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New York City ama i suoi maratoneti, e in modo particolare gli italiani. Durante la Maratona quante volte vi sentirete dire.. Dai! Italia! Dai! Terramia!... Antonio Baldisserotto

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42a ING New York City Marathon™ 2011

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La Mia storia della Maratona, di Fabrizio dell'Amore

Estratto della Classifica

New York – 4 Novembre 2007 –

Sono le 5.00 del mattino, il cielo è sereno e New York sta ancora dormendo, ma la grande macchina organizzativa della maratona è già al lavoro, migliaia di persone arrivate da ogni parte del mondo vengono ordinatamente raccolte e trasportate a Staten Iland all’ingresso del ponte di Verazano, luogo di partenza della manifestazione.
Arrivato al campo base resto colpito dalla perfetta organizzazione americana, non si direbbe che più di 40.000 persone siano arrivate più o meno contemporanemente nello stesso posto. I prati destinati ad accogliere i concorrenti sono già tappezzati di centinaia di maratoneti, alcuni approfittano della colazione offerta dalla organizzazione, altri si lanciano in esercizi di stretching ma la maggior parte dorme, o almeno ci prova. Il sole inizia a scaldare la fresca mattinata e il momento della partenza si avvicina, lentamente prendo posto nel lungo serpente formato dai concorrenti, si procede a passo lento mentre in cielo si alzano elicotteri e dirigibili.

Mancano ormai solo pochi minuti, gli ultimi ripari dal freddo vengono abbandonati, ovunque si vedono felpe, guanti e cappelli, un ultimo saluto alla mia felpa Adidas compagna di tante avventure, saranno tutti raccolti e dati in beneficenza. Alle ore 10.15 precise un colpo di cannone, accolto da un boato, da il via alla maratona. Il gruppo tenta di aumentare l’andatura ma per ora è veramente impossibile pretendere di andare oltre il semplice passo, siamo come sardine in scatola ma finalmente la strada, all’ingresso del ponte, si allarga e si può iniziare ad allungare il passo, per la corsa vera e propria ci vorrà ancora qualche km, un marines americano mi batte un cinque e mi urla “Good luck”, ora sono carico a mille. La voce Frank Sinatra risuona negli altoparlanti, il rumore degli elicotteri, il battere di migliaia di piedi e centinaia di voci, è in questo momento che realizzo di essere una goccia in un fiume umano.

 

Supero il ponte di Verazano e sono a Brooklyn, finalmente vedo la vera New York, non più gli infiniti grattacieli di Manhattan, ma case più semplici, spesso popolari, abitate da coloro che sono la vera spina dorsale della città. I bordi delle strade sono pieni all’inverosimile, migliaia di persone pronte ad incitare, ad offrire un biscotto, un’arancia o un semplice pezzo di carta per asciugare il sudore.
Alla vista di un pettorale italiano il pubblico esplode, sarà una mia illusione ma siamo i più amati senza ombra di dubbio. Lentamente inizio a concentrarmi sulla gara perché davanti a me ho ancora 40 km ma ecco che mi passa accanto un uomo vestito da zucca subito seguito da un pinguino gigante, pochi altri passi e trovo uno uomo vestito da donna e un altro con un costume da faro di segnalazione (in legno!) che peserà minimo 20 kg, inutile non resisto, voglio godermi questa esperienza a 360° e mi fermo per fare qualche ripresa con la videocamera.

Riprendo la corsa ed ecco che vedo una chiesa, il pastore tiene in mano un cartello “Jesus believe in you” e tutti i parrocchiani intorno a lui ballano e cantano, poco più avanti un bambino con la mano tesa aspetta impaziente che qualcuno gli batta un cinque e subito lo accontento. La strada è una dritta infinita in leggera salita, davanti e dietro di me non vedo altro che persone, la colonna sonora che accompagna la corsa muta continuamente, ai bordi delle strade si susseguono piccoli concerti di ogni tipo, dai gruppetti rock alle bande di quartiere. Memore dei tanti consigli sto ben attento a non saltare nessun punto di ristoro, prendo al volo un bicchiere di Gatorate, un sorso appena e lo butto, in terra una miriade di bicchieri di carta compromettono la corsa e l’effetto colla creato dalle bibite in terra costringe a strisciare i piedi per qualche metro.

Passato il 20° km saluto Brooklyn ed entro nel Queens, la fatica per ora non si fa sentire e complice anche una banana gentilmente offerta dalla tipica Big mama afroamericana mi sento al pieno delle energie e proseguo senza grandi intoppi. L’atmosfera è quella incontrata a Brooklyn, grande festa per tutti, concorrenti e spettatori interagiscono in ogni modo, saluti, abbracci e baci. Una famiglia ha addirittura trasferito l’arredamento del salotto sul marciapiede e fa accomodare i maratoni stanchi facendoli sedere sul divano offrendo loro una coperta e un bicchiere d’acqua, immancabile vedere un italiano spaparanzato sul divano in questo quadretto. Arrivato al Queesboro Bridge, che collega il Queens a Manhattan, la fatica arriva, sono al km 25 e la continua salita del ponte spinge molti a camminare, la poca luce e la mancanza del pubblico certo non aiuta a ripartire e decido di continuare a camminare fino al termine della salita che purtroppo continua ancora per quasi un km.
Con la tanto agognata discesa entro a Manhattan e anche qui la presenza del pubblico ai bordi della strada è impressionante, l’incitamento per la maglia italiana è esagerato ma ormai fatico a guardare e salutare tutti come vorrei, i piedi iniziano a sentire i 30 km già percorsi e devo cercare di stare il più possibile sulla corsa.

La lunga e dritta strada di Manhattan lascia poi il posto al Bronx, vengo accolto da un uomo con il sintetico cartello “Yes Bronx !” e da un gruppo di lottatori di copoeira in esibizione su di un palco. Quello nel Bronx è un tragitto molto breve ma rende bene l’atmosfera del quartiere, povero in confronto ai precedenti visitati ma con abitanti orgogliosi di farne parte. A salutare l’uscita dal Bronx trovo un altro cartello tenuto da una sorridente vecchietta “Thank you for visiting the Bronx ! See you next year!”. Mi avvicino sempre più al traguardo, sono al miglio 21 e passo per Harlem, altro quartiere povero con un grande cuore. Un’ambulanza carica un maratoneta e guardandomi intorno vedo le prime “vittime” del percorso, qualcuno zoppica, un altro è aggredito dai crampi. Io fortunatamente procedo senza problemi...lentamente ma senza problemi.

Vedo Central Park e, uscito da Harlem, lo accosto per un lungo percorso, ogni volta che vedo un ingresso spero di entrare nel parco ma è un’illusione, si prosegue per la lunga e sottile salita che lo affianca e i piedi mi chiedono una tregua, cammino. Entro a Central Park e questo vuol dire che mancano poco più di 3 km, penso di farli tutti camminando ma ecco che incontro due italiani che iniziano a caricarmi e incitarmi, riparto con la corsa e questa volta non mi voglio più fermare fino al traguardo, mi guardo indietro e i ragazzi si sono già fermati per bere, bastardi, proseguo comunque perché se mi fermo mi implodono le caviglie.

Non sento quasi più le voci della folla ma ecco che spunta un’italiana
“Forza Italia! Non siete i più veloci ma siete i più belli! “ gentile ma bugiarda. Stringo i denti e arrivato a Columbus Circle so che manca meno di un km, apro la riserva di energia e passata una curva vedo il traguardo, è laggiù, bellissimo. Le urla della folla invadono la testa e al grido di un italiano “Dai allunga!” rispondo con un sorriso ma in realtà l’avrei preso a roncolate. Il traguardo si avvicina, mancano pochi pochissimi metri, alzo le braccia al cielo, i metri diventano centimetri e finalmente taglio il traguardo! L’emozione è fortissima, ho vinto la mia scommessa personale, una ragazza mi consegna la medaglia e faccio la foto di rito. Mi mangio di strafogo un bagel e mi avvio lentamente verso la zona di recupero borse, la scena ricorda molto La notte dei morti viventi, gran parte delle persone ha un passo lento, strisciato e dolorante ma ne è valsa la pena, mi viene in mente un cartello letto durante la corsa “Pain is temporary, Glory is forever”. Niente di più vero.

Fabrizio

Il mio tempo e quello dei miei amici:

Ghetti Daniele
4:51:29 posizione 27463
Lolli Claudio 4:51:31 posizione 27471
Rustignoli Claudio 5:59:56 posizione 36558
Dell'Amore Fabrizio 5:59:57 posizione 36559
Bissi Simone 6:04:58 posizione 36772

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