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| New York City ama i suoi maratoneti, e in modo particolare gli italiani. Durante la Maratona quante volte vi sentirete dire.. Dai! Italia! Dai! Terramia!... Antonio Baldisserotto |
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E' difficile da raccontare con le parole quello che ho vissuto..
New York in sè, e la sua maratona in particolare, rappresentano qualcosa di
sconvolgente, che ti rimane marchiato nell'anima!
di Matias Grandi, pettorale # 26457
Estratto della classifica
La città ti avvolge
con le sue milioni di braccia lungo le strade. Abbraccia i top runners,
eleganti e potenti nel loro gesto, e anche quelli come noi, i Mathias
le Aline, i Daniele e i Nicola, che corrono confusi insieme a tanti
altri nomi, nella mischia, in fondo....
Ciascuno di noi corridori ha una storia da raccontare, appena celata
dalla faccia sorridente delle prime miglia, o dalle smorfie delle
ultime..e loro, i newyorkesi, questo lo capiscono..incitano tutti allo
stesso modo, sanno che dietro ai runners c'è una ragione profonda che
li spinge a macinare miglia su miglia, e anche se non la conoscono, la
rispettano!
Chi l'avrebbe detto, per quanto mi riguarda,se corro con la memoria al
mio passato, di potermi ritrovare su quella linea di partenza..
Ricordo ora tutto quasi con dolcezza: scherzi del destino, reagire ad un vaccino quello dell'antipolio all'età di 5 mesi, una poliomelite
spastica alla parte destra del corpo..e qualche inconveniente, un piede
equino ad esempio, allungato solo a 4 anni grazie ad un accurato
tagliuzzamento del tendine d'Achille, tutt'ora la non completa
rotazione del piede destro..io correre? ma se a scuola per questo
dannato problema, durante la fase dello sviluppo, l'ora di educazione
fisica la vedevo dalla panchina...eppure..sono lì, cavolo, sul ponte di Verrazzano..io uguale agli altri, la mia storia una tra le tante..
Elicotteri in cielo ci ricordano che siamo in diretta su decine di
emittenti, mancano pochi minuti al via e io lì vicino ai pace maker
delle 4h15m/4h30m..ho appena salutato con un abbraccio mia sorella che partirà più indietro..con lei ho condiviso tutta quest'avventura,
comprese le ore che non passavano mai dell'alba..accampati sui prati,
sdraiati a trovare le energie, a mangiare..a fare le file per i bagni..
e l'adrenalina che sale sale..
Poi piano piano la gente inizia a camminare, davanti il cannone ha
dato il via, ma qui in fondo ci vorrà ancora molto tempo..minuti
interminabili, in cui sei alzato in punta di piedi a vedere se là in
lontananza le migliaia di persone che ti precedono, stanno iniziando a
correre..
Quando imbocco il ponte e inizio ad accennare i primi passi di corsa è
già passato un quarto d'ora circa.. ci son dentro, è iniziata la mia
maratona di New York..faccio in tempo a fare un km e sulla discesa del
Verrazzano, l'ennesimo bisogno fisiologico mi si presenta in tutta la
sua urgenza..siamo ancora sul ponte, molti runners con ugual problema
si spostano a lato e fanno pit stop..li imito, ma lo stato emotivo mi
gioca un brutto scherzo e passa più di un minuto prima che mi reinfili
definitivamente nella corrente dei corridori..
E' bello correre insieme agli altri, è la prima volta per me e guardo
quasi con stupore i miei compagni di avventura, chissà loro come si
sentono, poi finisce il ponte e New York ci mangia:l'impatto con
Brooklyn è caldissimo!..il nome sulla maglietta mi rende protagonista,
mi chiamano, storpiano il mio nome "Mathaas"..
Io corro sul lato della strada e do il cinque a decine di persone.Mi
sento quasi un eroe per qualche istante, durante le frazioni di secondo
in cui io e i supporters incrociamo gli sguardi..
Passano i km che neanche me ne accorgo, ho un ritmo lento,freno a mano
tirato, oggi importa solo arrivare e assaporare ogni istante di questo
sogno..l'orologio lo guardo pochissimo, tanto ci pensa il microchip
attaccato alla scarpa a notificare a fidanzata, parenti e amici, come
sto andando... dopo una quarantina di minuti una mano sulla spalla, è
l'amico Daniele, contento del suo ginocchio che ancora regge..si sta
divertendo anche lui..e poi poco più avanti Nicola..con il quale ci
faremo compagnia, a momenti alterni, per almeno 22 km..
"Aizzare" il pubblico stanca, così ogni tanto mi rintano in mezzo al
gruppo, devo durare a lungo e sarebbe un peccato afflosciarsi prima del
tempo..
Sfilano decine di complessini, suonano musica che ti galvanizza e ti
spinge in avanti come una molla. Personaggi improbabili, vestiti in
modo stravagande, mi superano..ho visto superman passarmi baldanzoso,
l'ho risuperato qualche km dopo mentre andava al passo!...sarà
incappato in un rifornimento alla criptonite :-)
I rifornimenti..drammatici momenti per me..bere da un bicchiere di
carta in corsa è operazione tutt'altro che semplice, la prima sorsata
anzichè in bocca finisce automaticamente in faccia, sono tutto
appicicaticcio di gatorade..inevitabilmente freno per riuscire a bere
qualcosa ed è in questi istanti che Nicola mi raggiunge o allunga..lui
ha una macchina fotografica di quelle usa e getta, ogni tanto mi fa
scattare in avanti e girarmi a fargli foto..saranno uscite chissà
come.. parlando con il mio compagno di sofferenze passiamo il Polansky
Bridge..la mezza maratona, con la quale ci immettiamo nel Queens..
chiaccherare distrae dalla sofferenza, anche se ogni tanto Super Bond
(soppranome di Nicola) fa delle uscite angoscianti.."mancano ancora 20
km oh"... :-)
Il percorso fino a quel momento è stato solo apparentemente piatto..in
realtà queste strade americane sono tutte un sinuoso sali e scendi..ci
sono dei tratti in cui la strada sale in modo continuo, come nei pressi
del quartiere ebraico..che strani a proposito i tipi con la barba
lunga..a loro non è che fregasse molto della maratona e infatti in
questo tratto ho notato un brusco calo di pubblico..
Dopo il Polansky bridge è tutta un'attesa..so che sta per arrivare il
ponte maledetto, lo spartiacque tra la maratona spensierata e quella di
fatica, il Queensborought bridge..lo vedo da lontano..la strada ha un
andamento per cui si possono notare le teste dei corridori davanti che
stanno iniziando la salita del ponte.. siamo attorno al 26° km.. passi
dall'incitamento al silenzio, solo il rumore dei passi dei corridori..
La prima parte del ponte è al buio, dentro la galleria..c'è chi urla,
chi intona l'inno americano..poi si esce dalla galleria e alla nostra
sinistra Manhattan e il suo skyline..ma non fai in tempo a godere di
questo panorama, che potenti raffiche di vento gelido ti prendono
trasversalmente, capisci qui tutta la durezza del ponte, e non sei
neanche alla cima..c'è chi inizia a camminare..io mi sento ancora bene
e chiedo permesso, supero pace makers scoppiati (ma non dovevano tenere
un certo passo? ce ne fosse uno che ha tenuto il ritmo che aveva
indicato sulla maglietta!!)..sulla discesa cartelli simpatici
dell'organizzazione ci ricordano che "Ora viene la parte più facile"...
ironizzano!
Scesi dal ponte è il delirio, lo scenario cambia..la strada si
allarga, siamo sulla First avenue, in piena Manhattan ( dal nome
indiano isola delle colline :( ) e le persone ai lati delle strade si
sono moltiplicate a dismisura, è tifo da stadio allo stato puro, un
attimo di commozione, condito dalla voglia di accellerare, aumento
leggermente..è qui su questa lunga strada che porta al Bronx che
qualche km dopo, attorno al 30° perdo di vista Nicola..ora sono solo..
sale e scende la First avenue..in modo molto più accentuato..le gambe
inizio a sentirle...sono dure, ma vado.. Sto sul lato destro della
strada, supero centinaia di persone che camminano, sono in perenne
corsia di sorpasso.. il Bronx al 32°km ci da il benvenuto..lo si
raggiunge con l'ennesimo ponte, quanto li odio i ponti..case colorate
di viola, musica di rocky..non manca molto, le signorine del gatorade
scandiscono le miglia alla fine.. si rientra in Manhattan ad Harlem, ho
freddo e un pò di fame..già qualche km prima avevo accettato delle
banane dal pubblico..accetto anche degli spicchi di arancia, che
succhio avidamente..si scende verso central Park..
35°km, scene di disperazione ai lati della strada..una runner è stesa
sul marciapiede e si contorce piangendo..è circondata dai medici..
capisco tutto il suo dramma, manca così poco all'arrivo e una crisi
fortissima la sta costrigendo al ritiro..penso a mia sorella, chissà
dove sarà in questo momento..spero che a lei vada tutto bene!
Cala la luce, la vista degli alberi di central park attenua la
sofferenza delle mie gambe che stanno diventando blocchetti..ma supero
continuo a superare persone, non mi ferma più nessuno..sono alla resa
dei conti,ho rotto ogni argine..Sono quel ragazzo seduto sulla panchina
durante le ore di ginnastica, che ora si sta prendendo la rivincita..
fate largo, ho corso meno di voi..ho tanta strada da recuperarvi, lo
faccio così, a mio modo..
Una carica interiore più forte di qualsiasi sofferenza mi spinge in
avanti, la sofferenza in fondo come scrivono qui sui cartelli è
temporanea..quello che rimarrà per sempre sarà l'impresa che sto per
compiere!
.. Le gambe non le sento più..supero i miei limiti, i 36 km
dell'allenamento..i 37 e così via..e in un soffio sono sopra i 40, mi
trovo in un equilibrio fragilissimo, se accellerassi di solo qualche
secondo mi partirebbero i crampi, mi sento un vaso di cristallo, ma
Columbus circle è là, lo vedo..è là che si svolta dentro il parco e da
lì mancano poche centinaia di metri.. mi viene da piangere ma non ho
lacrime, sono tutte scivolate via col sudore, ma mi commuovo eccome se
lo faccio..lo vedo il traguardo, in un istante penso alla mia vita, a
quanto in fondo sono fortunato se sono qui..alzo le braccia al cielo,
mi porto le mani al volto, immortalato in fotografie che rimarranno per
sempre.
Un pensiero va alle persone che amo, che erano dall'altra parte
dell'oceano a tifare per me, a loro dedico questa gara 4h37min33sec
Mathias Grandi, 27 anni, maratoneta. |
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