve veramente? Domani la compro...
Volevo anche mandare un in bocca al lupo a tutti quegli italiani che partiranno e faranno la maratona di NY. FORZA ITALIA, FORZA TERRAMIA... BID 30289...che emozione scriverlo
Andrea Ribaldone da Tradate (Va)
a.ribaldone@alice.it

30.Buonasera Antonio, rispondo subito all'appello sulle storie...di corsa...riservandomi l'opzione di poter descrivere più ampiamente in altra occasione la nostra storia... già perchè io e mia sorella (che quest'anno compie 50 anni) abbiamo deciso di festeggiare correndo insieme la maratona di NY, che per noi è un sogno, dato che siamo podiste " non competitive" da circa 2-3 anni e che abitiamo a 900 km di distanza in Italia....Siamo entrambe di Lecce, ma la vita ci ha portato su treni diversi: io ho 39 anni, corro da 1 anno e mezzo grazie a lei che mi ha "tirato", ho due gemelli di 6 anni, un marito di Torino e vivo e lavoro a Firenze, podista per caso e per piacere; lei (Paola) vive a Lecce, podista da almeno 4 anni, amante della corsa, sposata, medico ospedaliero e amante degli animali (le sarebbe piaciuto portare il suo cane "fortunello", trovato per strada, salvato e adottato...ma sarebbe stato complicato)...negli ultimi anni anche se a distanza abbiamo condiviso anni e momenti difficili, il tumore di nostro padre, la sua morte, poi ancora la malattia, i problemi di lavoro, ma anche le gioie, la nascita dei miei figli, l'acquisto della casa...storie di vite ordinarie, ma... vengo al dunque! Perchè corriamo? Perchè la vita è bella nonostante tutto, perchè quest'inverno nostra madre si è ammalata e sta lottando contro il tumore, perchè i miracoli a volte capitano, e una speranza di vita di qualche anno in più aiuta, perchè la medicina a volte vince, perchè la forza della vita si manifesta anche nelle difficoltà, perchè la corsa aiuta a sperare, a lottare, a vincere, a tenere duro e perchè questa nostra maratona sarà una gioia da condividere, festeggeremo uno e mille traguardi, ma soprattutto ringrazieremo... LA VITA!
Grazie per averci offerto questa opportunità!
Alessandra Berchicci da Firenze
ale.berchicci@gmail.com

31.Sono il papà di Veronica e quest’anno mia figlia la marathona l'ha già vinta. Ora tocca a me, partecipare e chiuderla...anzi tocca a Noi. Saremo in 25 amici del Monza Marathon Team correranno con lei sabato per poi  correrere ogni centimetro della marathona di domenica. Ogni passo sarà a lei dedicato, ogni sofferenza sarà trasformata in un sorriso per lei, affinchè i nostri passi si trasformino in passi che la medicina deve fare nei confronti delle malattie ancora sconosciute e imprevedibili. Il 27 aprile 2011 Veronica viene ricoverata presso la rianimazione di Brescia per meningite fulminante batterica di tipo C, la peggiore. Il caso si presenta subito disperato, ma il suo piccolo corpo reagisce con incredibile energia. Forte per età e per salute, la vita di Veronica rimane saldamente aggrappata a un filo sottile, ma resistente. Ogni giorno fa qualche passo in avanti, passi piccoli ma di enorme importanza. Ricordo quando tutte le mattine incalzavo i medici chiedendo loro il programma giornaliero. Veronica era sveglia e cosciente ma nonostante ciò, tutti mi ricordavano come il processo di setticemia fosse talmente incontrollabile che ogni momento la sua vita era in pericolo. Sono esperienze che sconvolgono la vita, la ribaltano e la mettono sotto sopra come fa un’inaspettata folata di vento. Ma noi non ci siamo fermati a guardare, Veronica non si è lasciata scoraggiare. Il suo corpo distrutto dal coagulo del sangue è stato tenuto incessantemente fasciato e medicato. Per un mese mia figlia è stata mantenuta in vita con tutti i sistemi possibili, e qui va il mio, anzi il nostro, più profondo grazie al reparto di Rianimazione 2 dell'Ospedale Civile di Brescia.
In seguito Veronica è stata trasferita al Centro Ustioni di Verona, sotto la guida del Professor Governa e su consiglio del Professor Stella di Torino.Verona è il centro qualificato più vicino a casa, un modo per poterla assistere e starle accanto il più possibile.
Ricordo ancora le parole del Professor Stella quando andai a Torino a sottoporgli il nostro caso.
Questa è una delle malattie più assurde e poco conosciute. Alla fine, anche se andrà tutto bene, non lascerà contento nessuno. Né io come medico, né lei come genitore. E nemmeno la ragazza.” Un nuovo tuffo al cuore. Appena Veronica arriva a Verona, l’equipe medica incaricata di seguirla si mette le mani nei capelli. Il suo corpo è coinvolto e compromesso all’80%. Ma anche stavolta non ci siamo fermati e non ci siamo arresi. Cominciano le medicazioni, dolorose ma necessarie. Si cerca subito di tutelare gli organi dal massacro dei farmaci necessari. Il Professor Governa mi fa subito presente come nonostante la straordinaria risposta di Veronica, le gambe potrebbero subire un’amputazione. E’ bene sapere subito che l’obiettivo di tutti è quello di salvarne il più possibile. Ad oggi questa terribile malattia ha portato via con sé le falangi delle mani e dei piedi. Il 9 agosto, nonostante le mani un po’ compromesse, Veronica mi ha preparato il biglietto di auguri più bello mai ricevuto. Con l’aiuto del Reparto Speciale del centro di Verona mi ha organizzato una festa indimenticabile, sorridendo e scherzando come se nulla fosse. Come è sempre stata capace. Nei suoi occhi luminosi e belli c’è un solo, grande, obiettivo. Quello di tornare a scuola, rivedere i suoi amici. Riprendersi la sua vita che forse non sarà più la stessa, ma che lei lotterà ancora con ogni forza per rendere la migliore. Nei sui occhi luminosi mi ha strappato una promessa di portarla ad assistere alla marathona di NYC, noi ci saremo. Grazie di cuore a tutte le persone che hanno sostituito le parole con i fatti, grazie a tutti gli amici del monza marathon team che ci hanno sostenuto nella maratona più importante .... quella della vita. Vorrei ringraziare tutte le persone che mi hanno permesso di avvicinarmi alla corsa, dal mio amico Leo a tutta la squadra del club Pantera Rosa, che pazientemente mi hanno assistito negli allenamenti. Se non fosse stato per loro avrei mollato e oggi non potrei mantenere la parola  data a mia figlia.. "ti porterò a New York e correrò per te."
Massimo Plebani da Palazzolo Sull'Oglio (BS)
massimoplebani@mym.it

32.Sono Roberto Bortolato partecipo alla Maratona di NY con il tuo gruppo e come le altre 4 maratone di Venezia e un VENEZIA SANTIAGO DI COMPOSTELA 2500 km a piedi, il tutto per un amico, GIANCARLO, un atleta tetraplegico a causa di un incidente di gioco. Vedete tutto su La Colonna o www lesioni spinali.org..
Un abbraccio
Roberto Bortolato da Salzano (Ve)
robertobortolato@tiscali.it

33.Ci avevo pensato tanto ed ero certo che avrebbe rappresentato una scelta importante nella mia vita! Avevo deciso di cambiare il mio corpo al punto di renderlo capace di una impresa a dir poco incredibile fino al quel momento: correre con la speranza di concludere la più affascinante maratona. Ma cominciamo dall'inizio. Luglio 2010, un viaggio bellissimo con Luca, 13 anni, in una Grande Mela arsa, spelacchiata e ammiccante, alla ricerca di cose vere da fare in due: io e mio figlio. Andrea, il secondo, si era defilato dal viaggio, rinunciando e pentendosi allo stesso istante della sua scelta. 10 giorni di sali e scendi fra le street e le avenue con gli occhi pieni di meraviglie ed un paio di Nike comprate per gioco sulla 5* strada, malandrine. Un paio di Pegasus che come il mito, metteranno  anche a me le ali ai piedi. Siamo a Central Park e nella mente scorrono le immagini di Dustin Hoffman nel "Maratoneta", con la scena che inquadra il protagonista mentre fugge disperato lungo il  laghetto. Il senso di libertá monta pensando alla corsa! È fatta: serve un progetto serio. Allora torno a casa,  mi guardo attorno, domando indago navigo frugo penso, alimento la curiosità e dopo qualche mese incontro Sandro che la maratona  l'ha fatta veramente. In 3.59, da solo, bellissimo! Gli svuoto tutto quello che sa, dai come ai dove ai quando ai perchè, ancora incredulo! Ma è tosto e ce l'ha fatta davvero: non ci posso credere. IO   SONO   TOSTO?    Ecco la domanda fatale. A Marzo 2011 ho 47 anni e mezzo, peso 84 kg, colesterolo alto, pressione minima fra 95 e 100 ed una pillolina giornaliera che proprio non va giù... Tanto sport alle spalle ma la pallavolo non mi vuole più a causa della spalla e della schiena, solo la testa è rimasta uguale ma  l'agonismo, così, mi ammazza ogni volta che scendo in campo. Vado da Marina, che mi ha dato sempre le soluzione mediche importanti, e le chiedo: ma per buttare via queste pillole "anticoncezionali" giornaliere che mi fanno sentire anziano, che strada conosci? Mi dice: semplice, "+sport - peso"! Comincio con 20 minuti lenti, un ipod con contapassi, una fascia col cardiofrequenzimetro e tanta curiosità che mi mangia. Le gambe fanno male, il respiro è affannato, la schiena si fa sentire specialmente di notte. É il corpo che risponde alla mia domanda fatale: è un NO! Insisto. Incontro Tullio che mi fa fare un test banale e i risultati sono disastrosi: sono peggio di un settantenne asmatico... Sul sito della Nike trovo alcune tabelle interessanti  e scaricare il workout e pubblicarlo su Facebook comincia a darmi gusto. È come condividere con gli altri i mie sforzi e mostrarli orgoglioso, per trovarci forza! Arrivano i primi plausi, timidi ma preziosi: sono a 40/50 minuti per tre/quattro giorni a settimana e funziona, perchè le gambe girano meglio. Il peso scende, la pressione cala, il colesterolo sparisce e la voglia sale... 20-25 km a settimana e finalmente la prima gara! La Race for the Cure, 5 km alle Terme di Caracalla col mio nuovo gruppo: un gruppo di "blade runners" che imparerò a conoscere a fondo... Parto come un disperato, ai primi due km sono impiccato alle pendici del Campidoglio, vedo il tempo e sto a 9 minuti. Scoppiato e sfatto mi trascino fino al traguardo, passato e sfinito da tutto il mondo. Chiudo a 25 e ho sbagIiato tutto, tattica, strategia. Però mi sento che un primo passetto l'ho fatto. Sono arrivato... CE L'HO FATTA!!! La mia domanda comincia ad avere qualche timido accenno di risposta...Mi carico, e aumento il ritmo. I km diventano 30 a settimana e il passo migliora, con tante persone che mi accompagnano e mi incitano al suono di "DAJE PE' ". Claudia, Roberto, Tullio, Graziella, Eleonora anche da infortunata in bicicletta, Luigi, Pietro, Annarita, Anna, Sabrina, Marcella, Gianluca, e da lontano Mimma, Margherita, Domenico... fra Trail, lunghi, medi, pista, collegiali, lunghissimi, programmi giusti e sbagliati, in cittá, al mare, in montagna, davanti ad un piatto di pasta... Insomma amici con la stessa maglia, azzurra, e lo stesso piacere di correre!! E New York? È sempre il mio pallino fisso. Aspetto di avere compagnia ma gli impegni di ognuno non lo consentono, allora parlo con i miei figli, Luca e Andrea, e gli dico: volete venire con me? Faccio la Maratona di New York... Non c'è stato bisogno di dire altro. Il giorno stesso ho chiamato Terramia e mi sono fatto spiegare tutto, dopo due giorni avevo prenotato ogni cosa:  biglietti, pettorale, ferie, aerei, attrazioni... Avevo proprio tutto, tutti i SI e tutti i NO che servivano. Stavo finalmente scommettendo forte sulla risposta alla mia domanda. Le gare intanto mi mettono alla prova e si infittiscono: Valleunga Race, Salaria Sport Village, Corsa Futurista, 30 km del Mare, Corri Cures, e tutte con buoni risultati. Inaspettati. Ora gli anni sono 48,  i  chili 73. Il pettorale è il 13959 e c'è il gruppo Runners del Salaria Sport Village che mi sostiene fino ad imbarazzarmi!  I km sono diventati 70 a settimana, 1200 da Marzo e 300 in Ottobre. Sono sull'aereo che tra un'ora atterrerá a New York e ancora non mi sembra vero. Farò la mia prima Maratona e forse troverò una risposta alla mia domanda...
Giuseppe Alagia da Roma
g.alagia@cia.it

34.Ciao Antonio, ti scrivo brevemente la mia storia e ciò che rappresenta la maratona di New York per me. Sono un ragazzino di 38 anni che nel 1993 ha avuto un brutto incidente automobilistico, con trasporto in eliambulanza e più di un mese di degenza in ospedale. Mi sono innamorato della Maratona di New York durante un servizio televisivo, in  occasione dell'edizione del 2006, quando ho visto il fiume di persone che si ci mentavano nella gara, e ho pensato: devo provare anch'io! Così ho iniziato a correre, mi sono anche iscritto per l'edizione del 2007, ma a causa di allenamenti  sbagliati e di problemi fisici al ginocchio, mi sono ritirato in estate, seppur  con rammarico, convinto di non potercela fare. Ora posso dire che, credendo di correre subito una maratona, avevo fatto il passo più lungo della gamba... tanto per rimanere in tema. A gennaio dell'anno scorso ho ripreso a correre, convinto da un amico, con l'obiettivo della mezza maratona. Con allenamenti costanti e graduali, sono riuscito a correre tre mezze maratone in autunno e inverno dell'anno scorso. A fine anno, ho capito che la mezza maratona non bastava più, che il mio sogno sportivo era realizzabile. Con il grosso aiuto di un amico, che mese per mese mi ha costantemente preparato la tabella degli allenamenti, ho così provato la maratona di Milano ad aprile, e fra qualche ora, il mio sogno diventerà realtà. New York, sto arrivando!
Ettore Induini da Torino
ettore.induni@fastwebnet.it

35."IO IL PROSSIMO ANNO NON CI SARO' PIU' MA TU SU QUEL PONTE DOVRAI ESSERCI E CON IL TUO PASSO DA LUMACA ARRIVERAI ALLA FINE E REALIZZERAI IL TUO SOGNO".....è tutto cosi strano, è già passato un anno da quando mia mamma mi disse queste parole proprio quando  un male incurabile se la stava portando via, lei avrebbe dovuto essere con me x incoraggiarmi e fare il tifo, ma invece la sorte ha deciso diversamente....il biglietto l'ho trovato sotto l'albero di Natale grazie alla bontà di mia sorella che mi farà compagnia in qst sogno....e sono sicura che durante la mia maratona avrò due compagni di corsa veramente "SPECIALI"....MAMMA&PAPA' questo sacrificio sarà tutto per voi, spero di non deludervi!!!!!!!Un baciotto dalla vostra figlia che con il suo passo da lumaca e la sua testa dura NON MOLLA MAI....e spero di arrivare al traguardo con lo sguardo rivolto lassù in segno di ringraziamento, ecco il mio vero obiettivo di questa maratona, il significato personale va ben oltre i tempi di corsa!!! Ora però a nanna.........domani mattina si parteeeeeeeeee!!!!!
Ci vediamo a NY........non vedo l'ora di realizzare il mio grande sogno.
CIAO CIAO.
Randoni Rosa da Osio Sotto (Bg)
rosa.randoni@alice.it

36.Sara' la mia 2a maratona a Ny , la prima e' stata lo scorso anno. Nonostante un infortunio dell' ultima ora, che spero di recuperare con i fisioterapisti che ringrazio, spero di fare una buona gara. L'anno scorso sono rimasto folgorato dall'esperienza  che mi fatto conoscere amici come Alberto che questa volta , causa ginocchio e eta' ....non sara' con me a condividere il freddo del Forte. Non sara' con me la mia compagna Maria Grazia a cui dedichero' la gara e che mi seguirà dal pc.
La mia storia è questa e nonostante tutto ci saro' !!!
Davide Soranno da Pagnacco (Ud)
sorannod@googlemail.com

37.Io e Andrea Zampino, dopo una vita a giocare rispettivamente a basket e calcio, siamo usciti qualche sera a fare delle corsette nel quartiere e ci siamo detti un pò ridendo: "dai iscriviamoci a New york!" Detto.. fatto... i km la domenica mattina sono progressivamente aumentati, ci siamo comprati via via tuta, Garmin e scarpe nuove e.. pronti (spero) per la nostra prima maratona. Nessuna ambizione di tempo (anche se farcela non troppo sopra le 4h sarebbe una gran soddisfazione), solo la voglia di goderci la città in un'esperienza che segnerà la conclusione di 8 mesi di allenamenti e sacrifici e soprattutto di sfida contro sé stessi e di voglia di spostare in là i propri limiti. A giugno era da matti il solo pensiero di poter arrivare a terminare i lunghi da 32km. Un saluto Guido Bonacina da Bergamo
guidobonacina@hotmail.com

38.Una storia che inizia un anno fa, come tante.. Io e Davide, appassionati di vino e amanti di tutto ciò che ruota attorno al nettare di Bacco. Lo scorso anno stavamo rientrando dal Merano Wine Festival, una delle manifestazioni di settore più blasonate, e noi..come da tradizione, non ce la siamo persi. Un tour di degustazioni, incontri, occasioni e bicchieri che roteano.. Ma quest'anno non ci saremo, perchè la promessa che ci siamo fatti- un anno fa - rientrando e ascoltando radio deejay in diretta da New York - era di non mancare alla Maratona, la più importante, la più famosa. Detto fatto..il 21 febbraio ci arriva la conferma, sembra tutto così lontano ed incredibile, considerando che per noi è la prima esperienza...ed invece eccoci qui. Dopo mesi di allenamenti, sacrifici, pronti a saltare il "nostro" Merano Wine Festival ma con l'incredibile voglia di vivere New York, quei 42 Km che esaltano e spaventano allo stesso tempo, quella sfida con noi stessi. In frigo c'è una bottiglia di vino che ci aspetta, di quelle che si aprono nei momenti speciali..perchè questo viaggio lo sarà, ne siamo certi. Ad maiora!
Elena e Davide da Portogruaro (Ve)
elenalenardon@tiscali.it

39.Un amore nato circa 16 anni fa, pieno di gioie e dolori, pieno di muri buttati giù insieme. Coronato dopo tanto lottare da tre meravigliose principesse, Adriana, Alice, Valentina. Quando sembrava passata la tempesta, come un fulmine dal cielo sereno, mi trovo davanti a quella realtà….. c’era qualcosa che ancora una volta mi voleva portare via tutto… ricordo benissimo quelle parole “sig.ra è molto aggressivo, possiamo fare veramente poco” . La parte sinistra del cervello quasi non si vede più. Mi sono appoggiata a mia cognata, mi sono sentita morire, lontano dal mio paese, dalla mia gente. Dovevo lottare per le mie principesse e per il mio amore, solo che questa volta dovevo farlo da sola. Sono passati giorni lunghi, interminabili. Quando tutto sembrava finito ancora quelle parole “andate a casa, fate questo natale in famiglia e poi vedremo”. Altre settimane, altre lacrime, finalmente arriva il giorno si ritorna in ospedale. “Sig.ra lei aspetta qui fuori” passano 30 min. 1 ora, 1.30 non mi reggono le gambe, comincio ad avere un pensiero fisso, come spiegare alle bambine che il loro papa non tornerà più da noi. Si apre la porta……ricordo una frase “qui non c’è più niente, non è possibile, ci ha pensato qualcun altro, noi uomini di scienza certe cose non le possiamo dare un perché. Quel giorno di due anni fa è rinata la nostra famiglia, ancora una volta avevamo vinto noi!!! Dopo mesi di farmaci e quasi per niente attività fisica, ci avviciniamo a questo mondo meraviglioso “la corsa” dove abbiamo conosciuto gente veramente stupenda, che insieme al nostro impegno nei allenamenti ci sostiene in questo sogno: La Maratona di NY. E con le lacrime che mi bagnano il viso, ma questa volta di gioia vi scrivo, che ancora una volta raggiungeremo la meta insieme, per noi, e tutta quella gente che non ha avuto la nostra stessa fortuna.
NEW YORK ESTAMOS LLEGANDO!!!!!
procaccini.a@gmail.com

40.Sono riuscita ad accettare stanotte quello che mi resta in mano per completare l'obiettivo postomi un anno fa, di catapultarmi alla partenza della maratona di New York per i miei 30 anni e garantirmi l'arrivo senza pronostici di tempo: la mia prima maratona come regalo di compleanno....
Dopo un anno di allenamento, con vento&piova, caldo assurdo, all’alba o al tramonto, un po’ improvvisato e un po’ seguendo tabelle rigorose con chilometraggi eterni alle volte, un intervento assolutamente non preventivato, le paure di ogni genere, il fisico e i ritmi che mutano anche senza la mia volontà intrinseca. Mi sono affezionata alla corsa, la coccolo e la difendo come fosse parte di me. Mai avrei pensato di rinunciare alle serate conviviali comunicando via sms “no, non posso venire stasera, domani mattina vado a correre alle 6” o di dare bidone perchè addormentata col cellulare in mano alle 9 di sera prima di uscire. Non avrei mai immaginato il quantitativo industriale di pasta e biscotti integrali che ho fatto fuori in questi mesi, l'abbonamento da VanityFair a Runner's World, di pianificare i miei allenamenti secondo i cimiteri presenti nell’itinerario per far rifornimento d’acqua, le abitudini alimentari totalmente stravolte e lo spuntino di mezzanotte, senza contare che ¾ del mio rinnomato shopping compulsivo è stato riversato su articoli riguardanti la corsa: ho perfino le mutande da runner, sennò mi restano le chiappe in carne viva… e non sto scherzando, e nemmeno c’è da ridere!! Ma nonostante tutto si va, si corre si continua…. È diventata una droga. Fino a che il fisico ti impone uno stop. Sto facendo i conti su quanto equivalgano 20282 secondi e capire a che velocità dovrei andare per finirla in quel tempo....... superstizioni last minute a cui mi aggrappo. Non posso vantare velocità da gazzella, non ne ho nemmeno il fisico, ma ho la costanza e la grinta di un trattore nei percorsi lunghi. Se nonostante l’allenamento al posto di migliorare le prestazioni, le peggioro c’è qualcosa che non va…. Logico, no? Non mi ha detto nessuno che mi sarei ritrovata in queste condizioni ostinandomi a correre (storta) subito dopo un intervento, o meglio: me l'ha comunicato un osteopata  da cui sono andata scetticamente come ultima spiaggia la settimana scorsa dopo antidolorifici e infiammatori di ogni sorta e un’ulcera alle porte e nessun risultato: l'anca dopo 20 km mi fa male..... con il chiaro sottotitolo: miracoli non se ne fanno a 10 giorni dalla partenza!!! Succede che in 10 giorni, devo accantonare la mia proverbiale cocciutaggine, mettere da parte tutti i personali pronostici e fare i conti con le realtà che ho in mano. I cancelli e il pallone dell'arrivo li chiudono e lo sgonfiano dopo 8 ore dalla ultima partenza, io conto di arrivare entro le 7 e non come immaginavo a 5 .... nulla di trascendentale!! Non è semplice camminare al posto di correre: ad ogni passo sento la gamba che vorrebbe scattare per correre e appena lo faccio, l'anca, la spalla e il petto, a loro modo, mi ricordano che non è contemplato... non per questa maratona.... non è semplice da accettare comunque. Non è facile essere l’unica donna alla sua prima esperienza di uno squadrone chioggiotto di podisti esperti da 3 ore e 30 …. E tutti che ti guardano e ti chiedono “e tu”? …. E ti viene il groppo alla gola. Avrei bisogno di correre, svuotare la mente come ho fatto in tutti questi mesi: l’embolo della mia corsa è partito così. Anche le bastonate degli amici servono a ragionare. Guardo, con umiltà, a testa bassissima, chi sta peggio di me.. chi ha problemi di tutt’altra sorte…. E mi sento fortunata! Guardo chi sta fisicamente peggio di me, e anche se non corre una maratona sta bene lo stesso…. e mi sento fortunata!! Non esistono gli esami di riparazione per vita e non si rimandano le occasioni: si perdono e basta. Voglio finire una maratona…. Otto ore mi basteranno, la medaglia ce l’ho comunque. Mica mi pagano se portassi a casa un risultato migliore… e con la mia coscienza sono a posto…Sono carica... come una molla, e si sa che è un dettaglio che FA LA DIFFERENZA ....  ... fortunatamente ho quello ....Anche se è duro sorvolare e non dar peso a coloro che mi hanno messo sotto esame, fortunatamente pochi, come se la mia fosse una scusa, o se fossi "sfigata" o paraculi, come se la mia partecipazione così "scarsa" avesse la stessa eco di una bestemmia dentro l'olimpo dei maratoneti ... o dentro una chiesa... L'alternativa era il ritiro x giusta causa, col cavolo!!!!!!!!!!!!! Anche in onore di tutti i fazzoletti che ho inzuppato in lacrime di pianto fra nervoso, male e ostinazioni varie, credo soprattutto x quelli e per la persona avrà il la pazienza e l'umiltà di starmi a fianco e condividere questi 42 km con i miei ritmi ... Finchè il bicchiere è in mano mia, decido io se è mezzo pieno o mezzo vuoto: è raso pieno!!! :) E il mio entusiasmo non me lo tocca nessuno, come nessuno è in diritto di criticare la mia corsa... consigli ne accetto a pacchi come fosse Natale... Per tutto il resto, confido nelle manine sante al mio rientro del grandioso osteopata e la prossima maratona la farò camminando sulle acque!!!!!!!!!!!!! 
Marta Odorizzi da Piove di Sacco (Pd)
marta.odorizzi@gmail.com

41.Mi chiamo Claudio Forni, sono da 20 anni assicuratore professionista a Voghera, ma ho una "seconda vita" (a parte il marito e il papà di 3 fantastici figli !): le mie 3 passioni sono: 1 La RADIO: faccio il dj a radio Voghera e tutti i venerdi conduco un programma che si chiama "Parla con me" attraverso il quale  aiutiamo società di volontariato e onlus.
2 Il CLOWN di corsia: faccio il volontario del sorriso negli ospedali a Pavia e a Alessandria con VIP-Vivere In Positivo, l'associazione nazionale più numerosa,con più di 5000 clown iscritti.
3 La CORSA: mi iscrivo alla maratona quasi un anno fa, dopo aver corso la mia prima mezza a Vigevano con un incoraggiante 1 e 36'. A maggio però mi becco prima la mononucleosi e poi una serie d'infortuni che mi bloccano per altri 3 mesi. 5 settimane fa ricomincio la preparazione, seguito da un amico preparatore atletico, sapendo che può essere una pazzia. Correrò per aiutare la mia amica Colette Kitoga, conosciuta in Sudafrica: un medico congolese di 50 anni, laureata in Italia. all'università Cattolica di Milano, che dirige 3 centri in Congo per il recupero dei bambini soldato, dei neonati orfani di guerra e delle donne stuprate. Colette nel 2005 ha ricevuto il premio UNICEF per la sua opera. Si prende cura del suo popolo GRATUITAMENTE vaccinando, facendo studiare più di 500 bambini e curando e organizzando gruppi di lavoro per le donne per la loro auto-realizzazione. E' sostenuta  da "Pro children" di Roma e da "A braccia aperte" di Milano. E' stata in Italia ospite di don Ciotti quest'estate per raccogliere fondi. Che dirvi: mi piacerebbe portare a conoscenza dei media più importanti Colette e la sua opera STRAORDINARIA: rischia la vita tutti i giorni col sorriso! So che Linus, direttore e "collega" ( si scherza, ovviamente !!) di Radio DeeJai è un fan della maratona della Grande Mela: ecco, mi piacerebbe fargliela conoscere...e perchè no ... organizzare un collegamento con lui e Colette. Un abbraccio e..arrivederci a New York !
Claudio Forni da Tortona (Al)
claudio.forni63@gmail.com

42.20 MARZO 2011. Questa mattina una pioggerella sottile mi ha svegliata all'alba.
Dopo pochi minuti era gia' pronta per uscire a correre, incurante della pioggia, sempre piu' fitta. Alla mia destra, in alto, nel cielo grigio di Samui, Thailandia, si poteva ancora ammirare una nitida luna piena. Pensieri lontani, saltelli piu' lunghi ad evitare le prime pozzanghere. Uno scorcio di sole disegna strane figure di nuvole, che cambiano forma in ogni momento, brillano di luce, poi s'immergono nel grigio, mai uguali, sempre diverse. Proprio come le nuvole, le corse non sono mai uguali a se stesse, ti regalano diverse profonde emozioni, gioia e nostalgia. La maratona piu' affascinante per me e' la prima che corri. Ti misuri con te stesso, credi nel tuo corpo sospinto dalla volonta ferrea. La determinazione di tagliare il traguardo, superare i tuoi limiti. Macini chilometro dopo chilometro e colori il tuo sogno. I piedi sfiorano il terreno, i pensieri volano al traguardo finale.
La speranza di arrivare, leggera, riaccende il gesto atletico, fino alla fine dei fatidici 42,195 km. L'arrivo e' il tuo primo trionfo! La fatica svanisce, voli piu' in alto delle nuvole, sospinta da profonde emozioni di gioia. E gia' pensi alla prossima. Ho corso la mia prima maratona a Bangkok, citta' degli angeli e dei sorrisi, il 22 novembre 2009. Decimo posto nella mia categoria d'eta'. Tre mesi dopo, la mia seconda maratona a Samui, un'isola della Thailandia, sotto il cocente sole dei Tropici. Primo posto nella mia categoria d'eta'. Secondo posto tra le donne. Quinto posto su tutti. La terza indimenticabile maratona nella romantica citta' di Venezia, il 24 ottobre 2010. L'ho corsa in 24 minuti in meno rispetto alla mia prima maratona dell'anno precedente, a Bangkok, forse ero piu' confidente e decisa a superare il mio record personale. Ora se mi chiedi: "Hai mai pensato a correre la maratona di New York?" La mia risposta e': "Mi sono gia' iscritta alla NYCM, per il 6 novembre 2011" . Gia' immagino il fascino della maratona nella magica Grande Mela!
L'intera mia famiglia americana (si trasferirono dall'Italia 45 anni fa), sara' all'arrivo, al Central Park e non potro' deluderla. Ammirevole la determinazione, la volonta' e la tenacia che permettono la preparazione fisica e mentale, assolutamente fantastica la semplicita' con cui si affronta la sfida! Picasso direbbe: le joie de vivre! Yes, You Can!!! Buona NYCM a tutti. In bocca al lupo da
Lucrezia Olivieri da Monticello Brianza Lecco
lucreziaci@libero.it

43.Alcuni di noi del Gruppo Federagenti siamo a NY da Domenica sera e quindi qualcosa da raccontare già lo abbiamo. Io, con Gabriella che correrà con noi domenica, e due accompagnatori, siamo al Hotel Algonquin, vicino Times Square, e oggi ci sposteremo all’appartamento. E’ un Hotel particolare, abbastanza vecchio ma con un suo fascino poiché era il punto di riunione di Dorothy Parker, scrittrice famosa e di suoi amici letterati al Oval Table del Hotel. Hanno il Gatto Matilda, che gira libera per le sale dell' Hotel a ricordare l’originale di molti anni fa….Il Gruppo Masucci, originario di Napoli, è invece all' Hyatt vicino alla Grand Station, anche parte di loro in attesa di spostarsi oggi nell’appartamento. Ieri mattina abbiamo corso un’ora e mezza in Central Park, li ho portati, io che l'ho già corsa due volte, nella parte finale, Columbus Circle, l’arrivo alla Tavern on the Green, diciamo i 500 metri della Gloria!!!! Che emozione, tutte le volte che vengo a NY corro a Central Park e sempre lì finisco… Gruppo Federagenti, dicevo, in attesa che gli altri arrivino entro giovedì.. un totale di 14 Shipping Runners, in altre parole provenienti in massima parte dal mondo dello Shipping Italiano, vale a dire Agenti e Brokers Marittimi. Impegnati tutti in una ricerca di sponsors, in stile anglosassone, per raccogliere fondi che doneremo a un'Associazione che si occupa in Italia dei marittimi lasciati al loro destino sulle navi abbandonate dagli Armatori che non riescono più a pagare il dovuto per le loro navi, cosa che oggi, specie con la crisi, si verifica con una frequenza preoccupante! Vi faremo sapere, alla fine, dove arriveremo, ma i risultati finora raggiunti sono davvero incoraggianti!!!! E ieri sera siamo stati, alcuni di noi, al Village per la Halloween Parade, atmosfera di super festa, molto divertente!
Fulvio Carlini da Savona
fc@multimarineservices.com

44.Ho iniziato a correre nel gennaio 2001, volevo conoscere Gianni Morandi. Andavo ai suoi concerti con la mia amica Roberta, e ogni volta, alla fine ci sbracciavamo sotto il palco per stringergli la mano o avere l'autografo. Lei, che è alta, ci riusciva, io no. Allora ho detto a mio marito Roberto, corridore da sempre, che volevo fare la MARATONA DI NEW YORK. Gianni allora c'era quasi sempre, ero sicura che l'avrei incontrato. Detto, fatto, abbiamo programmato di correre nel 2002. Partivo da zero, non ero quasi mai andata neanche in palestra. Roberto che era un "tapascione", correva al sabato e alla domenica su e giù per la Brianza, mi ha fatto da allenatore. Prima venti minuti, poi mezz'ora, poi la Stramilano e il 2 dicembre 2001 a Milano, abbiamo corso insieme la nostra Prima Maratona. Tempo: 4,44,49 !!!!!! Il 3 novembre 2002 eravamo sul Ponte di Verrazzano con tutti gli altri partecipanti alla più esaltante maratona che esista. Tempo: 4,20,19!!!!!!
Ero felicissima, mancava solo Gianni. In Central Park, sotto lo striscione dell'arrivo, abbiamo deciso di rifarla l'anno dopo e poi ancora l'anno dopo e...siamo arrivati alla decima maratona di New York che corriamo sempre insieme, sempre con Terramia. Un bel TRAGUARDO ! Ah, a proposito, Gianni l'ho poi incontrato nel 2005. Alla partenza gli ho stretto la "manona" e abbiamo anche cantato l'inno di Mameli insieme (io avevo proposto "Uno su mille", ma lui non ha voluto).
Quell'anno, sarà stata l'emozione, abbiamo fatto il nostro Best Time a New York: 3,52,05. Good Luck a tutti!
Lorena Cavazza e Roberto Marcolongo da Sesto San Giovanni (Mi)
loryroby2004@tiscali.it

45.A volte ti domandi: ma chi  te lo fa fare di svegliarti 4 o 5 volte a settimana alle 5,30 oppure la domenica alle 6 o alle 7 al limite dopo essere tornato a casa alle 3 di notte o forse sarebbe  meglio dire di mattina. A volte ti domandi e la gente ti domanda: ma chi  te lo fa fare di sobbarcarti ogni settimana 50, 60, 70 80, 90  o addirittura 100 e più km di corsa per allenarti e questo tutte le settimane, tutti i mesi, tutto l'anno con il caldo o con il freddo, con il sole che spacca le pietre o con la pioggia gelida fitta e senza sosta, spesso correndo di notte al buio con il vento freddo che ti accarezza ruvidamente la faccia, con qualche contrattura guarita male che ti tormenta per mesi e con qualche auto solitaria che ti sfreccia a fianco guidata da qualcuno che sta andando al lavoro o che torna mezzo ubriaco da qualche festa forse riuscita male. E tu sempre a correre e mentre corri a pensare alla tua vita, alle cose belle che ci sono nella tua vita, a quelle che vorresti ci fossero, alle tue paure, alle tue preoccupazioni, ai tuoi figli, a quelli che non arrivano e forse non arriveranno mai, alla donna che ti è vicino oppure a quella che non c'è più perchè ti ha abbandonato, a quella che non sa neppure che esisti, a quel vecchietto che tutte le mattine prima che spunti il sole attende impaziente l'apertura dell'edicola per comprare il suo solito giornale come se questo gesto allontanasse magicamente il giorno della sua dipartita. Strane persone questi maratoneti che quando si spostano di città in città si ritrovano con le loro diete assurde, con i loro integratori, con i loro riti piu' o meno scaramantici, in alberghi a 4 stelle o in bettole indecenti, o ospitati presso improbabili amici che si raccontano tante storie tutte con lo stesso denominatore fatto di quella sottile pazzia che ti porta a vedere dentro di te quella parte grande o piccola di follia che ognuno di noi ha in se', ma che pochi riescono a percepire ed è proprio quella parte che fa' dire o pensare a chi maratoneta non è: ma a questi chi glielo fa fare? E come fai a far capire che il loro comunicare è fatto spesso di muri da abbattere come le 5 le 4 o le 3 ore, di come abbatterli, di quante volte ti alleni, di quante ripetute fai o di quante maratone hai corso negli ultimi anni. Strana gente questi maratoneti che quando li vedi dal di fuori dopo un arrivo stremati e massacrati dallo sforzo, ti sembra che abbiano perso il senso del pudore o peggio della vergogna perchè si spogliano e si cambiano tranquillamente senza preoccuparsi di chi li guarda, perchè la fatica, l'impegno e la comune sofferenza portano il rispetto, eliminano le differenze, ti fanno sentire la tua dignità fino all'ultimo osso e muscolo dolorante del tuo corpo. Attraverso quei corpi tanto sofferenti riesci a vedere un' unica anima a volte felice altre volte delusa dallo sforzo vano, perchè al limite dopo tanti mesi di sacrificio una banale indigestione o un comunissimo ma maledettissimo raffreddore ti hanno martoriato per 42 e passa chilometri senza darti un attimo di tregua. Strani soggetti questi maratoneti ricoperti di creme, unguenti e vaselina perchè chi maratoneta non è, non immagina quanto dolore provocano i capezzoli che sanguinano perchè abrasi dal sudore, le piaghe all'inguine o alle ascelle per lo sfregare della pelle per 42 km.
Come fare a far capire a chi maratoneta non è, l'emozione che provi passando di strada in strada di paese in paese, di quartiere in quartiere guardando e ascoltando la gente che ti incita e ti applaude, i bambini che ti danno il 5, le lacrime che riempiono il tuo viso quando stai arrivando a pochi metri dal traguardo e pensi che anche stavolta è finita, che ti aspetta qualche giorno di meritato riposo. Come fare a far capire tutto questo? Come spiegare e far pensare e capire che correre di notte sull'appennino in un silenzio assordante rotto solo dal rumore dei tuoi passi con le stelle che ti fissano e sembra che ti dicano: "dai non mollare, 100 km. passano presto ...ce la farai" e ripetere alla fine della corsa ai tuoi compagni di fatica: "basta...questa volta è l'ultima", è un'emozione infinita che non ti abbandonerà mai per il resto della tua vita. E come fare a far capire quei momenti prima della partenza quando per superare le tensioni ed i brividi ti ritrovi a parlare con i tuoi compagni di avventura o di sventura che al limite hai appena conosciuto, della tua e della loro vita delle vostre paure delle ansie del lavoro o di una separazione recente e dolorosa o dei figli con cui non riesce a comunicare o anche semplicemente di tutte le cose belle che lo stanno aspettando a casa? Come fai a far capire che quando ti avvicini al traguardo ogni chilometro che manca alla fine diventa infinito e l'unica speranza della tua vita è di raggiungere il cartello successivo, e quel cartello sembra che non arrivi mai. Come fare a far capire tutto questo? N, non è possibile far capire tutto questo. Si può provare solo a raccontarlo; perchè in fondo le emozioni puoi solo provare a raccontarle augurando a tutti quelli a cui le racconti che qualsiasi cosa facciano riescano a provarle nello stesso modo in cui tu le hai vissute. 11 anni fa mi disse un ottimo ortopedico, dandomi quello che ancora oggi credo un ottimo consiglio, che dopo 4 interventi chirurgici il mio ginocchio sinistro nel giro di 10 al massimo 15 anni avrebbe dovuto essere protesizzato e che mai avrei potuto correre tutt'al più nuotare o andare in bici. 6 anni fa un istinto inspiegabile mi ha spinto ad iniziare a correre prima con l'aiuto di un tutore, poi di una semplice ginocchiera e poi completamente libero. Ho corso dal 2008 ad oggi 7 maratone e 3 ultra. E questo aldilà di ogni irragionevole dubbio ha reso la mia vita migliore e niente potrà mai cambiare questo mio stato d'animo 
Ciao a tutti
Giulio Barricelli da Napoli
studiobarricelli@barricelli.it

46.Ciao a tutti, sono Paolo di Arezzo. Dopo aver letto alcune bellissime storie, voglio anche io raccontare la mia, senza la presunzione che sia una storia particolare, ma semplicemente la mia!! Ho sempre fatto sport agonisticamente, prima la pallamano e poi il tennis, lo sport e'sempre stato una componente fondamentale della mia vita e fin da bambino,pur senza essere un runner, ho sempre avuto il sogno di correre un giorno la maratona di New York!! Un bel giorno, quasi  4 anni fa, dopo aver accusato dei forti e insoliti dolori al petto,sono stato operato ad una coronaria quasi chiusa!!
I successivi 3 mesi sono stati per me un inferno al pensiero di non poter piu' fare sport, che per me e' vita, ma con la mia grande forza di volontà e l'aiuto di mia moglie e della mia famiglia, sono diventato un runner e ora mi appresto a vivere il mio sogno!.....anche se la sfiga e'sempre dietro l'angolo e domenica mi sono stirato il polpaccio destro, non mi arrenderò!!
Guai a rinunciare ai propri sogni!
Paolo Scarpato da Arezzo
tennistdentist@yahoo.it

47.Quest'anno correrò la maratona più bella al mondo per festeggiare i miei 40 anni (classe 1971!). Dal 2002, anno in cui mi sono sposato con la mia splendida Antonella, ho conosciuto gli USA, west coast, in viaggio di nozze e da lì è stato sempre un sogno andare a New York City! Fortunatamente in questi 9 anni abbiamo avuto 3 splendidi bambini, Mattia 8a., Ilaria 6a, Nicola 3a., e il sogno è stato rimandato, ma quest'anno ho deciso che era quello buono ed eccomi iscritto. Moglie e figli per esigenze familiari e lavorative non sono potuti essere con me e mi dispiace molto, ma correrò con loro nel cuore e le manine dei miei bimbi appoggiate con dolcezza sulla mia schiena (tecnicamente sulla canotta con i tre colori nazionali). Sono certo che sarà meraviglioso e sarò accompagnato da alcuni amici che ho coinvolto e cui voglio bene: Gianni e Roberto! Sto arrivandOOOOOOOO!!!!!!!
Riccardo Papapietro da Fontanafredda (PN)
rickyppp71@libero.it

48.Otto pistoiesi parteciperanno alla maratona di New York, in programma domenica prossima, indossando maglie con stampato il volto di Danilo, un cinquantunenne pistoiese che da cinque anni convive con la Sla, per promuovere la lotta contro la sclerosi laterale amiotrofica. E’ la prima volta che un italiano colpito dalla sclerosi laterale amiotrofica partecipa almeno idealmente, alla corsa.”Crediamo, spiega la dottoressa Elisa Cossu, maratoneta e anche uno dei medici che segue Danilo, sia importante promuovere la ricerca su questa malattia e la maratona rappresenta una vetrina eccezionale. Porteremo a New York un  Danilo sorridente stampato sulle nostre magliette, insieme allo slogan che abbiamo scelto : corri per sconfiggere la SLA. E’ il nostro messaggio di speranza con il quale percorreremo la grande mela. Oltre a Elisa, i pistoiesi protagonisti dell’iniziativa sono Daniela Doria, impiegata, Rossella Cioni, casalinga, Rossella Ferrari, impiegata, Marco Fondatori, impiegato, Stefano Milianti, imprenditore edile, Antonella Scalzi, commerciante e Barbara Tesi, impiegata. Sia Ad eccezione di Milianti che ne ha già corsa una, per gli altri sarà la prima volta alle prese con i 42 chilometri della corsa, per la quale si stanno allenando da sei mesi: il loro obiettivo è di concluderla in un massimo di 5 ore. Il loro rientro in Italia è previsto per l'8 novembre, in tempo per partecipare alla serata di spettacolo e informazione contro la Sla che si terrà il 12 al Teatro Manzoni di Pistoia, alla presenza di Danilo. In quell'occasione saranno messe in vendita le magliette indossate negli Usa dagli atleti pistoiesi. L'iniziativa è promossa dall'Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica e dall'Associazione Spalti, il gruppo di ex compagni di scuola delle elementari, presieduto da Danilo, che ha dato il via ad una serie di iniziative in suo onore.
Marco Fondatori da Pistoia
marco.fondatori@alice.it

49.Buongiorno a tutti dalla 43^ Strada, non più di 500 metri dall' Hudson River, Appartamento 29° Piano, vista da favola! Questa mattina Gabriella e io abbiamo fatto un' oretta di allenamento lungo il Fiume. Correre in Central Park è bello, ma correre lungo il Fiume Hudson, in un paesaggio che ricorda centinaia di film americani con lui e lei che passeggiano lungo la riva, gli alberi con le foglie verdi, gialle e anche rosso/autunno, insomma: una favola!!! Lo suggerisco a tutti i runners italiani che volessero provare!! E ora si parte per Woodberry Commo, l’Outlet a un’ora di bus da qui con 220 shops… un disastro per le nostre tasche!!!
Buona giornata a tutti
Fulvio Carlini da Savona
fc@multimarineservices.com

50.Grazie Antonio per le belle parole. Ti vogliamo pronto allo start  domenica all'alba! Il nostro. gruppetto misto veneto-piemontese sta per aggregarsi al grande carrozzone Italia in NY . Ci siamo lasciati indietro famiglie ed impegni per questo grande momento in cui cantera' la voce dei nostri. passi pesanti e vibrera' la  scia  del  vento italico, quello vero che suda e gioisce, di lontana memoria. 
Gianfranco Corsini da Bra (Cn)
gcorsini@chiemar.com

51.Ciao a tutti! I Masucci hanno fatto um'oretta anche loro e ora si dirigono molto piu' tranquillamente verso Ground Zero e Statua della Liberta'.
Saluti sportivi.
Umberto Masucci da Napoli

52.La maratona di NY è uno degli appuntamenti piu’ attesi per tutti gli sportivi del mondo che intendono cimentarsi  in un’impresa memorabile. Dietro i numeri assegnanti dall’organizzazione per gli atleti ci sono quindi uomini e donne che si cimentano per una loro precisa motivazione che sempre piu’ spesso va’ al di la’ della sola pratica di uno sport. Sfide con se stessi, promesse fatte in particolari momenti della propria vita, la maratona di NY assume sempre di piu’ un significato ben piu’ ampio di una sola, seppur prestigiosa, competizione sportiva e per questo motivo attira ogni anno una naturale curiosita’ su chi siano questi partecipanti e soprattutto se dietro a qualche d’uno di loro si cela una storia curiosa. Il caso che vogliamo raccontare e’ quello di un Italiano, 49enne di Treviso, di nome Luca Serena. Presidente di un importante gruppo industriale con migliaia di dipendenti, impegnato giorno e notte dal suo lavoro e dai trasferimenti tra Roma, Bucarest, San Paolo in Brasile, Mosca. Un top manager quindi di successo che improvvisamente si trova a dover fare i conti con la tremenda crisi economica e di sistema che ha investito un po tutti i settori industriali in questi ultimi tre anni. La concentrazione e l’impegno in queste situazioni si devono moltiplicare ma, come si suol dire, piove sempre sul bagnato e quindi ad accentuare le innumerevoli tensioni causate dal lavoro si aggiunge un brutto incidente alla schiena con relativa operazione che blocca la mobilita’ del nostro Serena , non consentendogli di potersi spostare nell’ambito internazionale del suo lavoro e creando quindi insormontabili difficolta’ aggiuntive, causate dalla sua forzata assenza. Dopo un importante intervento chirurgico i medici consigliano di evitare sforzi e viene anche avvisato  su quali potrebbero essere i negativi risvolti di salute per una sua negligenza , Luca Serena si sentii stimolato dalla responsabilita’ per la sua carica aziendale per cui decise di dover reagire oltremodo, con tutte le sue forze. Cerco’ e trovo’ un fisioterapista che condivise questa sua scelta e nel contempo sfida e che credette nella possibilità di una riabilitazione attraverso lo sport e non con il riposo. Non fu facile, i dolori in certi periodi furono anche forti, ma nei mesi , lentamente la situazione miglioro’.Detto cosi’ è uno dei tanti casi di successo dove volere = potere ma, in questa storia esiste anche la parte divertente che proviamo a riassumere in breve. In questi mesi di riabilitazione, grazie prima ad internet e poi ad aiuti come il busto Luca Serena comunque riusci bene o male a gestire i suoi impegni lavorativi, affrontando al meglio la crisi fino a proiettare il gruppo industriale, di cui e’ a capo, verso un ottimistico 2011 ma, proprio in uno di questi importanti incontri con tutti i suoi direttori , contabili, commerciali etc, in un momento di sconforto e di nervosismo, lasciando l’ufficio ancora zoppicando, gli scappo’ la frase < ... e comunque che ci crediate o no recupereremo quote di mercato nei prossimi sei mesi, perche’ se cosi’ non sara’ .... anche in queste condizioni andro’ a fare la Maratona di NY.> Luca Serena riusci’ nella missione di rilancio del Gruppo sui mercati internazionali ma............ ci mise 2 mesi di piu’. Quella frase fini’ apparentemente nel dimenticatoio fino a quando in una fredda mattina dello scorso inverno, si presentarono nel prestigioso ufficio del nostro Presidente i suoi manager che gli ricordarono la frase detta in quell’occasione. Oggi la pettorina Nr.50465 della Maratona di NY 2011, identifica il partecipante Luca Serena che cerchera’ di correre la sua maratona quest’anno, nel rispetto degli impegni presi e per dimostrare che nello sport, come anche nella vita di un azienda, non ci si debba arrendere. L’impegno, la costanza, la motivazione, la grinta aiutano a superare limiti e problemi che mai prima avremmo magari pensato di riuscire a superare e partecipare ad un evento cosi’ prestigioso, indipendentemente dal risultato finale, e come aver gia’ vinto la sfida piu’ importante, quella con se stessi
Giulio Bertola
giuliob2002@yahoo.it

53.Eccomi, 46 anni, poco sport alle spalle, durante le vacanze di Natale 2010 a cena con un amico decidiamo di metterci alla prova e affrontare da zero la maratona di New York (ndr: il vino quella sera era forte). Scegliamo di fare le cose per bene ed a marzo ci rivolgiamo ad un centro sportivo specializzato per il test fisico e per avere una tabella di allenamento personalizzata. Ad aprile iniziamo gli allenamenti e pian piano la passione entra in noi e ci stimola. Tutto bene fino ad inizio giugno quando nel corso di un allenamento sento una fitta dolorosissima al polpaccio sinistro e mi blocco con la gamba dolorante. Sto una settimana col polpaccio come un melone, vado da uno specialista che mi diagnostica una contrattura. Bene, per farla breve sono riuscito ad allenarmi poi per altri 20 gg ad agosto fra recidive varie, finchè a settembre, sempre impossibilitato a correre, alla seconda ecografia consigliata da un fisioterapista testardo che non crede alla contrattura, mi scoprono una lacerazione interna al muscolo che non si cicatrizza. Altra riabilitazione e niente allenamenti tranne qualche passeggiata. Morale, parto per New York senza avere la possibilità di mettermi alla prova, o meglio cercherò di fare una passeggiata di 42 km il più velocemente possibile. La cosa che mi lascia più l'amaro in bocca è che mi sono sempre rivolto a specialisti quotati del settore ed il risultato è stato di una diagnosi sbagliata che mi ha fatto spendere soldi in terapia non idonee e non mi fa affrontare questa grande avventura come avrei desiderato. Comunque: l'importante è esserci!!! Un augurio di una grande corsa per tutti.
Pierluigi Rosini da Odolo (Bs)
pierluigi.rosini@gmail.com

54.Ciao, è la seconda volta che viaggio a New York per la maratona .....purtroppo pero' l'altra volta nel 2002 non riuscii a farla per un problema scoperto in giugno quando ormai ero già iscritto......fui comunque il primo infortunato della pattuglia di radio deejay e per questo intervenni pure in radio.....a distanza di 9 anni eccomi quà....allora sarebbe stata la mia prima maratona ...ora ho già fatto roma -venezia - ravenna 2 volte .....tempi scadenti ...record 3h 43m. comunque soddisfazione tanta.... Ciao a tutti e a presto
Alessandro Ridolfi da Classe - Ravenna 
tobi70@alice.it

55.Questa è la mia storia...un biglietto trovato sotto l'albero di Natale lo scorso Dicembre: "Abbiamo 26 anni e da 26 anni ti vediamo preparare la borsa ogni sabato sera: tuta, scarpe da ginnastica, pettorali, guanti e cappello. Da 26 anni ti vediamo rientrare la domenica mattina solo dopo le 11.00, zoppicando o sorridendo se la corsa ti è piaciuta particolarmente. Da 26 anni ti vediamo partire solo o con gli amici, diretto un pò qui e un pò là, cercando quei lunghi 42 km in città diverse: Venezia, Praga, Milano, Firenze, Vienna. Da 26 anni ogni giorno ti sentiamo parlare della tua 24ore ciseranese: cose da fare, gruppi da reclutare, sponsor da chiamare, premi da regalare, spara coriandoli per stupire. Da 26 anni, guardando le foto di famiglia, ti vediamo sempre correndo, sportivo, stanco, ma soddisfatto. Da 26 anni sappiamo che lo sport, ma soprattutto la corsa, è per te più di una passione e ci raccontano che è un amore che porti dentro da sempre. E' arrivato il momento di farti capire che siamo orgogliose di te e di questa passione che condividi da anni. Abbiamo pensato che il modo migliore per dimostrartelo è quello di realizzare uno dei tuoi sogni più grandi. Un sogno che hai sempre avuto, ma che non hai mai potuto realizzare. Un sogno che hai rincorso, ma che purtroppo non ha mai tagliato il traguardo. Ti vedremo anche questa volta preparare con cura e precisione la borsa da corsa, anche se dovrà essere un pò più grande del solito. Ti vedremo anche questa volta rientrare a casa tardi, anche se non sarà dopo le 11.00 della domenica mattina, dovremo aspettare qualche giorno in più. Ti vedremo anche questa volta percorrere quei lunghi e faticosi 42 km, anche se per poterli correre dovrai farne molti di più. Ti vedremo finalmente sorridere quando supererai con orgoglio la linea del traguardo, perchè quel traguardo tu lo desideravi da sempre. PAPA'....la maratona di New York 2011 sta aspettando TE!!! " E da quel momento, quasi un anno fa, tra lacrime di gioia ed emozione, è cominciato il sogno!!!!! NEW YORK STIAMO ARRIVANDO!!!!!!!!!!!!!!!!!​!!!!!!!!!
Simona Corna da Ciserano (BG)
simonacorna@yahoo.it

56.Scrivo per descrivere a parole quello che ho vissuto oggi, che senza alcuna esitazione definisco una delle giornate più belle che ho vissuto, sicuramente dal punto di vista sportivo. Faticosa, ma veramente memorabile! Tutto fantastico, a partire dal trasferimento via ferry boat che ha mi ha consentito di ammirare un'alba fantastica con lo skyline di New York, roba da film, pazzesco! Meno male che avete optato per questa scelta, invece del pullman. L'attesa della partenza, a Staten Island, a dispetto delle previsioni, è passata piuttosto in fretta grazie al bel tempo (il freddo non era neanche insopportabile, ovviamente se eri correttamente coperto), alle vostre informazioni ed ai consigli di Orlando e Linus che suggerivano di rilassarsi seduti o sdraiati sul prato proteggendosi dall'umidità (mi sono munito di sacco nero dell'immondizia). Partenza ovviamente emozionante, Verrazzano Bridge suggestivo e spettacolare; non ho poi parole per descrivere cosa ho provato appena siamo arrivati a Brooklyn e siamo stati accolti dalla folla festante, che improvvisava concerti ed era realmente felice e festosa. Incredibile! In certi punti mi sembra di essere un ciclista del Giro d'Italia alle prese con le rampe del Mortirolo con tutta la gente che ti incitava in modo pazzesco. Poi il resto della gara, per me la prima maratona in assoluto; sono stato attento a marciare con un ritmo costante ed a evitare di strafare, anche se all'inizio il rischio c'era eccome, visto che mi sentivo euforico. Devo dire che, a dispetto di quanto detto alla conferenza pre-gara, le "temibili" salite non mi hanno pesato neanche un po'. Paradossalmente, visto che ad ogni salita seguiva, (ovviamente...)  una discesa, mi sono servite per farmi dei traguardi virtuali, dato che il percorso, per la sua conformazione, non li offriva di certo con i suoi lunghissimi rettilinei demoralizzanti! Il Queesboro bridge, vuoi perché lo si incontra abbastanza presto (appena dopo la metà gara), vuoi perché non vedevo l'ora di sbucare nella curva che porta alla First Avenue (il "Maracanà" del maratoneta, come lo ha correttamente definito Linus), l'ho vissuto benissimo. La 1st Avenue non finisce più! Un po' per il tifo calorosissimo, un po' per i suoi saliscendi, sono riuscito a gestirla bene, anche mentalmente, così come il passaggio nel Bronx, con le sue svolte che mi hanno aiutato moltissimo. Veramente dura invece la 5th Avenue! Aveva ragione Orlando: non si entra mai nel Central Park! Eppure lo vedi lì di fianco.... Negli allenamenti dei giorni precedenti mi ero fatto l'idea che il pezzo più lungo fosse dal laghetto al lato sud, ma in corsa ho avuto sensazioni diverse, arrivare al laghetto da nord è veramente lunga! L'ultima stilettata, l'uscita sulla 59 strada per andare al Columbus Circle: non me la ricordavo proprio, mi ero fatto l'idea che si sarebbe rimasti nel parco fino all'arrivo, invece... Vabbè, mancava meno di un miglio e sono riuscito a resistere fino alla fine con un tempo che per me è fantastico: 3:46:31. Apprezzabile poi, dal punto di vista organizzativo, la logistica dopo l’arrivo: la vestizione assistita delle mantelline termiche e la distribuzione dei viveri mentre si procedeva al ritiro delle sacche, è un esempio di vera efficienza americana. La lunghezza del percorso per arrivare ai furgoni UPS invece è stata un vera sofferenza per le gambe indolenzite; magari qualche bottiglietta d'acqua in più non avrebbe guastato; in Italia siamo abituali a ristori un po' più ricchi sicuramente più caotici, ma di maggiore appagamento. Spero di essere riuscito a descrivere quello che ho vissuto oggi e soprattutto spero di esserci anche l'anno prossimo.
Ciao,
Marco Renda da Legnano (Mi)
marco.renda@softechweb.it

57. Buongiorno a tutti. Avendo la fortuna di poter passare ancora un giorno prima del rientro, ci sta un report di ieri. Che dire: fantastica, bellissima, grande fatica ma assolutamente ben ricompensata?? Qualsiasi commento va bene..
Gabriella e io, avendo corso la Maratona con il gruppo Federagenti, ci eravamo impegnati in una ricerca di sponsor della nostra iniziativa, vale a dire raccogliere fondi per aiutare i marittimi lasciati sulle navi abbandonate dagli Armatori in difficoltà. Avevamo richiesto a molti amici di supportarci e, ora che la gara è fatta e siamo arrivati in fondo, stiamo mandando a tutti i nostri sponsor un messaggio di conferma del risultato, chiedendo loro di versare quanto promesso sul conto del Welfare del Mare. Io però ho voluto scrivere qualcosa di più e ve lo riporto… spero possa essere il mio contributo a quanto state facendo.
Ieri ho vissuto una giornata straordinaria e se lo è stato non è solo grazie al Vostro supporto e al sapere che quanto stavo facendo serviva sia ad aiutare chi sicuramente sta peggio di me, nonché al pensare che, in qualche momento della giornata, voglio essere certo che abbiate pensato a me, ma perché ieri si sono avverati per me tre sogni o se volete, ho fatto e vissuto tre avvenimenti bellissimi tutti insieme.
Prima di tutto, ho fatto una cosa che amo; poi l’ho fatta nel posto che amo; terzo, ma non ultimo, l’ho fatta con la persona che volevo accanto a me.
Ho corso una Maratona, cosa che, da runner e da persona che ama la fatica, amo fare e mi dà grande soddisfazione. Secondo, ho corso la Maratona, e che Maratona, quella di New York, che non solo è la più famosa, ma è soprattutto secondo me la più bella, in una città stupenda, con un pubblico incredibile, nella città che più amo al mondo per quello che è e rappresenta per me, la quintessenza dell’internazionalità, della capacità degli uomini di vivere insieme. Terzo e come ho detto non ultimo, l’ho corsa dal primo all’ultimo metro, anzi dalla prima all’ultima yard, con la persona che volevo avere vicino, che molti di Voi conoscono, e che mentre la “portavo” al traguardo, ci ha “portato” me, facendomi dimenticare la fatica e qualsiasi altro problema.
Scusate se mi sono dilungato, ma quando abbiamo qualcosa dentro credo sia bello farne parte le persone amiche.
Grazie ancora!!!!
Detto tutto, stamattina di buon’ora sono andato al Marathon Store sulla 67^, ho comprato le magliette e il giornale e lì mi è venuto l’unico rimpianto…. Quando ho visto, con estremo disappunto, che il New York Times, che ci aveva detto che avrebbe pubblicato le classifiche con i tempi, lo ha fatto, sì, ma solo per tutti coloro che hanno completato la Maratona entro le cinque ore.  E qui, per chi come me l’ha completata ieri in 5 ore e 4 minuti, viene il rimpianto: bastava perdere meno tempo quando siamo stati 9 minuti fermi per bisogni fisiologici appena prima del Polansky Bridge o forse non sostare almeno due minuti a ballare con una band appena entrati nel Queens o perdere circa tre minuti per abbracciare la nostra amica Mary Grace al quarto miglio quando l’abbiamo vista e siamo stati con lei che indossava la stessa nostra maglietta per sostenerci… però c’è l’altra faccia del rimpianto, e cioè che bastava non comprare il New York Times oggi. Forse è quello l’unico rimpianto che potrei avere oggi!
Un saluto a tutti
Fulvio Carlini da Savona
fc@multimarineservices.com

58. Ho cominciato a correre per amore e nel 1994  ho corso la mia prima maratona... qui a NY…la città più bella del mondo…la maratona più bella del mondo. Avevo 40 anni ed è stata una esperienza umana indimenticabile. 3 mesi dopo mi hanno diagnosticato un cancro e ho iniziato un percorso difficile dal punto di vista fisico e mentale, ma ho giurato a me stessa e a mio marito,che amo profondamente, che sarei riuscita a correre un’altra maratona insieme a lui. Nel novembre del 2000 eravamo di nuovo qui… sul Verrazzano Brige  e quando abbiamo tagliato il traguardo…insieme…abbiamo pianto perché quel traguardo era molto di più! Avere un obiettivo, avere la voglia di rimettersi in gioco, di essere disposti a soffrire pur di farcela, sono i presupposti di chi pensa di correre una maratona…ed è per questo che quest’anno alla mia storia si incrocia un’altra storia di vita altrettanto difficile e dolorosa. 1 anno fa, a novembre, è mancato un mio caro amico... Franco. Un uomo eccezionale che nella sua breve vita ha dovuto soffrire oltre i limiti di quello che un uomo può pensare di poter accettare. La sua dignità ci ha insegnato molto e ci ha lasciato un grande vuoto. Sandra , sua moglie, da qualche  anno ha iniziato a correre per affrontare un diabete insulino dipendente che le hanno inaspettatamente diagnosticato. Guardando il dolore smarrito nei suoi occhi per non avere più  Franco accanto a sé,  mi è venuta l’idea di regalarle l’iscrizione alla NY Marathon 2011, perchè per correre una maratona bisogna affrontare sforzi, rinunce, sofferenze. Bisogna essere tenaci e chiedersi sempre il massimo e io speravo che quando il dolore per la perdita si sarebbe mescolato con la sofferenza della corsa e le lacrime si sarebbero confuse con il sudore, Sandra sarebbe stata meglio, perché ero certa che si sarebbe sentita rinascere. Oggi, 6 novembre 2011, in una splendida giornata di sole, con una commozione infinita, Sandra, mio marito ed io, ci siamo abbracciati stretti  prima di partire…ascoltando  l’inno nazionale …non servivano parole. Mio figlio mi ha scritto “ vi auguro di correre una maratona di testa ma soprattutto di cuore…vi auguro che arrivati a 100 metri dal traguardo vi vengano in mente tutte le motivazioni e  i sacrifici e le rinunce che  avete dovuto sostenere per arrivare fin lì e che, passata la finish line, possiate dire che ne è valsa la pena”. Oggi , 11 anni dopo, sono ancora qui a correre la mia terza maratona  e a dispetto del tempo biblico che ci ho messo per finirla, ho una grande sensazione di vittoria nel cuore per me e per Sandra che, passando il traguardo, ha dedicato questa sua grande vittoria a Franco. Good luck  a tutti coloro che vedono in questa maratona un obiettivo di vita.
Grazie,  
Elena, Gabriele e Sandra da S.Croce (TS)
elena@marcuzzielena.it

59. Buonasera, quando sono tornata in Italia, un’amica che aveva seguito la performance (non prestazionale di certo) mia e di altri tre baldi stambecchi (che si sono piazzati molto meglio) tramite la rete, mi ha raccontato che alla televisione un trainer ha detto: "la mente è l'unico software che può modificare l'hardware": bene, nel mio caso è stato così. Non avevo mai corso sino a gennaio di quest'anno e probabilmente non passerò un altro anno impegnativo come questo (anche se continuerò a correre), ma devo ammettere che l'emozione di questa maratona è stata grandissima: la paragono, dal punto di vista sportivo, ad una sola altra cosa che ho fatto, ovvero attraversare l'Atlantico con una barca a vela e quando ho visto terra ho tremato come prima di fare il Ponte di Verrazzano. Dopo aver letto tutte le mail di Antonio Baldisserotto mi ero tranquillizzata in quanto, lui aveva la sciatalgia, io una simpatica infiammazione alla bandelletta laterale sinistra dai primi di ottobre: sono partita per N.Y. lo stesso (dopo laser e onde d'urto e altre mille cose che sono costate come la maratona) e venerdì mattina in Central Park ho ceduto sono 10 miseri chilometri...DEPRESSIONE....Ormai ero là e ci ho provato: bene, l'ho finita e la mattina successiva ho scritto quanto segue.
PARTE I
Buongiorno a tutti! Qui N.Y.C. ore sei e trentaquattro della mattina; siamo svegli perché ieri sera alle nove e mezza eravamo già sotto il piumotto. Allora vi faccio un breve resoconto della giornata davvero storica. Ore 4 sveglia, buio pesto, Tom riesce a fare colazione friggendo delle cose di cui noi tre (io Fabio e Paolo) resteremo sempre all'oscuro; la cerimonia della vestizione consiste nell'inguainarsi in abiti tecnici sempre più tecnici, degni di un video anni settanta se non fosse che sono quasi sempre neri. Si preparano poi altri sacchi, quello che ritrovi al traguardo se ci arrivi e quello dei vestiti che ti copriranno tra la chiamata alla partenza e il vero via (50.000 vengono scaglionati altrimenti girerebbero qui ogni anno le scene della battaglia del Signore degli Anelli). Bene tutti pronti, si scende dal nostro 22° piano al bus, sono le 5. Bus in ritardo, gli altri maratoneti hanno un respiro pesante, poca voglia di chiaccher,  ma hanno una cosa che a noi manca...i cartoni dell'homeless...che terranno il loro didietro asciutto sul prato. Noi abbiamo le copertine dell'aereo più un modello che ho riesumato color panna con frange.....mi accorgerò presto che sono lontana dallo sfigurare visto cosa diavolo sfila davanti a noi! Finalmente arriva il bus, saliamo e via verso il ferry per Staten Island. Inizia ad albeggiare e il silenzioso popolo della maratona sale sul traghetto che, scortato dalla polizia con mitraglietta, ci porta verso il punto di raccolta, circa mezz'oretta.
PARTE II
Siamo divisi in tre onde, ovvero tre scaglioni che a seconda del colore del pettorale, hanno diversi orari di partenza; noi blu, secondi, andiamo verso il nostro villaggio: organizzazione ottima - nell'ordine vieni rimpinzato tipo tacchino di ciambellotta di pane, donkin donut's dal peso specifico vicino al piombo, barrette energetiche che ti promettono di avere uno scatto che Lewis era un pivello, caffè, cappellini dal colore improbabile, antidolorifici, palette con la vaselina che Paolo ci ha narrato essere state scambiate per qualcosa di commestibile, invece che spalmarselo sotto le ascelle o tra le cosce per evitare attriti, insomma di tutto. Poi devi guadagnare un metro quadrato di terreno, stendere le orride copertine e ATTENDERE......anche noi come gli altri troviamo un angolino dove sembra ci sia meno brina; il freddo è il mio terrore,  ma sembra che la giornata sia soleggiata. Incontriamo Lorella e Oscar e stiamo insieme a loro: Oscar è molto concentrato, è vestito da Apollo 13 e non toglie nemmeno gli occhiali; non è preoccupato per la maratona, bensì per l'iniezione che dovrà fare alla Lore la quale ha il dito rotto del piede, ma giustamente giocherà le sue carte sino in fondo. Ci facciamo compagnia fino alla chiamata prima di Oscar (che parte nella prima onda), poi della nostra, godendoci le bizzarrie degli abbigliamenti che ci circondano: vestaglie, travestimenti da orso, tutù e non vi dico altro!
PARTE III
E' un continuo fare calcoli tra il tempo per prendere l'antinfiammatorio, quello per cambiarsi per l'ultima volta (noi indosseremo tute da cartongessisti, vecchi pile con macchie di pittura e maglioni patonati...la Lore getta un maglione di cachemire a detta sua infeltrito a detta mia degno dell'armadio almeno dei resinelli, comunque) e il tempo vero e proprio prima dello sparo; finalmente aprono i nostri corral. Lore riesce ad infilarsi nel nostro: dopo poco sentiamo lo sparo della prima onda, Oscar è partito… pelle d'oca! Poi noi iniziamo a toglierci i travestimenti e la montagna dei vestiti che andranno ad associazioni cresce....noto una splendida giacca di GAP.......il Tom mi lancia uno sguardo eloquente....non ti azzardare! La lascio lì con un po' di disappunto. E' ora, ci spostano verso il piazzale della partenza, già scappa qualche lacrimuccia, facciamo un po' i sostenuti ma in realtà siamo belli tesi! Poi l'inno, non il nostro ovvio, il loro: confusa dalla folla mi chiedo se sono al superbowl o alla maratona....riapro gli occhi e non ci sono dubbi. N.Y.C.MARATHON; ci salutiamo, ci abbracciamo, ci baciamo, lo sparo e via! Partiti!
PARTE IV
Siamo divisi ormai: li vedo allungarsi e incrocio le dita per tutti. Bene qui il racconto sarà breve perché ripeterei sempre la stessa faccenda: 42 chilometri di persone che non fanno altro che darti la carica, suonando, cantando, urlando, sventolando cartelli e bandiere, suonando campane, porgendoti cibo, caramelle e fazzoletti di carta: corro tranquillamente i primi 24 chilometri senza accorgermi, il tempo è stupendo, il ginocchio tiene (in realtà lo sento ma l'antidolorifico camuffa alla grande), il ritmo è buono: scoprirò dopo che già dall'inizio siamo monitorati da tanti di voi che sono rimasti attaccati alla rete per noi, questa è stata per me una cosa bellissima, vi dico grazie già da qui! Tra i 24 e i 30 inizia il male, ma faccio finta di niente e cerco di tenere un po' la corsa un po' la camminata tipo quelle signore invasate che vedi al parco con i pesi ai polsi e che camminano tipo squadrone della morte! Quando mi sono accorta di essere ai trenta mi sono un po' commossa: in fondo l'infortunio non mi aveva mai permesso di farne così tanti, il mio lungo si era fermato a 26 quindi già ero oltre il mio limite massimo!!!! E pensare che ero partita dicendo, dopo il quinto chilometro ogni metro è un regalo.....ero a trenta! I miei amici non li vedevo a bordo strada quindi erano ancora in pista, che bello!
PARTE V - l'agonia
Ne mancavano 12....cerco di far passare il tempo convertendo i km in miglia poi in metri, poi faccio dei conti dei minuti... io che in matematica sono sempre stata una sega assoluta!!!! Qualcuno dei concorrenti nota il mio sguardo ormai assente e le smorfiette che si iniziano a vedere anche da fuori: ti tendono la mano e ti fanno capire di fare un pezzo insieme; è una tecnica che funziona e che anche io poi ho usato per una ragazza americana che ha fatto l'ultimo miglio con me con un ginocchio tipo melone cui qualche medico di gara aveva applicato del ghiaccio con il domopack...ho visto "aggiustature" di ogni tipo, da bende a tecnici laccetti, scotch colorati, foulard....arrivo faticosamente a trentasei e decido di chiamare Tom che credo sia già arrivato: notizia meravigliosa ....3:47...un tempo favoloso! Piangiamo al telefono tutti e due, lui mi aspetta al traguardo e i ragazzi stanno ormai arrivando anche loro. Mi dice che dall'Italia molti amici e amiche sono connessi e fanno il tifo, questo è meglio di tutti i gel e barrette del mondo! Vedo Central Park......
PARTE VI
Sembra poco, ma ancora ne manca ma ormai sei lì e non puoi mollare: rimpiango i girelli che la Ba aveva regalato in miniatura a molla a Manù, quelli dei vecchini: lo avessi grande adesso lo userei! Tutti ti gridano che ce la puoi fare, che manca poco, che i ponti (bastardi) sono finiti, ma tu non senti più tanto; raccolgo le ultime energie e cancello il senso del dolore, faccio finta che non esista e mi metto a correre di nuovo con regolarità; vuoi passare sotto il traguardo trascinandoti...nooo dai! Vedo i cartelli delle ultime 400 yard, cavolo, ci sono! Passo il traguardo e da lì un turbine di emozioni, pianti, risate, di tutto. Gente che trema, chi vomita, chi si sdraia insomma io non sono abituata, al massimo riesco a giocare i due tempi di calcio balilla! Ti mettono al collo la medaglia, poi ti mettono con le spalle al tabellone e ti fotografano, poi ti avvolgono in una coperta di alluminio (io ovviamente la metto al contrario con l'alu all'esterno ....). Cerco di telefonare ma non ho campo, vedo Vanessa, una ragazza conosciuta al mattino e che ha finito, stiamo insieme sino a quando finalmente vado verso i camioncini UPS che hanno i miei vestiti. Trovo Tom che mi abbraccia e mi fa sentire una maratoneta come gli altri 49.999! Andiamo verso Fabio e Paolo, anche loro carichi di soddisfazione con la medaglia al collo, i miei compagni di questa lunga avventura sono riuniti e a loro tre va il mio primo grande ringraziamento perchè hanno creduto nel fatto che ce la potessi fare per primi! Poi grazie a tutti voi che avete avuto la pazienza di seguirci, di ascoltare i racconti di tutto quest'anno, dei preziosi consigli (gli amici maratoneti hanno dato dritte importanti!!!) Ora non è che posso metterla giù dura, ci ho messo quasi sei ore però I GOT THE MEDAL e vi assicuro che 24 ore prima non avrei scommesso un centesimo sul mio arrivo. Dedico la mia medaglia a Fina e Lucio che mi hanno permesso tutto questo!
Grazie, è stato bellissimo
Giulia Pellegrino (23-279) da Milano
giulia.pellegrino@gmail.com

60. Ringraziando tutti voi (includo Linus e Pizzolato per i preziosi consigli, ma soprattutto x avermi instillato questa idea con il loro continuo lavoro mediatico) per avermi permesso di partecipare a questa splendida esperienza, vi allego un flash partorito poche ore dopo l’arrivo, per rassicurare via mail famiglia, parenti ed amici di essere cardiologicamente sopravvissuto a questa in assoluto prima maratona: ciao a tutti, MIEI FANS!!! Non so da dove cominciare… forse una delle più grosse emozioni della mia vita e una delle più grosse soddisfazioni...ce l’ho fatta, sono ufficialmente un FINISHER! E come dicevano molti cartelli esposti dai tifosi all’ingresso di Central Park, “I'm no more a runner, I'm a MARATHONER”! Non so da dove cominciare, se dal fiume di gente sul ponte di Verrazzano dove cominci e dove inizi l’avventura con l’inno nazionale rigorosamente cantato dal vivo… poi al mare di gente, newyorchesi di tutte le nazionalità che ti accompagnano lungo tutto il percorso e ti offrono acqua, banane e qualsiasi cosa ti possa aiutare, all’incitamento continuo... pensate più di 150 complessi/bande che suonano lungo tutti i 42 km che per fortuna all’ultimo ho lasciato giù le cuffiette altrimenti me li perdevo… dopo il devastante Queensboro Bridge, tutta una salita interminabile, arrivi a Manhattan sulla 1st Avenue e lí trovi il Maracanà (ndr Linus) !!! un mare di gente e trombe e suoni e urli che pensi di essere in una finale di Champions League!!!
Poi una maledetta, lunghissima salita fino al Bronx e poi Harlem e qui altri due ponti con salite e discese...ma hai sempre qualcuno che ti incoraggia, un cartello incoraggiante "NO MORE BRIDGES" perché loro lo sanno come ti spaccano le gambe.. poi corri sulla 5th e finalmente vedi Central Park: ma non ci entri mai, lo affianchi, anche questo è in salita, mi vengono dei conati a questo punto… mi fermo, cammino e mi vergogno a vomitare di fronte a tutta questa gente che urla FORZA ITALIA vedendo la mia canottiera tricolore!.. Allora stringo i denti e riparto… a Central Park una folla enorme ti aspetta, l’ennesimo cartello PAIN IS TEMPORARY,PRIDE IS FOREVER. Ma: non ce la faccio proprio più, vedo il cartello LAST MILE e dico tra me e
me: "ora cammino, tanto sono arrivato, chissenefrega...non ce la faccio proprio più.."Ma ecco mi passa a fianco e mi sorpassa il maledetto Pacer delle 5 ore e penso: eh no!...domattina so che sul NEW YORK TIMES escono TUTTI i nomi di tutti coloro WHO BROKE 5 HOURS e vuoi che io non ci sia?!? E allora riparto, non so dove le ho trovate le forze, alle 400 yards lo affianco, alle 300 l’ho superato, alle 100 non ce l'ho proprio più lí vicino… CE L'HO FATTA!!! E’ l’arrivo!!! 4h57' ...un altro cartello diceva poco prima "why 26.2? Because 26.3 is foolish!!!" Era proprio vero... non avrei fatto un metro di più!!! E la lacrima mi é scesa alla fine... grazie a tutti AMICI per i vostri incoraggiamenti, vi assicuro che eravate anche voi lí con me, all’inizio della 1st Avenue: anche voi nel MARACANÁ!!
Un abbraccio
Andrea Agressi da Alassio (Genova)
a.agressi@vargroup.it

61. Ciao, mi chiamo Marco, ho 47 anni, sono di Bologna e ho appena corso la mia prima maratona col pettorale nr.34319. Fino a due anni fa non sopportavo correre. Avevo giocato a calcio a livello agonistico e privilegiavo gli sport di squadra. Correre mi annoiava mortalmente. Poi sono successe due cose. La prima: il mio migliore amico (Umberto Damiani) mi ha detto che avrebbe compiuto 50 anni nel giorno della maratona di NY del 2011 e che per questo intendeva allenarsi per festeggiare degnamente questo evento ed io non ho saputo far di meglio che dirgli: "vabbé, se le cose stanno così, allora io sarò al tuo fianco fratello". La seconda: purtroppo mia figlia Chiara si è ammalata di linfoma due anni fa. L'anno scorso ha avuto una recidiva e siamo stati costretti al trapianto midollare. Tutto questo è stato possibile grazie alla donazione di una ragazza americana di 22 anni della quale ignoriamo le generalità. Sappiamo solo che vive e abita nello stato di NY, probabilmente nella città di Rochester. O forse abita proprio qui a New York. Chissà. A quel punto ho deciso che avrei corso la maratona di New York per ringraziare l'America e questa ragazza che col suo amore ha permesso alla mia bambina di poter vivere e guarire. Spero che Dio preservi in salute questa ragazza, in salute ancora per lungo tempo e che il mondo prenda esempio da persone come lei per tentare di essere sempre migliore. Io adesso sono nei guai: perché non credo che potrò fare a meno di continuare a correre. E poi perché non credo che potrò farlo senza Terramia. Grazie Terramia. Siete un’organizzazione perfetta.
Marco Stanzani da San Lazzaro di Savena (BO)
stanzani@redblue.it

62. M-Day. Contrariamente a quello messo a disposizione da Terramia con ritrovo alle 5 di fronte all’Hotel Sheraton, decidiamo di non usufruire del trasporto per il South Ferry... A) perché dovremmo svegliarci alle 4 e nonostante il Daylight Saving Time che ci porterebbe a dormire 60 minuti in più, visto che partiamo nella 3 Wave delle 10:40 (la prima alle 9:40 e la seconda alle 10:10), ci pare un tantino presto B) è la quarta volta a NYC e siamo padroni dei trasporti, morale della favola: ci svegliamo alle vecchie 7:30 che per due pazzi che si accingono a percorrere 42.195 km,  non è male come nanna... Poi ieri alle 22 ko, quindi non male davvero! Prendiamo il ferry, rigorosamente in fila civile made in USA e dopo un 15 minuti siamo sull'isola, bis di fila per i pullman ed alle 9 siamo sul luogo del delitto, depositiamo le nostre sacche ed i vestiti orrendi che dovevamo mollare lì, ma che abbiamo deciso di conservare per l'arrivo che supponiamo sarà freddo e sudato. Colazione a base di caffè nero, di dunkin donuts e bagel di non so chi, mi bevo un Gatorade e poi me ne danno uno misterioso in busta apri e bevi della linea G series PRO da assumere 25 minuti prima della partenza (non è pubblicità occulta ;-)  sono semplicemente dettagliato)! Ok andiamo alla Wave ma possiamo entrare solo alle 9:55, lo impariamo dopo che un Rambo in borghese ci maltratta! Dovete sapere che, prima della partenza, tutti sono la legge, anche i ragazzini o i Boy Scout e noi non siamo nessuno, dopodiché diventiamo gli unici padroni della città e non esagero... E così durante l'attesa ci guardiamo attorno, gli elicotteri sorvolano l'isola, a due passi da me c'è un soldato confederato con tanto di fucile baionetta e zaino sulle spalle, Iron Man lo vedo di sfuggita,Wonder Woman anche, insomma, ci sono tanti VIP! Pochi istanti e parte il colpo di cannone, il nostro boato per l'entusiasmo è energia pura: 47mila persone che lo fanno assieme è da brivido! Il gruppo rock sul palco canta  “Bohemian Like You” dei Dandy Warhols, tutti ci mettiamo a ballare... ennesimo botto ed ennesimo boato! Tra poco tocca a noi! Si entra nei recinti e ci mettiamo in fila, comincia l'afflusso al Ponte Di Verrazzano! Mi rendo conto che stiamo per correre la 42esima Maratona di NY ! Serena è una maschera di tensione, io sono eccitato e così sotto pressione che, se mi avessero infilato un pezzo di carbone dove potete immaginare, da lì a 15 minuti sarebbe divenuto un diamante! Scherzi a parte, una cantante ci regala un live da brivido dell'inno Americano... Poi, come in una sorta di limbo tutto va in sospensione temporale, ad un tratto arriva il nostro botto, a seguire aleggiano nell'aria le note di "New York, New York" di Frank Sinatra e le gambe cominciano a muoversi, noi siamo al piano di sotto del ponte, mi guardo attorno e vedo gente spogliarsi degli indumenti protettivi, sento una sferzata di vento che mi entra tra le due maglie ed in quel momento focalizzo di non aver messo i cerotti ai capezzoli che poi, mi sanguineranno verso metà gara! Usciamo dal ponte ed il calore di Brooklyn ci riscalda e ci abbronza! Sono tutti strepitosi, dal pubblico ai poliziotti o pompieri, noi indossiamo maglie con la scritta ITALIA ed i nostri nomi... E quando una ragazza mi urla " Vai Marco!" io impazzisco! Serena entusiasta mi bacia in corsa, le cosce si sciolgono e le gambe sono calde, ci fermiamo al primo ristoro a bere Gatorade ed acqua, subito ci accorgiamo di quanto sia vero ciò che Linus ci ha detto ieri: le strade diventano in quei punti una melma appiccicaticcia! Fa un caldo incredibile! Il sudore cola lungo la schiena, la fronte, le braccia... Proseguiamo in Brooklyn ed il tifo si fa sempre più caldo, ci facciamo sulla sinistra della strada dove la gente ci aspetta per darci i cinque ed inneggiarci. Il mio primo è ad un bimbo di colore, mi sono chinato per darglielo ed è stato bellissimo! Sono tutti lì per noi, chi con cartelli, chi con banane o biscotti, la maratona è anche questo! Arriviamo al km 20 e mi accorgo di essere "riposato", tant'è che anche Serena resta sbigottita quando sorpassiamo il Pace Maker delle 4:30 (in moltissime maratone è ormai prassi consolidata l’ingaggio di corridori chiamati pace makers, riconoscibili da palloncini di vario colore, indicanti il tempo con il quale arriveranno al traguardo. Questo servizio è particolarmente gradito dai concorrenti meno esperti che hanno, in questo modo , una “facile” possibilità di potere seguire il ritmo ideale ipotizzato prima della gara) quindi significa che stiamo andando troppo bene! Arriviamo alle porte del Queens ed una band ci suona "Where the Streets Have No Name" degli U2!!!! Diventiamo due missili ed io corro, salto, ballo e canto! Essere qui, esserci con lei é bellissimo! Le urlo che la amo e la gara continua  nel Queens! Calore umano è la parola che più rispecchia questa gara, davvero siamo esterrefatti dal pubblico: gente che pompa lo stereo a palla dalle casse messe sui davanzali delle proprie abitazioni, bambini che ci danno i biscotti fatti in casa, signore che ci passano i fazzoletti... Incredibile ed imperdibile, due ragazzi ci urlano:  "Ciao Serena e Marco, siete grandi!" ed io ci credo!! Poi ad un tratto la folla sciama, al 15 miglio a Long Island City c'è lo spauracchio di ogni runner: il Queensboro Bridge col muro dei 25 km, ora c'è silenzio, ascolto il mio respiro, la pesantezza del passo, il ritmo del cuore ed è in quel momento che vedo i palazzi di Manhattan all'orizzonte, la gioia è immensa! Comincia la salita al ponte, ma Serena non sta bene, le cosce le si sono indurite e correre le fa male... Se io sono testardo, lei lo è molto più di me, non voglio che si faccia del male e le chiedo se vuole ritirarsi, lei mi fulmina con lo sguardo pensando che stia vivendo la sua defaiance come un intralcio... Ah le donne! La obbligo a mangiare una barretta energizzante dal gusto moralmente deprecabile! Percorriamo il ponte camminando, il vento taglia i nostri corpi sudati come lame di rasoio, comincio a disperdere calore dalle mani, che ora sono ghiacciate, il sudore gela tra i capelli, il peso sulle spalle è quello dell'incertezza, c'è molta amarezza, ed io non posso fare altro che aspettare gli eventi... Peraltro, sono proprio in quella condizione ottimale per cui darei uno slancio alla gara, ma mi sento quasi imbarazzato nei suoi confronti, Serena lo capisce, mi guarda e mi dice " vai"… è in quel momento che sento tutto l'amore che ci lega, la solidità di tutto ciò che abbiamo costruito… la mia risposta più sincera ed immediata è: "se arriviamo al traguardo insieme, mano nella mano, ho vinto la Maratona, se dovessi arrivare 40 minuti prima di te, avrei perso". Le torna il sorriso mentre discendiamo il ponte, ci si apre un nuovo mondo: per immetterci sulla 1 Avenue si fa una grande curva e lì, ci sono migliaia di persone festanti ad acclamarci! Una cosa indescrivibile, un piccolo stadio festante! La First Avenue è infinitamente lunga e dobbiamo raggiungere il Bronx! La strada qui è un continuo dislivello, il viaggio è ancora più duro perché lo faccio tutto con andatura ad elastico, accelero con un passo da corsa lenta, dopo ogni Street mi giro per vedere come sta Serena, la quale è arretrata, allora mi fermo, saltello sulle gambe ed attendo che mi raggiunga, poi si riparte...siamo a 30 km, io so che oramai ci siamo, Serena non ne è convinta, ma col volto tirato, continua la gara ed ogni volta che mi guardo alle spalle, mi accecano due cose, il sole ed il suo sguardo spento... Ma lei è grande e prosegue, poi ad Harlem tra la folla urlante, tra mille "Go Marco!", "Go Serena!" "Vai Italia!", ad un ristoro ci danno dei gel energetici, sono orrendi, ma la obbligo ad ingerirne almeno una metà! Attraversiamo il ponte che ci porta al Bronx dove una fantastica folla festante ci regala altra energia positiva, una curva e ci ritroviamo un mega schermo che ci riprende, che carica, che gioia!! Mi giro per cercare Serena che sorridente riprende la festa! Poco dopo, Santa Barretta e San Gel fanno il loro effetto e sul Madison Avenue Bridge , che ci porta sulla Fifth Avenue ritrovo Serena ed il suo sorriso al mio fianco!!!! È meraviglioso!!! All'orizzonte vedo il nostro Empire che ci veglia da lontano! La folla esulta, il sole sulla faccia mi fa bene e così il passo si allunga, Serena mi dà gli input, destra, sinistra ed andiamo!! È strepitoso! Finalmente affianchiamo Central Park! Io comincio a piangere,è incredibile, uno stronzo come me che riesce in questo... le lacrime solcano il viso e mi finiscono sulle labbra sorridenti! 23 miglio!!! Serena arranca, la prendo per mano e procediamo! Poco prima del Guggenheim entriamo in Central Park! La folla esulta, ci chiama per nome, incita l'Italia, noi salutiamo, esultiamo con loro, sorpassiamo maratoneti, ma sempre mano nella mano! Si esce e siamo ad un passo dal cubo della Apple che ora è nuovamente visibile! Al Columbus Circle un megaultraschermo ci riprende e si svolta per il parco! 26 miglia!! Tutti ci urlano "Almost there"! Guardo Serena che piange di gioia, io la bacio e mano nella mano a braccia alzate, passiamo sotto al traguardo! 5 ORE 1 MINUTO 15 SECONDI! 
Marco Amaroli&Maria Serena Cacciari da Bologna
marco.amaroli@alice.it

63. La mia maratona è iniziata cinque anni fa con una frattura da stress alla tibi, poi 5 anni di calvario, dolore sempre, da non riuscire quasi a camminare, poi quest'anno la decisione di iscrivermi... qualche corsetta, tanto male e 5 ultimi mesi da incubo: ho corso circa 10 volte in cinque mesi con una distanza massima di 17 km, mi sono allenato nuotando (e odio nuotare) e andando in bicicletta (e odio andare in bicicletta) e poi tante cure, tecart, infiltrazioni, mesoterapia, lasercrioterapia, massaggi, ginnastica, ecc ecc. e il giorno della gara mi sono messo in tasca il biglietto della metropolitana e sono partito... e l'onda, la folla mi hanno portato fino all'arrivo!!!!
E oggi è tornato il male...
Alberto Zaliani da Pavia
otrebla58@alice.it

64. La Maratona di New York via SMS, Domenica
Ore 04.15 - Sveglia alle 4, ci siamo alzati un'ora e mezza prima tanto per non mancare l'appuntamento... Il pullman che ci porterà a Staten Island passa alle 5, Il gran giorno è arrivato...
04.45 - Ieri sera due piatti di pasta, basteranno per arrivare a Central Park? In attesa della colazione ufficiale, ci portiamo avanti con la più grande invenzione industriale del millennio: la Nutella
05.15 - Con la scusa che i vestiti per scaldarsi poi si buttano nei bidoni, sui pullman c'è gente vestita in modo comico: chi indossa impermeabili e spolverini anni '80, chi vecchi piumini, chi felpe da paninaro. Si ride dell'abbigliamento altrui e serve a rilassarsi un po'
05.45 - La quinta è invasa da pullman diretti a Battery Park, da dove prenderemo il traghetto per Staten Island. Nella notte newyorkese migliaia di persone con la sacca sulle spalle mandano l'adrenalina alle stelle
06.05 - Qui se va bene dallo sparo del via al nostro passaggio allo start, passerà mezz'ora. Parto nella corsia sotto il ponte di Verrazzano, il gps non prende, grrr
06.22 - Il terminal del traghetto invaso da migliaia di persone da ogni dove. In lontananza la Statua della Libertà saluta l'alba. Spettacolo incredibile
06.25 - Veneziani e pellestrinotti in battello si sentono a casa
06.32 - Il saggio del gruppo: "Togliamoci 'sto pensiero e non se ne parla più! È un anno che mi stressa 'sta maratona". Risate
06.34 - In realtà ha detto: "cavemose dai coioni 'sta maratona e che a sia finìa qua!"...
07.05 - Arrivati a Staten Island, sembra Marghera. Alla fine sono "solo" due ore e mezza di attesa. Sembra caldo, speriamo che la maglia lunga non sia troppo
07.06 - Comunque la macchina organizzativa americana è pazzesca: non un minuto di coda, pullman ovunque, tutto perfetto
07.30 - Controlli sicurezza per entrare nell'area attesa, poi subito suddivisi per gabbie di partenza. Non so se ci siano più podisti o wc chimici
07.34 - Ragazze col vassoio distribuiscono acqua. Come in Italia...
07.43 - Podista con impermeabile: "Mia mamma mi ha detto di vestirmi bene, che andavo a New York"
07.46 - Il mio amico inizia a dire: questa è l'ultima. Un'ora dopo l'arrivo dirà: la prossima?
07.48 - Ora consegno la sacca con il telefonino. A dopo. Speriamo
16.30 - Ho chiuso in 3 ore, 59 minuti e 18 secondi. A Central Park mi sono fermato per i crampi, fino al 36esimo chilometro ero in linea con le 3 ore e 45 che erano il mio obiettivo. Ma è una corsa che va preparata in collina, non sul piano.
16.50 - "Go Italia", "Go Gianluca" mi resteranno per sempre dentro anche se alla fine, con tutti i dolori che avevo, mi davano quasi fastidio
16.53 - Il pubblico ti spinge a calci fino alla fine. Però non è da fare come prima maratona per le salite costanti, ma va fatta assolutamente per il clima unico e l'organizzazione perfetta
17.06 - Il sogno è conquistato. Il prossimo sogno? Honolulu con partenza alle 4 tra i fuochi d'artificio... Ma ci sarebbero anche quella sulla Grande Muraglia Cinese, quella di Petra, di Gerusalemme, di Boston, ecc.
Gianluca Salvagno, inviato del Gazzettino
gianluca.salvagno@gazzettino.it

65. Come ogni bel film anche questo ha la sua colonna sonora!!!! Ho corso la 42a edizione della maratona senza cuffiette, ma ho sentito per il tutto il percorso suoni che mi ricordavano la mia musica preferita e testi di canzoni che mi spingevano a non mollare….e sarà proprio questo il più bel ricordo di questa maratona. 10.40 wave 3, cammino nel corral al suono di New York, New York, Frank Sinatra canta : “I wanna be a part of it” e realizzo che lo sono una parte di questa emozione; continua con “These vagabond shoes are longing to stray” guardo le mie scarpe e penso smarritevi pure tra le strade di New York, ma portatemi alla fine. Poi ecco la partenza e riconosco That’s why a lady is a tramp e mentre inizio la salita del ponte di Verrazzano, ripetendomi non correre, rallenta, the voice dice “She loves the free, fresh wind in her hair” ed io quella libertà, quell’aria nei capelli, quel senso di leggerezza  lo sento addosso e mi ricorda la sensazione che ho ogni volta che scendo giù con gli sci e quanto mi sento veramente me stessa. Finito il ponte mi immergo nel cuore italiano della BIG APPLE, Brooklyn, la folla ti chiama per nome e senza sapere da dove vieni dell’ ITALIA. Per ciascuno di loro sei la mamma, il papà, il fratello lasciati a Napoli e qui mi colpisce una band improvvisata con mandolino e fisarmonica che mi inorgoglisce di rappresentare la mia nazione e suona: “Tu vuò fa l' americano mmericano! mmericano!ma si nato in Italy!siente a mme non ce sta' niente a ffao kay, napolitan! Tu vuò fa l' american!Tu vuò fa l' american!” Spreco energie a dare cinque a tutti, ad alzare la mano ogni volta che sento il mio nome a guardarmi intorno e non mi accorgo che sono arrivata al cartello 13 miles, half marathon. Scivolo nel Queens e stupita come non mai, vedo palchi improvvisati con gruppi rock che mimano il BOSS e suonano:” You may think I'm foolish For the foolish things I do “ ecco le parole di Andrea che mi è venuto a cercare quella domenica mattina alle 10.30 mentre correvo l’ultimo lunghissimo prima della maratona a 1400 metri di altezza, a 3,5 gradi, sotto una pioggerella lieve e con quell’arietta gelida della piana dell’altopiano delle Cinque Miglia ed io bianca dal freddo, per dirmi “ Tu sei pazza!!!Ma perché non torni a casa?”. Perché niente è paragonabile all’emozione che ho provato in questa maratona, non scorderò mai quella carica che nessun gel o caffeina può dare, al suono di “I love you for your pink Cadillac ,Crushed velvet seats , Riding in the back, Cruising down the street ,Waving to the girls , Feeling out of sight”. Giro l’angolo e prima di passare dai viali alberati ed ordinati del Queens, dalle case con fiori e piante alle finestre all’atmosfera da set cinematografico dei polizieschi americani del Bronx, vedo a destra un vecchietto, cappello texano, stivali e chitarra che strimpella “Sweet home Alabama ,Where the skies are so blue“ ed oggi il cielo è veramente tanto blu…..Palazzoni color mattone, senza fiori alle finestre, minimal, parchi recintati dove solitamente i ragazzi giocano a basket, scale antincendio rosse ed una console da DJ con casse acustiche gigantesche che fanno tremare l’asfalto al suono di Snoop Dogg, Puff Daddy  e vi assicuro che correre al ritmo dell’hip hop con il braccio alzato e ritmicamente mosso al tempo di “Yo Yo Yo” è incredibile, sono nel Bronx. Ma il top dello stupore è stato quando arrivata ad Harlem sul sagrato di una chiesa, ho visto un intero coro Gospel con costumi, direttore di coro, belli sistemati a scaletta che intonavano “Oh Happy days” e lì ero in piena fase mistica. I suoni e la voglia di muoversi a ritmo di musica sulla 1th Avenue mi abbandonano e le sensazioni degli occhi, del cuore, dell’animo e la forza nelle gambe lasciano il passo a quegli 8 km da correre con la testa. Ha ragione Linus quando dice che la folla quasi ti dà fastidio…..vorresti spegnere la radio e trovare la concentrazione per correre. Ho abbassato il cappellino, ho spento la radio, ho preso l’ultimo gel ed ho corso al suono del mio battito cardiaco che scandiva i passi. Se dovessi associare questa parte del percorso ad una musica mi viene in mente e scusate il patriottismo, il “Silenzio”, sarò stata influenzata dai cadaveri seminati sulla 1th Avenue? Mi sono risvegliata dal mio stato di trance sulla 5th Avenue, quando ho visto gli alberi di Central Park laggiù e nella mia testa ho pensato  “Somewhere over the rainbow Way up high And the dreams that you dreamed of dreams really do come true, Well I see trees of green “ E lì ho veramente pensato che ce l’avevo fatta. Mancavano 4 km e 200 m, ho girato su Columbus Circle, ho guardato il mio GPS ed ho sentito la voce di mio fratello che nei pochi allenamenti lunghi in comune mi ripeteva “un passo dopo l’altro” e “finchè non ti spacchi corri” ed io ho corso e non mi sono spaccata. La mia prima maratona chiusa, ho vinto una scommessa con me, ho superato dei limiti che da sola mi ero posta e mi sento forte, orgogliosa e sorpresa quando il giorno dopo ho comprato il New York Times e sulla prima pagina ho visto la foto di un gruppo di maratoneti e udite udite quella con la maglietta terramia Italia IT’S MEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!
Maria Letizia Morelli da Lanciano (CH)
mlmorelli23@email.it

66. Sono felice di aver partecipato alla Maratona di New York, sono contentissimo del team di Terramia. Lo dico davvero, non credevo che potessero essere tutti ma proprio tutti cosi gentili, cortesi, professionali, umani da esempio per chi lavora nei servizi, un orgoglio tutto italiano. Direte ecco il solito entusiasta che a 50 anni ha voluto sfidare se stesso e... riuscendoci vede tutto rose e fiori. Non è cosi, di norma sono un ipercritico, il classico rompipalle, ma in questo caso era chiaro gia' dall'inizio che la macchina messa su dal presidente dal cognome complicato, funzionava come una 127 dei bei tempi fiat. Dall' iscrizione già si sente quel calore che non trovi dappertutto, certo lo si fa per guadagnare, ma santi numi ti senti servito e soprattutto non hai l' impressione di essere entrato in un meccanismo freddo e calcolatore. Poi arrivi a New York e non fai in tempo a mettere , con una certa ansia, i piedi per terra che già ti vedi gli americani di Terramia che ti accolgono come se ti conoscessero da una vita e ti accorgi che sono davvero li per te. Il grande Maurizio che con una pazienza di un frate certosino è subito disponibile a farti foto su foto anche le piu' apparentemente inutili, ma che ti fanno subito sentire nel gruppo un fantastico gruppo italiano. Trasferimento al pullman per l'albergo preciso, puntuale con una garbata guida che consapevole delle lunghe ore di viaggio, dà poche ma utili notizie ,arrivo in albergo e già in portineria trovi chi ti accompagna dentro, ti dà tutte le indicazioni sulla stanza. Inizi a pensare che qualche fregatura prima o poi te la rifilano, deve essere così caspita, siamo italiani di quelli moderni. Ti sistemi in stanza doccia, tuta di ordinanza, ascensore ultraveloce e vai al tavolo Terramia, non c'è domanda alla quale non trovano risposta ma sempre in maniera naturale e spontanea non ti fanno sentire un deficente che non sa nulla di New York. Al mattino presto sgambata con Pizzolato mica niente dopo foto e ricordi ed ancora momenti bellissimi e la mattina successiva piccola garetta accompagnati da Pizzolato, persona nata campione e poi foto con Berlusconi (quello fasullo) con i giapponesi, brasiliani e tanti altri personaggi che mi sembrava essere su di un set cinematografico. Il pomeriggio si va ad ascoltare Linus e Pizzolato, momento rilassante ma utile, voglio quì ringraziare Linus del quale ho seguito qualche consiglio che si è rivelato determinante per la mia piccola prestazione.Il giorno della gara poi è stato in tutto e per tutto un sogno ad occhi aperti, tutto è andato per il meglio, dai trasferimenti alla sosta prima della partenza siamo stati fortunati perchè era una meravigliosa giornata di sole. Della gara non dico nulla, tanto si è detto e si dirà perchè i sogni si raccontano, ma se non si vivono non si sarà mai capaci di trasferire emozioni che venivano dall'esterno e stati d'animo che inevitabilmente si riversano sul percorso che diventa naturalmente un'altra vita da vivere per 42 chilometri. Come tutti alla prima esperienza ho pianto di gioia e non aggiugo altro. Foto con medaglia, lunghissimo tragitto, unica nota dolente, per recuperare gli indispensabili indumenti caldi e asciutti e poi al pullman Terramia con il mitico Maurizio e la sua macchina fotografica che ormai sono convinto è un prolungamento del corpo. Serata vestito di tutto punto con marchio Terramia e medaglia di ordinanza. A proposito molto bello il set degli indumenti e il pratico giubbino, non capisco perchè pantaloni e pantaloncini esclusi, vedete, il rompipalle che è in me doveva venir fuori prima o dopo. Partenza in orario, tragitto liscio come l'olio ed ultimi istanti in aereoporto braccati dai ragazzi dalle tute rosse di Terramia che se avessero potuto ci avrebbero fatti accomodare nei posti assegnati e solo una volta allacciateci le cinture di sicurezza ci avrebbero mollato. Ecco il mio piccolo diario di una fantastica esperienza. Ringrazio Nicola  Roma che mi ha stimolato a farla e pur senza vi assicuro alcun compenso, ringrazio di cuore tutto lo staff di Terramia.
Ernesto Camassa da Ostuni (BR)
ernestocamassa@libero.it

67. "It's sharing the same ambition. It's suffering together until the end. It's watching the crowd around you. It's reaching and going beyond your limits. It's waiting for that finish line. It's wanting to do another one. It's feeling the vibe of thousands like you. It's being on the same ground of top athletes and your neighbour. It is running 42k." Ecco, questo è il riassunto in soldoni, un pensiero che ho scritto sulla mia pagina Facebook, nelle note. Attualmente abito a San Diego, dove ho corso la mia prima maratona nell'estate del 2010 con mio padre, volato direttamente da Vicenza (lui veterano di plurime manifestazioni podistiche, incluse 4 maratone italiane, ed io amatrice, partita da zero a correre nel 2008 in California); manifestazione conclusa in 5h17m, fermandomi a camminare parecchio nella seconda metà. New York era una grande ambizione, nata dalle mie amiche Dafne e Veronica, la prima attualmente ubicata a Boston, la seconda invece ancora a San Diego come me. Penso siano state influenzate dal vedermi a fine gara a San Diego, quindi mi prendo un po' del merito di averle convinte che era fattibile! Una volta coinvolto mio padre, si è organizzato il viaggio. La mia preparazione, sebbene migliore della prima grazie al grande Orlando, è stata approssimativa, fatto dovuto ad un'annata psicologicamente e fisicamente impegnativa. Arrivata con un mezzo raffreddore che ha rischiato di farmi passare i primi due giorni in albergo, temevo di fare la fine della prima volta, fermandomi ai 30km e camminando moltissimo fino alla fine. Energizzati dalla Grande Mela (una delle città più spietate e meravigliose del mondo) e dall'atmosfera di frenesia ed entusiasmo collettivo che circonda la manifestazione, mi son detta: "O la va o la spacca. Buttiamoci nella mischia". Partiti nel 65° girone infernale (mio padre sarebbe dovuto partire dal paradiso del 19°...), mi sono fatta trascinare dalle urla e da Blue Eyes che ci ha accompagnati sul Verrazzano (tanto temuto ma invece passato molto bene) fino alle strade di Brooklyn, Queens, Bronx e Manhattan. La musica, il chiasso, le urla, la gioia collettiva, la fiumana di migliaia di persone li per lo stesso motivo mi hanno dato la voglia di osare di più. Al 29° km ho iniziato a dare i segni di cedimento muscolare (glutei per essere precisi, merito dei sali/scendi) e a quel punto le "bombette" portate da mio padre e la folla, mi han fatto dire "Beh, arriviamo ai 31km... beh, arriviamo ai 32km..." e cosi via. Finchè mi sono resa conto verso i 35km che non mi sono MAI fermata, nemmeno per mangiare le barrette e le caramelline assaporate correndo. In men che non si dica (piu' o meno) abbiamo raggiunto la 5th Avenue, che essendo in salita, e' stata abbastanza un calvario che ho sopportato tentando di pensare ad altro e guardando gli spettatori che tentavano di dirci che ormai era fatta. Non so dove ho trovato le forze di sorridere quando vedevo i fotografi, incitata da mio padre che la sa lunga e si stava preparando al gran finale. Quando ho visto Columbus Circle ho capito che era fatta e ho tirato fuori le ultime energie rimaste per uno "sprint", tanto che mio padre cercava di contenermi per evitare di essere nella mischia mentre attraversavamo la finish line (ovviamente per la foto...). Purtroppo non sono riuscita a vedere mia madre che si era appostata per ora alle 200 yard. All'arrivo ho iniziato a piangere e non ho smesso per almeno 10 minuti tanto che temevo che la foto sarebbe venuta con me con gli occhi rossi (per fortuna no!). Che dire in coclusione? The most amazing experience of my entire life. Mi spiace per Linus e Orlando, ma e' stata proprio la folla che mi ha aiutato ad andare avanti, anche nei momenti di disperazione. Mi sarei sentita in colpa a fermarmi senza nessun crampo o infortunio, dovevo continuare per me stessa e per tutti quelli che stavano a guardarci. Avere i miei genitori con me e' stato sicuramente un gran supporto e senza mio padre alla guida della spedizione, probabilmente sarei ancora tra gli alberi di Central Park. Un grazie a Terramia per la perfetta organizzazione: non ce l'avremmo fatta senza di voi! Ci vediamo alla prossima!
Elena Incardona (4:52:38)
califia80@gmail.com

68. Cronache dalla pancia della corsa. La mia prima volta (in attesa di un muro che non arriva).
E’ proprio come mi avevano raccontato: quando corri la maratona di NY, la differenza fra gli americani e gli italiani e’ che quando ai primi dici che hai coronato il tuo sogno, la prima cosa che ti dicono sorridendo è “Congratulations!!!”, mentre i tuoi amici/conoscenti/colleghi italiani ti aggrediscono subito con un “Quanto hai fatto???”. E così è accaduto anche a me, dove il “Quanto hai fatto???” rimbalzava, mentre ancora mi godevo il riposo del guerriero lunedi’ 7 novembre, sotto uno strepitoso sole della Indian Summer, lungo la Promenade di Brooklyn, tra sms, mail, telefonate e messaggi via facebook che arrivavano dall’Italia. E mentre rispondevo timidamente con un 4h16’14”, equivalente per me ad una medaglia d’oro olimpionica, mi godevo le “Congratulations, well done!!” di sconosciuti newyorkesi che, vedendomi con la medaglia al collo, mi facevano i complimenti anche dalle automobili ferme ai semafori. Dentro di me mi chiedevo: tu, tapasciona medagliata, che hai una vita del tutto normale in una citta’ faticosa come Roma, che lavori dalle 9 alle 18 e oltre, e che incastri i tuoi allenamenti alle sei del mattino a Villa Pamphili o alle nove della sera per la strada, tra gatti assonnati, cassonetti della spazzatura sbilenchi e sguardi perplessi di rari passanti… cosa sono per te queste 4h16’14”? Vedo un viaggio nel viaggio, la scelta di una maratona sotto tanti aspetti difficile come quella di NY, fatta quasi per sfida dopo una serie di infortuni inanellati negli ultimi due anni e mezzo e che per ben due volte mi avevano costretto a rinunciare a correre la maratona di Venezia. Con la tabella preparata dal mio amico Paolo Agnoli: scritta a mano da lui, quasi a regalare a questa impresa un pizzico di romanticismo e di umanita’. Un viaggio nella mente e nel corpo, nella fatica e nella felicita’, una meditazione in movimento, quasi catartico… attraversavo Brooklyn, Queens, la 1st Avenue, il Bronx, poi giu’ di nuovo a Manhattan, e allo stesso tempo attraversavo tutta la gamma dei sentimenti umani: la paura, l’entusiasmo, la rabbia, la gioia, l’allegria, il ricordo di persone che non ci sono piu’, lo scoramento, l’autostima, la grinta, il dolore fisico, il coraggio, la determinazione, gli alti e bassi dell’umore e ciascuno di questi sentimenti a sua volta cambiava di intensita’ a seconda del momento e del luogo. La paura del Muro, che con timore reverenziale scrivo appositamente con la M maiuscola, di cui avevo letto di tutto di piu’: 28°, 30°, 32° km.: “sto bene, ho delle belle sensazioni, forse posso aumentare: no non lo fare, lo sai che poi arriva Lui, puo’ arrivare da un momento all’altro, te l’hanno detto tutti, no non voglio rischiare, mi voglio godere tutto questo spettacolo fino alla fine, non voglio finire calando, ne’ tanto meno camminando…” “Vai Fede, ce ne hai…”, mi diceva un’altra voce, e ancora “Calma: e’ la tua prima volta, non sai niente, Lui arriva da un metro all’altro, e poi ieri in conferenza stampa Pizzo ha detto che… quando pensiamo di avercene… aspettiamo ancora ad accelerare…” Correvo sulla sinistra, sempre, per non perdere il contatto con quell’incredibile pubblico che fino a che non lo vedi e soprattutto non lo senti, non ci credi, anche se chi c’e’ stato ti ha gia’ raccontato tutto. Nel taschino dei calzoncini, il ciondolo a coccinella di mia madre, scomparsa 16 anni fa. E cosi’ i km volavano, e anziche’ contare i km contavo i cartelli infiniti che i miei occhi incrociavano: dal realistico “You are running a marathon!”, a “Sweat is sexy”, “Complete stranger. We are proud of you”, “Because 26.3 would be crazy, right?” e tanti altri ancora. Mezza maratona, Queensboro Bridge, e io sto bene… “oddio, com’e’ possible che sto bene? Perche’ non soffro la salita? E il Muro? Piano, non ti esaltare”. E il maratoneta che corre tutta la gara con un vassoio e la bottiglia sopra, e l’altra che corre tutto il percorso palleggiando con la palla da basket… e sconosciuti che urlano il mio nome… Ricordo la musica ogni 300 metri, ricordo i colori, il verde dei bicchieri ai ristori…la 1st Avenue infinita, la musica ritmata nel Bronx, e poi giu’ per la 5th Avenue, un fiume di pubblico sorridente ed eccitato ad incoraggiare anche me, la tapasciona che corre la sera alle nove e la mattina alle cinque per le strade di Roma… “No non ci credo”, dicevo dentro di me… e il cartello 24 mile, 25 mile, il sogno che si avvicina, e una ragazza che agita un cartello con scritto “Here there is no wall”, e dentro di me il pensiero: “il Muro non c’e’ davvero, hai lavorato bene Fede, vai… non c’e’ nè ora nè mai, vai… sei tosta…” e quel 25° miglio corso pensando agli allenamenti fatti in condizioni proibitive: il mio primo “lungo” di 27 km corso quest’estate in Engadina sotto al diluvio universale, che mi sembrava di aver fatto la 100 km… gli altri lunghi fatti in gare ad Ascoli e a Carpi, le ripetute fatte sotto casa con i camerieri dei ristoranti a servire i tavoli esterni che ormai mi conoscono e mi incoraggiano…Traguardo: quante volte, in allenamenti solitari, fissavo un’auto, un albero, un cassonetto, una panchina e finivo in volata immaginando che quello fosse l’arrivo della Maratona… ho sempre immaginato che all’arrivo avrei pianto di gioia, di rabbia, delle cose della vita, di tutto. E invece no, “soltanto” un sorriso su un viso zuppo di felicita’, le braccia alzate con quelle di mio marito Maurizio, che mi ha accompagnato e aiutato per tutta la gara, rinunciando a fare la sua gara… mi mettono la medaglia (che togliero’ dal collo il mercoledi’ successivo), ero emozionata, di quelle emozioni che ti rimandano le lacrime indietro… guardo Maurizio e gli dico: “l’anno prossimo la rifacciamo”. E arriva il freddo, il dolore alle gambe, la consapevolezza di poter dire che sono una maratoneta anche io. E mi torna in mente la scritta sulla maglia di un compagno di viaggio e di maratona, incontrato a Brooklyn, che diceva “The miracle is not that I finished the marathon. The miracle is that I had the courage to start it.”
Federica Romano da Roma
Federica.Romano@vodafone.com

69. "Guardati alle spalle". Mi sono allenato per 6 mesi, corro da molti anni e finalmente ho realizzato il sogno di correre la gara per eccellenza, la NY Marathon. Con rigore da caserma ho fatto 4 corse settimanali e mi sono presentato allo start conscio che avrei fatto l'impresa di chiudere in 3.30". Senza il minimo dubbio (o quasi...) ho raggiunto il traguardo in 3.33". Mi ero preparato a lungo per quello. Al ritorno con gli amici non corridori mi sono sentito bene, elogiato, stimato. Con orgoglio ho mostrato le mie foto ai parenti che mi trattavano come un super uomo. Ieri mi sono rivisto in una foto scattata al 35° km. Dietro di me, guardate il vecchietto col cappello. Lui ha corso facendo almeno per 35 km il mio tempo. Ecco cosa fa la maratona, ti insegna che é proprio quando ti sembra di essere arrivato che devi iniziare a correre!
Alessandro Ciceri da Monza
a_ciceri@hotmail.com

70. È mattina presto, sono le 3.00 a.m… guardo bene l’ora e in realtà sono le 2.00 a.m., abbiamo dimenticato che a NEW YORK l’ora solare viene cambiata nella notte della fatidica maratona. Ormai sono sveglio e inizio a vagare per la stanza, controllo che tutto sia a posto: calzini, scarpe, slip tecnico, pantaloncino, canotta, parabraccia, guanti, pettorale (6599), orologio, carbogel…pare ci sia tutto. Guardo fuori dal finestrone della mia stanza, al 10° piano dello Sheraton New York Hotel & Towers tra 7th Ave e la 53rd, non mi sembra ci sia vento. Sarà una mattinata fredda, quindi meglio coprirsi bene, anche perché ho un po’ di febbre. Ora un’occhiata a tutta la roba che dovrà coprirmi fino a pochi minuti prima della partenza, per poi lasciarla negli appositi contenitori, verrà in seguito regalata ai bisognosi della grande mela. Ok… è il momento di iniziare a mangiare. Intanto si sveglia il mio compagno di stanza (Davide), io dopo la crudele esperienza della sera prima con la “cena” (altro che carboidrati…meglio non parlarne)… ho davvero fame!!! Fortuna che l’amico caro (Francesco), conosciuto all’arrivo in aeroporto, mi ha regalato un po’ di fette biscottate con 2 confezioni di miele. Le mangio tutte voracemente, poi 2 banane, il tè italiano trovato in un supermercato e la busta di frutta secca che era nella sacca del pacco-gara, mi chiedo se basterà a farmi affrontare i 42km!!!. Il tempo passa e mi vesto, la sensazione è quella di aver dimenticato qualcosa, in realtà è la tensione che diventa palpabile, tra pochi minuti dovrò uscire ed è meglio non lasciare nulla al caso e assicurarsi che non abbia davvero scordato nulla. Ore 05.15, lascio la stanza e mi dirigo giù, nei corridoi inizio a vedere la gente che si incammina sbadigliando, stiracchiandosi, si legge in viso quel sorriso di felicità che da lì a poco si trasformerà in realtà, dopo giorni, mesi e per alcuni, anni di sogni a occhi aperti per l’evento a cui tutti i runners del mondo farebbero carte false per partecipare…la regina delle maratone: la 42° ING NEW YORK CITY MARATHON 2011. Mentre sto per salire in autobus perdo di vista Davide e vicino a me siede un ragazzo (Luca) di Milano…mi racconta di quanto sia ansioso, essendo alla sua prima maratona, vuole chiuderla entro le 4 ore… mi chiede a quanto voglio chiuderla io… gli rispondo… rimane un po’ sbalordito…e dice: “Però!!!”. L’autobus arriva ai terminal dei Ferry Boat. Prima di scendere, su un sedile trovo un quarto di dollaro, lo raccolgo, decido che quello sarà il mio portafortuna e lo infilo nel taschino interno del pantaloncino (…per un attimo penso…”Ma sarò più pesante???...Scemino!!!” ... In quei momenti non sottovaluti nulla!)… Scendo, fuori fa freddo e corro subito all’imbarco. Approfitto così per fare la prima di una lungaaaaaa serie di pipì. Nella folla non so come, ritrovo (Davide) mio compagno di stanza… Nel traghetto ci sediamo vicini e osserviamo la splendida alba che illumina Manhattan  ,finalmente- un-pò- di-relax. Molti dormono, o meglio, riposano il più possibile. Quindici minuti circa e ci ritroviamo a State Island; sbarcati, ci aspetta già gente con cartelli che inneggiano ai runners accorsi da tutto il globo terraqueo… Se poco fa eravamo centinaia, ora siamo centinaia di migliaia… Qui vedo un po’ della vera New York, sporca e trasandata,un po’ come in alcuni film. Dieci minuti di autobus (…nel contempo mangio una banana…) e siamo a Fort Wadsworth e al “famigerato” ponte Giovanni da Verrazzano.. Scendiamo… incredibile!!! A camminare siamo milioni, tanti, davvero tanti… quasi subito ci preoccupiamo ancora di fare pipì ai tanti bagni chimici presenti. Arrivo al villaggio verde e poco prima saluto Davide, che è a quello arancione, scattiamo qualche foto ricordo con la macchina fotografica che si è portato dietro, perché non ha ambizioni cronometriche e vuole fare la sua corsa divertendosi a immortalare le immagini di questa, che i Newyorkesi considerano non solo una “corsa” ma una festa. Ci scambiamo un “Good luck!” a vicenda, ci abbracciamo e le nostre strade si dividono… il mio pensiero va a Francesco che non ho neppure rivisto…”So che farà bene…”.
Entro nel mio villaggio e sono solo, solo nel senso senza amico-spalla con cui condividere questi momenti che certo so resteranno nella mia mente per sempre… Stringo le spalle e mi dico: "Registrerò ogni momento, sensazione nella mia testolina”. Ore 8.00AM, inizio a girovagare, prendo tè, ciambelle, acqua, Gatorade. Ancora pipì, mi guardo intorno, il sole inizia ad alzarsi, è una gran bella giornata! Sole, cielo limpido ma ancora freddo. Mi cambio e lascio già qualcosa negli appositi contenitori. Mentre faccio un giro, al di fuori della rete metallica intravedo colui che da lì a due ore circa vincerà la 42°maratona di N.Y. con 02h05’05’’: Geoffrey Mutai, mi avvicino e lo saluto gridandogli “GOOD LUCKKKK! ”… Allunga una mano indicandomi con l’indice e annuendo, come a dire: ”Anche a te". Una voce dall’altoparlante in varie lingue preannuncia come comportarsi, dove andare, tempi di apertura cancelli, ecc.. Per passare un po’ il tempo, visto che non si può fare riscaldamento (…vi immaginate 47.500 persone che corricchiano in un “fazzoletto” di terra?)…mi incanto a  guardare lo sky-line di New York e tra me e me mi ripeto: "fantastica”.
È il fatidico momento: ore 8.45, apertura cancelli… Vado a lasciare la borsa trasparente al camioncino dell’UPS, con tutto ciò che mi servirà all’arrivo: roba calda e pulita (…"avrò davvero messo tutto il necessario??? Vengo assalito da dubbi, ma ormai è tardi, quel che è fatto, è fatto. L’unico rammarico,forse, è non aver messo dentro la fotocamera digitale per fare qualche foto alla fine, pazienza”!!!). Mi avvio al mio corral (cancello) n.6, entro, c’è già gente… ancora una sosta al bagno chimico, dopo ore di attesa, iniziano a non essere tanto puliti e se fossi una donna, non mi azzarderei neppure a toccare una maniglia di questi bagni, ma in questi casi  non credo se ne possa fare a meno. Passano 15 minuti e vengono aperti tutti i cancelli della Wave 1 (prima partenza)…Alcuni corrono già sul ponte, ma io vado piano, non c’è fretta ..”ora”! Trovo posto tra migliaia di persone, tira un vento freddo alle spalle, fortuna che ho lasciato il cappello di lana e una maglia addosso e con le maniche ho avvolto la gola… Un po’ di musica rock, la gente fa un urlo liberatorio, non ci si conosce, eppure quando gli sguardi si incrociano, ci si sorride l’un l’altro annuendo…Parla il sindaco di New York, l’atmosfera si surriscalda, ci siamo quasi…Parte l’inno americano… è silenzio assoluto, anche i tanti  elicotteri della Tv e del NYPD in questo momento si allontanano… Alla fine applauso e parte la musica dell’indimenticabile “NEW YORK, NEW YORK” mentre ti rilassi a suon di “pa pa paraba, pa pa paraba” pensando che l’ascolterai tutta, vieni investito da un’onda d’urto, un forte rumore che ti scuote!!!! BooOOOmmmMMM, Cos’è???!!! Impossibile!!!...Si parte… ed è un brivido, lancio la maglia che mi copre le spalle…e viaaaa! È partita la mia avventura… un urlo unisono dei primi 15.000 runners, tra questi mi dico, stavolta ci sono anch’iooooo. Dopo di noi, un altro boato di gente: sono gli altri 32.500 che aspettano giù dal ponte e dovranno correre con la Wave 2 e 3 a distanza di 20 minuti ciascuna… Deve essere stato emozionante per loro vedere noi che partiamo a razzo. Sono sul ponte Giovanni da Verrazzano e sto correndo verso la meta. Mi faccio largo zigzagando, ma è difficile perché tutti pensiamo la stessa cosa, cioè trovare uno spazio in cui correre. Riesco a svincolarmi e trovare un varco, al 2° Km, a metà del ponte, lo sento vibrare, ho un attimo di paura che subito passa pensando che siamo tantissimi ad attraversarlo battendo i piedi freneticamente! Alla fine del ponte sono a Brooklyn, vado troppo forte, troppo!!! Penso: "Antò riduci la velocità se vuoi arrivare alla fine”… È impossibile, inizio già a sentire l’incitamento della gente per strada… Passo ai 5km, guardo l’ora e i tempi…”Cavolo!!! Troppo forte 20’46’’Battista seguendomi dall’Italia me ne starà mandando di brutte”, penso!!! Corro, corro, vado. Ad un certo punto sento una voce da dietro che mi dice:…”Tu sei il crotonese????”…Mi si avvicina un ragazzo della mia età e mi dice che ha letto “Crotone” dietro alla mia maglia, che sta per aprire un’azienda a Crotone e gli hanno parlato di me…Gli dico: Piacere…, mi dice di chiamarsi Federico P. mi promette che quando verrà a Crotone mi cercherà, non tiene il mio passo e io mi allungo, il tempo di sentirmi dire: ”Vai forte…!!!” alzo una mano in segno di vittoria  per salutarlo. Senza grossi problemi da Brooklyn passo nel Queens, qui gli spettatori iniziano a essere davvero tanti per strada, i bimbi allungano la mano per darti “il 5” e le caramelle, gentili e teneri: cerco di non rifiutare a nessuno, ma mi accorgo di deconcentrarmi e sprecare energie, meglio in seguito evitare e concentrarsi più sull’azione di corsa. Sono qui per fare “Tempo, Io”…divento un po’ egoista, guardo avanti e faccio girare le gambe. Mi guardo attorno e vedo il fiume di gente correre, ognuno con la sua storia e voglia di riscatto, come la ragazza che supero, alta, bionda e con un fisico mozzafiato, la guardo ed è bellissima. Due persone la affiancano e seguono hanno una pettorina gialla con la scritta  ”assistent”. La ragazza, ha una delle due gambe con la protesi come “Oscar Pistoius” e fa davvero fatica a correre,come lei tanti altri hanno catturato la mia attenzione (gente con le stampelle, senza gli arti inferiori sulle carrozzine etc…etc..)  dove trovano la forza di affrontare uno sforzo del genere. Mi dico che sono davvero fortunato e in realtà “LORO” sono più forti di me, scuoto la testa, mi emoziono e cerco di andare…avanti, i pensieri in corsa devono essere positivi...e qui si rischia. Ai 18km avverto un senso strano, debolezza? Non so, ad ogni modo anche se con anticipo, prendo un carbogel infilato nei guanti, due assaggi e butto tutto… al rifornimento bevo acqua e mi sento meglio, intanto il pubblico urla “Gooo Antonio! Ciao Italia! C’m on Antonio!…” Si vola, inutile dirlo… Durante il tragitto non salto un solo rifornimento, farlo potrebbe dire “Fine corsa”…-Una cosa che ti porti a casa come ricordo sono le scarpe da tennis appiccicaticce,questo per il fatto che ogni 5Km c’è il rifornimento e sono milioni i bicchieri di Gatorade buttati attera. Anche se i volontari provano a ripulire un po’,è inevitabile metterci un piede sopra, e anche se ci riesci,certo non eviti  quelle lanciate in corsa da chi ti precede. Credo che alla fine della maratona potrei provare a scalare un palazzo come fa “Spider-man”. Ad un certo punto siamo al 24°Km, giro un angolo dopo ali di folla e… Il Queensborough Bridge, di cui tanto avevo sentito parlare, ora… finalmente è davanti a me! Capisci da subito che hai bisogno di concentrazione, è ripido, c’è un vento freddo che ti taglia in maniera trasversale e qui sei “solo” in canotta e pantaloncino (senza l’aiuto del pubblico), con il rumore dei tuoi passi e quello di quanti cominciano ad “arrancare”. Io lo affronto a sinistra e i miei piedi vanno da soli, tanto da non sentire una particolare difficoltà. Sono sempre in corsia di sorpasso e mi sento davvero “forte”. Riesco ad arrivare in cima e finalmente mi libero dalle paure e dai timori che mi accompagnavano. Affronto la discesa del ponte, insieme a un pompiere del FDNY, mi sorride e ricambio. Mentre arriviamo alla fine della discesa sento un boato, non capisco subito, ma inizio a vedere qualcosa e mi scappa un “OH-MY-GOD”: lui mi guarda e mi dice:” Gooooo Italia”! Se pensavo di aver visto tanta gente fino a poco prima, beh, ora capisco che sbagliavo. Entro nella famosa 1th Avenue…e qui è il delirio: la gente urla così tanto che i brividi sono così forti da far quasi male…è un momento indimenticabile e mi lascio andare, allargo la mano destra e la do a tutti mentre continuo a correre (…ma forse è meglio dire ”VOLARE” in tutti i sensi…)… la gente mi acclama di più, gridando…. “ITALIA-ITALIA-ITALIA, ANTONIO, ANTONIO!”. Sembra di stare ad una finale dei campionati del mondo, solo che in mezzo allo stadio invece di esserci 22 giocatori, ci sei SOLO TU!!! Vado così forte che supero tanta di quella gente da non averne idea. Ero stato avvisato da Battista che quello è il tratto che percorri più velocemente perché il pubblico ti spinge all’inverosimile. Dopo non so quanti chilometri mi accorgo anche che ero stato avvisato che la 1th Ave è lunga e sembra non finire mai…  beh ne ho le prove. Vedo in prospettiva i grattacieli sfiorare il cielo e in lontananza attaccarsi l’un l’altro. Il pubblico ora è meno numeroso e diventa un po’ più difficile correre. Inizio ad avere pensieri non del tutto positivi e capisco che in agguato ci può essere una crisi, non tanto fisica ma mentale e quindi il momento di pensare ad altro…(…inizio a cantare tutto quello che mi piace…). Vedo il cartello del 30km e credo sia giusto tirare due somme, controllo l’orologio, ci sono con i tempi e faccio una proiezione del tempo finale, mi dico “Bene!!!”. Devo ingannare il tempo e mi dico che mancano ancora 12km e rotti metri all’arrivo, “Sono tanti, penso”!!! Quindi decido di pensarla in miglia e non in km “Così riuscirò ad ingannare la mente”??? Siiii dai! 7 come numero suona meglio di 12…!!! 7 dai, sette miglia (1609mt) farò così…”Mi ritrovo alla salita dell’ennesimo ponte in questo caso è il Willis Ave. Bridge. Finalmente sono nel BRONX e la lunga 1th Ave è finita, penso che ora mi guarderò un po’ il paesaggio, non faccio in tempo a finire il pensiero che sento una fitta al polpaccio sinistro. “OOOOH NOOO!!! SONO CRAMPI”: sobbalzo e lancio un urletto… mi concentro e dico: “Calma, calma, calma, che faccio??? che faccio??? Fa male, ma male male, mi fermo? NOOO!”.  Vado un attimo nel panico e penso “Maledetta salita del ponte”… vado avanti, fatico parecchio e mi dico che devo ridurre la velocità, finalmente pare il dolore sia un po’ passato, ma è come se sentissi la bocca di “un cane pronta a mordermi nel caso facessi un passo falso”. Il pensiero è fisso e riesco a distogliere la mente da tutto questo, grazie alla musica che incontro nel breve passaggio che si fa nel BRONX, qui è il momento di tirar fuori un’altra bustina di carbongel e decido per la più grande che mi porto stretta nello slip sul fianco destro, un piccolo fastidio del quale mi libero felicemente. Ora sono ad Harlem, riesco a cogliere colori, odori e sensazioni di tranquillità. I cori gospel che accompagnano questo tratto mi aiutano ad affrontare l’emergenza… Altro ponte, Madison Avenue. Bridge, ora so di essere vicino alla famosissima  “Fifth Ave.”(la via dello shopping), che dovrò percorrere tutta. Affronto una curva e mi  trovo davanti ancora un mare di gente che urla, suona campane, barattoli, non so cosa di preciso, ma è chiassosa quasi da infastidire…Prendo forza e coraggio, vedo un po’ di verde e il cartello 35km, ma non sono ancora a Central Park, sto attraversando il Marcus Garvey Memorial Park, breve e intenso con i colori che l’autunno regala a questa magnifica città. Ora lo vedo,questo si, è Central Park!!!.Sento odore di arrivo, ma solo “odore”: perché è ancora lunga e si fa ancora più difficile, con la strada tutta in salita, tanto da vedere il fiume di runners che mi precede  fino in fondo. Cerco di spingere ma il piede mi dà problemi, so di perdere secondi, ma so di rientrare in quello che mi ero prefissato di fare come tempo di chiusura, mentre qui corro vedo i segni di cedimento di tanti, ma tanti runner che hanno avuto la peggio, sono completamente fermi, chi ha i crampi, chi si distende, chi cerca aiuto con lo sguardo, chi ti invidia perché tu ancora corri…e manca poco, davvero poco,”capisco la loro disperazione,ma devo pensare a ME”!!! Forte di questo mi dico: ”Stai ancora sulle gambe, che vuoi di più? Guarda avanti e arriva al traguardo, è quasi fatta.”… Per ingannare ancora la testolina dalle difficoltà, penso a Giuseppe e alle cose che mi diceva in allenamento mentre mi seguiva in bici: "Non ti arrendere mai, pensa ai sacrifici fatti per arrivare fin dove sei… Le alzatacce mattutine d’estate, le rinunce, la fatica….e ricordati che ti chiami CARVELLI ANTONIO…”. Chissà come va il campionato di calcio, il Crotone ha giocato ieri e ho dimenticato di vedere che ha combinato, il Milan ha vinto? In Italia mi staranno seguendo? E i miei amici Davide, Fabrizio, Eucherio? E tutti quelli che corrono con me a Crotone, Michele, Vito, Francesco, Antonio, Adriano, Raffaele,…e Scipione che l’ha già fatta questa maratona nel 1996? I miei amici della K42 di San Giovanni in Fiore, Paolo, Salvatore? Murizio, Giovanni, Luca a Cosenza? La mia Carmela, Marinella e Mena?Angela sarà arrivata a  Milano? Angela conosciuta in aereo si sarà sistemata bene a Washington??? Mamma Eliana e Davide…i miei colleghi, farò una buona figura? Battista mi starà gridando - Daiiiii ci sei quasi! Si ci sono quasi mi dico, entro in Central Park qui è ancora più dura per i sali-scendi e perché si arriva già provati dalla stanchezza, il pubblico ancora incita, loro non si fermano mai...
40KmOh-mamma-non-me-ne-sono-accorto… ci sono quasi! Come lo penso, l’adrenalina scarica sui muscoli e ancora giù crampi, al punto che ormai corro solo con il piede destro… è faticoso ma la gente, la gente è incredibile… a questo punto perdo lucidità mentale e non riesco più a capire dove mi trovo e perché mi trovo lì ???…Riesco a seguire le transenne e il pubblico che continua ad aiutarti tifando disperatamente per Te, a loro non importa se sei primo o ultimo,a loro importa che non ti arrendi e tagli quel traguardo  - Goooo, Italia, Go Antonio!. Ad un certo punto sento da dietro una voce che mi urla “FORZAAA CROTONE, VAI ANTONIOOOO” mi emoziono così tanto da entrare in una sorta di  trance e credo di non sentire più dolore! Tutti quelli che ti incitano sembra ti conoscano e quella voce deve essere per forza qualcuno che conosco e che mi conosce, forse la voce di Stefania, la mia collega di lavoro qui per vacanza o qualcuno del mio albergo, a ogni modo mi sembra familiare, ma è difficile distinguere bene in questa bolgia. Finalmente riconosco il Columbus Circle e leggo il cartello 800mt…non ci posso credere, “Sto per finire”, mi viene da piangere…mi trattengo e mi dico: ”Passa prima il traguardo: prima il dovere, poi il piacere…”. Avevo fatto gli allenamenti ogni giorno lì da quando ero arrivato a NEW YORK e mi era familiare ormai quel tratto di strada che mi separava dalla MIA “meta”. La gente continua ad incitarmi e sento uno che mi dice :”Vaiii ANTONIO, ce l’hai fatta, sei quasi arrivato”, ho il cuore in gola, registro tutto mentalmente, mi accorgo anche che ho ricominciato a correre quasi perfettamente, altro cartello: 400mt, l’arrivo si vede solo dopo questa curva ed è in salita per concludere in bellezza, ma ormai, ormai non importa…curva e ….lo vedo, lo vedo “THE ING MARATHON NEW YORK” di colore  arancione e blu… È bellissimo, l’ho desiderato tanto e ora è davanti a me e sto per passarlo... Punto la mano destra e indico con l’indice le telecamere e i fotografi, con la sinistra mi batto il petto ad indicare il nome “ANTONIO” lo sponsor “LORENTI ELIGIO” la nazione “ITALIA” faccio gli ultimi 200 metri così, riducendo anche la corsa per godermi il tripudio e il momento che sto vivendo. Un’occhiata al display ufficiale, ci passo sotto e vedo 02h57’03’’Ho fatto la mia MARATONA DI NEW YORK! Passato quel traguardo sento emozioni fortissime, contrastanti, come prima gioia, felicità, forza, dedizione, certezza, sento ME VIVO, ci sono, sono qui…è meraviglioso, è certezza di aver realizzato un sogno che era dentro di me ancor prima di nascere. Chi starà leggendo ora penserà ad un’esagerazione, ma sono certo che se tu che leggi, sei uno sportivo qualunque o certamente un runner, sai quel che voglio dire… La mia testa vola ai tanti pensieri che mi hanno portato fin qui, a mio padre che forse ha guidato la mia corsa da lassù, ai nonni, a Rufus, alle care persone perse troppo presto per poter vivere da quaggiù questa mia grande avventura. Un fotografo mi chiama  a voce alta e mi risveglia dalla stato di gioia che provo, mi chiama “ANTONIO, ANTONIO, quiiiii!”. Mi fotografa (lui è Giancarlo Colombo fotografo sportivo per Terramia), alzo le mani al cielo e immortala il mio arrivo del 06/11/2011 ore 12:43:08PM della 42°ING MARATON DI NEW YORK. I’M IN…
Tutto quello che accade dopo, lo lascio scoprire a Te… Ora tocca a voi…in bocca al Lupo… Antonio Carvelli da Crotone
carvelli.kr@gmail.com

71. La gara è stata dura...Come una pietra antica, spigolosa. Senza che il tempo l'avesse ammorbidita e levigata negli angoli. All'inizio baldanzosa e timida, allo  stesso tempo, avvisata dai vecchi "marinai" di quali pericoli avrebbe nascosto. I primi km una festa fragrorosa di gente, musica a palla, bambini con le mani tese, "paisani" che riconoscono i colori, i volti, forse anche gli odori di casa. È tutto incredibile: Brooklyn che da un nome scontato diventa volti, colori, immagini, limoni offerti a fette, aiuti all'anima di chi ha scelto di faticare per riconoscersi...E le gambe volano anche sui ponti erti e sull'asfalto appiccicoso. Toccare le mani dei bambini strappa gioia ed energia, ma tant'è! È questa la New York che immaginavo e allora vado avanti, incurante e fiero, timido ma cresciuto: la voglio così questa fatica, come viene. All'inizio la strada curva verso la gente, li guardo e imparo tante cose. Vorrei essere così, provare a sostenere chi affronta la propria sfida; partecipare comunque, anche dal proprio angolo e darsi a qualcosa che si aspetta ma non si conosce. Attorno poco sudore e molti sorrisi che pian piano diventano smorfie e dolore, come attimi che seguono accaniti tempi lunghissimi: aspetta ancora un po. Ad un tratto non sembra più di essere sospesi, i tempi si allungano e la festa finisce. Comincia dentro un ritmo diverso, la mente elabora passi diversi mentre la strada sale e le urla spariscono. C'è un lampeggio in cima alla montagna che sembra una meta, ma è soltanto il segno del ricominciare ancora a spingere. Un pezzo di me dice di lasciare perdere, ma un'altro grida più forte e lo spazio si dilata, avvicina i propri mostri e li distrugge; comincia la gara vera, con se stessi. La prossima tappa è l'incontro con l'unico e il raro che infonde energia infinita, ma la speranza si perde in delusione. Dieci venti trenta strade uguali a se stesse e nulla. Inizia la paura più grande, molto più grande: di aver osato troppo, di aver abusato del coraggio. Mi fermo e cerco smarrito un appiglio, prendo fiato, urlo e spero. Chiamo e leggo un candore bello che mi cambia all'improvviso: l'appuntamento è solo rimandato! L'urlo riprende, Harlem, Bronx, fame e fatica insieme, ma anche nomi che ricordano la giovinezza allegra. Nutrire la mente mi fa bene, decisamente... Allungo e alzo lo sguardo verso il dopo e vedo una striscia infinita di persone, asfalto, storie. Ma per vederle devo chiudere gli occhi, guardarmi dentro, vincere la paura di non farcela. Ora è tutto buio ma alla centesima strada so che sarò felice, avrò il mio premio, abbraccerò il mio futuro. Ma è dura. All'improvviso si spegne la luce. Mi fermo. Cammino. Respiro. Mi piego. Inciampo... Sento il mio nome, il paese! Mi squoto, riprendo e alzo gli occhi da terra. Vedo me stesso riflesso negli occhi dei miei figli. E rinasco.... Come una furia li stringo, incredulo, e fiero e bugiardo li rassicuro, io, che avrei voluto morire solo pochi attimi prima. Che mi sarei frustato per averli persi...Ora tutto riluce di gioia. Manca solo la coda dello sforzo e siamo a settemila lunghissimi metri dalla meta. Rivedo la gente, i volti. Dopo un interminabile buio mi accorgo dei colori caldi, del tempo che è passato, delle gambe che mi sorreggono ancora bene, delle mani tese dei bimbi che vogliono sfiorare le dita di quegli strani esseri che stravolti compiono la loro impresa. E si entra nel Parco tante volte amato e desiderato come una donna irraggiungibile. Caldo tenue solenne armonioso vivo, vivente. Come se avessi riposato fino ad allora mi sento all'improvviso leggero e vitale, agile, scattante, sereno. Sorrido da dentro. Lo scopro ora, dopo aver digerito quelle sensazioni e averle macinate, che quel sorriso non mi ha più abbandonato, mi viene dietro come un cane affezionato, mi segue e mi corazza. Avverto il contagio di questa strana malattia bellissima che vorrei non guarisse mai. Negli ultimi lunghissimi metri ho urlato al mondo, dal centro del mondo, qualcosa che ancora non so precisamente. Ma se rivedo le fotografie dell'arrivo vedo un gesto che avvolge tutto, un sorriso che vola più in alto, un orizzonte, un magico uomo felice che pian piano ha traguardato il suo destino verso una direzione ancora sconosciuta,  ma inevitabile...
Giuseppe Alagia da Roma
alagia@fastwebnet.it

72. Carissima Terramia, avrei voluto scrivere questa mail qualche giorno fa, con l'intento di ringraziare la vostra splendida struttura per aver contribuito ad avermi fatto vivere una stupenda esperienza e contemporaneamente avrei chiesto la vostra collaborazione per ricercare una persona conosciuta a New York, ma di cui purtroppo non avevo nessun recapito. Correrò il rischio di essere un po' prolisso, ma vorrei raccontarvi questa splendida esperienza. Sono un modestissimo sportivo quarantottenne che corricchia fondamentalmente per due motivi, cercare di mantenere una discreta forma che mi consente di praticare altri due sport ai quali sono affezionato da anni (il Karate e lo sci) e per il gusto di stare con degli amici in armonia. Uno di questi, per altro, qualche anno fa avendo ricevuto in dono una splendida figlia con una rarissima malattia la S.M.A. (cugina della SLA) ha deciso di costituire una ONLUS dandogli un nome particolare "SMArathon"!!! ONLUS che raccoglie fondi per la ricerca, ovviamente, specificatamente relativa a questa malattia.
Vi lascio immaginare, visto il nome che si ritrova, dov'è particolarmente attiva questa ONLUS! Posso solo dirvi che alla maratona di Milano eravamo in più di 200 a vestire la maglietta arancione di SMArathon. Bene, con Luca e altri 13 amici del gruppo SMArathon siamo partiti per NY con la vostra organizzazione e non erano proprio 13 amici qualunque, c'erano infatti due parlamentari (PD e Lega), il proprietario (con la moglie) di una casa di moda conosciuta in tutto il mondo e primo negoziante della quinta strada di NY della storia, due noti avvocati milanesi, due industriali bresciani, il proprietario di un'emittente televisiva nazionale, etc. etc., insomma avete capito, l'unico sfigato del gruppo è il sottoscritto. Anche perché il 13 giugno 2011, in piena preparazione, proprio per NY, durante una partita di calcio mi sono infortunato ad una caviglia; rottura dei legamenti, distorsione di terzo grado etc. etc. Tre settimane prima di NY per la prima volta ho tentato una corsetta con il gruppo di amici, ma non sono riuscito a fare un granché e quindi sono partito senza scarpe, né pantaloncini, con l'idea di fare il fotoreporter del gruppo videoriprendendo gli amici alla partenza, fotografandoli, magari, durante il percorso e all'arrivo. Giunto a NY il venerdì, un po' per il clima instaurato sia dalla vostra organizzazione che dal mio gruppo, un po' per l'atmosfera generale, ho deciso di ritirare il pettorale e quando mi sono ritrovato nella struttura adibita alla consegna del numero magico, ho deciso di provare a partire e quindi ho provveduto a comprare in quella situazione tutta l'attrezzatura necessaria compreso uno zaino che ritenevo indispensabile perché pensavo che dopo qualche Km mi sarei dovuto fermare e quindi avrei avuto bisogno degli indumenti per coprirmi. Dimenticavo di dire che al contrario di quasi tutti gli amici del gruppo che erano già stati con voi alla maratona di NY, per me questa era la prima esperienza. La mattina della domenica, sul vostro pullman ho iniziato a respirare un'aria veramente speciale ed anche se assomigliavo ad un pacifico turista con zainetto in spalla e telecamera in mano stavo entrando sempre di più in questo magnifico mondo della maratona più spettacolare dell'universo. Alla partenza, ovviamente, sono stato abbandonato dagli altri amici e mi sono messo in un cantuccio pronto a partire con molta tranquillità, dopo essermi naturalmente fasciato in maniera molto evidente il caviglione. Subito dopo il ponte di Verrazzano incontro questo fantastico personaggio con i capelli bianchi e qualche chiletto di troppo (ma d'altra parte anch'io che di natura non sono proprio esile, avevo accumulato 6 Kg durante il periodo di inattività) naturalmente con la maglietta di Terramia, ma assolutamente personalizzata, infatti appariva il suo nome (Loris) e la sua qualifica !!! Coach. Mi osserva e mi chiede come mi chiamo; dopo di che esordisce con: caro Silvio io e te faremo la maratona nel modo migliore in assoluto!!! Come si deve fare la maratona di NY, vivendola con la gente. Loris mi dice anche che dopo più di 30 maratone con un personale di 3,01 si sta dedicando ad allenare gli altri e dal suo marsupio prende una macchina fotografica e mi dice: tu continua a videoriprendere che io fotografo e vedrai che arriviamo fino alla fine, dicendomi anche che grazie al "clima" di NY, anche gli zoppi come me possono farcela. Devo dire che la crisi del ventottesimo/trentesimo km è stata pesantuccia e non so se avrei potuto superarla senza l'aiuto di Loris. Le circostanze hanno voluto che al trentasettesimo km, se non ricordo male, ci siamo persi e quindi siamo arrivati all'arrivo in poco più di 5 ore, disparati e per quanto mi riguardava anche molto dispiaciuto di non aver potuto prendere neanche il numero di telefono di Loris. L'altro ieri Silvia, altra splendida e gentilissima rappresentante di Terramia (caro presidente, prima o poi mi racconterà come fa ad avere collaboratori tutti bravi e simpatici) mi telefona dicendomi che un tal Loris mi stava cercando e che ovviamente per motivi di privacy non gli avevate dato i miei recapiti, ma avete provveduto a fare il contrario, cioè a darmi il numero di Loris che, ovviamente, ho già sentito ed ovviamente vedrò presto. Da tutta questa avventura ho ricavato qualche fotografia del gruppo SMArathon/Terramia, ma soprattutto un filmato di circa 1 ora molto particolare, soprattutto per quanto riguarda tutte le fasi della corsa, infatti sono partito con zaino e telecamera in mano e sono arrivato nello stesso modo. Se dovesse per caso in qualche modo interessarvi la documentazione sia fotografica che cinematografica non ho nessuna difficoltà ad inviarvela. E tornando a ringraziare nuovamente tutta la vostra organizzazione, vi saluto con affetto. Grazie ancora.
Silvio Rancati da Basiglio  (MI)
s.rancati@rbtrade.it



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