Tanto per cominciare, come sempre è colpa delle donne.
La mia, in questo caso. Che ad aprile mi dice "Se la fai con me vengo anch'io a New York". Io mi sento per una volta di contare qualcosa in casa e dico perchè no?
Però al tempo stesso penso che non posso preparare una maratona e corricchiarla, così studio il calendario e decido di fare la doppia, sul serio Carpi e passeggiando New York. Tac! E invece quando manca un mese la principessa si toglie la maschera e rivela il bluff, "Non me la senta di correre, ho paura di volare, non mi piace venire a New York con te che ti porti dietro quattromila uomini in mutande e canottiera (su questo ha ragione...) e quindi il fenomeno cosa fa? Le corre sul serio tutte e due, col risultato che a due terzi di corsa domenica mi sono trovato con tutti i dolori del mondo e la nausea da chilometri (che non è vomitare come ha capito Bagatta, semplicemente non avevo più nessuna voglia di correre).
Così ho mollato, ho tagliato Manhattan in orizzontale e mi sono trovato subito dopo il traguardo con quelli che finivano in due ore e quaranta circa. E sinceramente non mi sento in colpa, solo stupido per aver preteso ancora una volta troppo da me stesso. Adesso è ora di ricaricare le batterie e la testa.
Queste sono le immagini del prima e del dopo, tutti insieme prima della corsa e il culo degli altri che si allontana all'orizzonte.
Tranquilli, vi vengo a prendere.
Scritto il 08/11/07 alle 13:03
E' colpa mia
E' solo colpa mia, e della mia abitudine di trasformare ogni gioco in una cosa seria.
E' vero, tutti i "mi hai deluso" per non aver finito la maratona sono quantomeno esagerati, non essendo io un atleta professionista e non essendoci in palio certo l'orgoglio nazionale, però me li sono cercati prendendo troppo sul serio quello che dovrebbe essere solo un momento di divertimento.
Però è una trappola dalla quale è difficile salvarsi quando si entra nel circolo vizioso della comunicazione, specie di quella dei nostri giorni , fatta di blog, sms, mail e dove il privato diventa pubblico, dove tutti hanno la possibilità di dire tutto.
Non sono uno sprovveduto (anche per motivi anagrafici...) e a quelli che potrebbero eccepire che non sono obbligato a raccontare (come faccio) tutti i fatti miei rispondo che in verità quello che racconto è solo quello che mi va di raccontare, che c'è tutta una parte della mia vita che evito accuratamente di mettere in piazza, però insomma sono equilibri difficili.
Volete sapere il motivo vero per cui sono "scappato" dalla corsa domenica? Perchè nel momento in cui mi sono fermato per il dolore alla spalla mi sono trovato in mezzo a decine di italiani che, in maniera assolutamente affettuosa e premurosa, hanno cercato di venirmi in soccorso.
La loro intenzione era ovviamente molto carina ma io mi sono senntito come nudo e sotto un riflettore e non ho trovato niente di meglio che scappare. In verita dopo pochi minuti il dolore se ne era già andato e mi è rimasta solo la frustrazione.
Ma è solo colpa mia.








