"Noi tutti lavoriamo per fare della Maratona di New York non la più partecipata del Mondo, ma quella organizzata meglio"  
Fred Lebow Fondatore del NYRR
(foto©Brightroom)

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LE MIE PRIME 100 GARE

Publlicato: 30 aprile 2009
di ROMANO PURRO

Cento. Cento gare, cento pettorali, cento partenze, quasi (99) cento traguardi. Non è un obiettivo raggiunto, semmai una tappa intermedia. Lo stesso, ho voglia di condividere, di ringraziare. Non per una facile esaltazione, forse per dare uno sguardo all’indietro, sicuramente per meglio scorgere il domani. Si è conclusa da poco la maratona di Londra, la 38ma maratona per me, e appunto, la mia 100ma gara. Di tutte conservo un ricordo, un’immagine, non ci sono state gare inutili, o corse controvoglia. Da circa tredici anni, quasi un terzo di vita (o poco più di mezza vita), rincorrendo un traguardo che forse non era solo uno striscione, una medaglia, un rinfresco. E che forse ancora devo realmente raggiungere, tagliare, scoprire. Uno sport (ma il termine è alquanto limitativo per quanto possa offrire quest’attività) che mi ha dato tanto, forse la soddisfazione più grande è proprio quella di scoprire nell’anima, e per fortuna anche nel fisico, la voglia incessante di continuare, scoprire ancora. Nel fisico, appunto, forse la fortuna più grande, anche se qualcuno non era d’accordo. E nella mente. E qui ci siete tutti voi. Quanti amici conosciuti attraverso la corsa, dalla prima gara a questa centesima, in tanti paesi, storie di vita. Ci sono innumerevoli immagini dietro di me, non sarebbe giusto fare una graduatoria. I 42km195m di Pisa sono lunghi quanto quelli di Londra. Nessuna gara s’improvvisa. Dal Giro della Garbatella (50 partecipanti?) sotto casa alla maratona della Grande Mela (40'000) nel continente americano, ogni percorso ha lasciato una traccia. Ci sono stati i Vivicittà, i giri di quartieri a Roma, delle città belghe e olandesi, la Maratona di Roma, amore e odio con la gara madre, le notturne di San Giovanni a Firenze, il Miglio (sempre) di San Giovanni, ma a Roma, il fantastico finale nel tramonto della Baia del Mont Saint Michel e quello tra i ponti di Venezia, lo stadio di San Sebastian con il mio tifoso più giovane e quello, olimpico, di Amsterdam, la prima sotto le tre ore a Prato della Valle, le numerose mezze tra le quali Eindhoven, quella del record nel giorno della caduta più seria in gara, Losanna conclusa mezz’ora prima del previsto e con papà al bar, i quattro giri (e i sette secondi) di Parma e il mare di Palermo, l’Abbazia di Cassino e le bellezze umbre e marchigiane, le fontane di Spinaceto, le Chiese del Torrino, i paesini del veneto, le salite di Namur, il tifo di Madrid, il mare di Ostia e quello di Knokke e dell’Aia, i due milioni di tifosi di New York, la mezza troppo lunga di Verona, il fascino di Firenze e le bellezze svedesi e ceche, il tramonto lussemburghese e la storia incontrata, toccata per mano, a Berlino. Solo qualche cartolina, ma potrei citare tutte e cento, davvero. Ovunque amici, campioni conosciuti. In gara con miti che ho visto solo da lontano, come Stefano Baldini o Haile Gebreselassie (quale altro sport ti permette di essere al via con il podio al completo delle ultime Olimpiadi?), e altri campioni con i quali ho avuto l’onore di correre da vicino, sono stato nel Gruppo Armstrong, ho aiutato Paola Sanna nella rincorsa verso il suo prestigioso podio catalano.

In tredici anni il mondo intorno a me è cambiato, cresciuto, come sono cresciuto forse anch’io, ma sempre ho potuto avere con me il bene più prezioso, l’affetto, il tifo di tutti voi. Chi in un periodo, chi in un altro, nell’arco di queste cento gare, tutti mi avete dato qualcosa. Qualcuno mi segue quasi dalla prima, qualcuno dalla 99ma... Un incoraggiamento, un consiglio, una domanda. Ricordo tutto, ricordo chi mi ha chiesto se fosse più lunga la maratona di Roma o quella di Firenze, chi si è raccomandato di non stancarmi, chi non ha mai fatto mancare il messaggino la notte prima, chi la stessa notte prima (non solo degli esami) mi riteneva, a ragione, asociale, chi ha detto che tanto era uguale, chi mi ha chiesto a cosa pensavo mentre correvo, chi mi ha chiesto se avevo corso a New York e ora mi chiede se ci torno, chi mi ha chiesto della maratona dell’Eur e di quella di primavera, chi credeva fossero cento maratone, chi sente lo squillo all’alba, chi mi chiederà dove è stato l’unico ritiro e perche, quelli che mi hanno chiamato ieri sera, quella che la maratona misura circa 40km. Ricordo chi mi ha ospitato, anche senza mai avermi conosciuto prima, gli alberghi, il caro Collemar-athon club, le trasferte, le colazioni, le cene, le macedonie, la ricerca del caffè, la Roma la sera prima, le tensioni, Terramia, i dubbi e anche le paure, le soddisfazioni e le braccia alzate, le colonne sonore, l’abbigliamento, i cartelli dei km, e dei miles, il pubblico, il freddo e il caldo, la pioggia vera e quella artificiale, la neve anche, e ovviamente i numerosissimi, infiniti allenamenti, soprattutto a Roma, con i fedelissimi compagni su percorsi che nessuno sa, tranne noi, i primi gennaio, ricordo con immenso piacere i due stage a Livigno, e poi le Expo, le riviste, le foto, le spille, le mantelline, la vasellina, i tesserini e le liberatorie, i gradini, le due maratone in sette giorni, i racconti, gli scritti. Non farò nomi, anche se dovrei, perche con tanti ho, ho avuto uno scambio speciale, un rapporto legato alla corsa. Chi conta per me lo sa già.

Cento gare non sono un traguardo, sono forse un momento di breve riflessione, condividerlo con voi è una piccola cosa che significa tanto per me. Breve perche è avanti che bisogna guardare, non solo nella corsa naturalmente. Venerdì, se tutto va bene, saranno già centouno. Ho con me tanti ‘tifosi’ in più rispetto agli inizi, ma anche qualcuno che ha lasciato troppo presto la tribuna. Ma che da qualche altra parte, lo so, tifa ancora più forte. Anzi, forse dall’alto si vede meglio. Guardando molto lontano, spero anch’io di avvicinare qualcuno a questo sport, il più semplice, perche si tratta di portare le proprie scarpe da un punto a un altro, il più affascinante, dal mio punto di vista, perche meglio di qualsiasi altro coniuga forza fisica e mentale. Dove serve disciplina e rigore senza però prendersi mai troppo sul serio.

Non ho citato nessuno di voi, non voglio enumerare tempi o chilometri, chi mi segue già li conosce. Ho citato invece luoghi, viaggi e sensazioni. Perche il viaggio continua, e siamo in tanti a compierlo. Grazie di cuore.

Per concludere un commento su, appunto, la centesima gara, Londra, chiusa in 2.57.10, la mia seconda migliore dopo Berlino. Una gara non facile, ma che consiglio a tutti. Una piccola New York, con le dovute proporzioni: organizzazione molto buona, pubblico fantastico. Per me la quinta consecutiva sotto le tre ore, la prossima maratona sarà a Lussemburgo, prevede un percorso semi-collinare, quindi la cinquina conclude credo un miniciclo. Saluto i nuovi amici conosciuti a Londra, ringrazio con affetto Chiara, Ilaria, Marcella, e Orlando e, ancora una volta tutti gli amici che mi sopportano e incoraggiano.

Prima di partire per Londra ho saputo che una ragazza del nostro gruppo, Michela, non avrebbe mai raggiunto Greenwich e la sua zona di partenza. E proprio li, a trenta secondi dal via, a pochi metri dalla linea di partenza, la mia strada ha incrociato quella di Domenico, anche lui pronto come me a sfidare la City. L’ultimo pensiero del mio racconto, lo rivolgo a questi due ragazzi abruzzesi.
Grazie!

Romano

Bruxelles, 30 aprile 2009









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