Maratona di San Pietroburgo
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Maratona di San Pietroburgo 2008

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30 Giugno / 4 Luglio 2007

Viaggio a S. Pietroburgo (maratona) e Mosca con Terramia

di Giuliano Orlando
(real time 3.59.48 classe 1936)

Foto di Aleja Fiallega


Classifiche Originali (italiani in giallo)

Si parte per il più grande stato del mondo. La Russia nonostante lo smembramento dell’ex URSS, resta la prima estensione territoriale assoluta (oltre 17 milioni di kmq) a cavallo tra Europa e Asia. S. Pietroburgo e Mosca le tappe del nostro viaggio

Il gruppo Terramia, guidato dalla sempre disponibile e attenta Alejandra, si appresta a scoprire questo mondo inedito, che mantiene un sottile velo di mistero.

I numeri dicono che il gruppo supera le 50 unità. Voli Lufthansa, niente male. Il nostro parte dalla Malpensa la mattina del 28 giugno e comprende  milanesi, bresciani, aostani e alessandrini. Ci riuniamo nel mega aeroporto di Francoforte, dove spicca la pattuglia sarda. Col piacere di ritrovare gli amici conosciuti lo scorso ottobre in Cina. Motivati gli emiliani in proiezione maratona di S. Pietroburgo, chiamata delle Notti Bianche. Si partirà nel tardo pomeriggio di sabato 30 giugno nella stupenda piazza del Palazzo, con una visione da sogno: da un lato il Palazzo d’Inverno dello Zar, inno al barocco con profusione di stucchi e marmi, sede dell’Hermitage e dall’altro l’Arco di Trionfo.

La visita della città è sempre affascinante. Il programma ha inserito la fortezza di Pietro e Paolo, visita obbligata per capire lo spirito della città ai suoi albori. I suoi bastioni sono i primi supporti della nascita di Pietroburgo nel 1702. La cittadella, costruita sull’isola delle Lepri (non dimentichiamoci che sorse su una zona paludosa, ricca di piccoli isolotti) non rivestì mai un ruolo difensivo, nonostante fosse nata per resistere agli assalti degli svedesi, a quel tempo con ambizioni annessionistiche. I suoi cannoni non spararono mai contro ipotetici invasori, piuttosto fu tristemente nota per la collocazione a carcere.

La guida ci ha condotto nella Cattedrale dei SS. Pietro e Paolo, il cui campanile è il punto più alto della città con i suoi 122 metri. Costruita dall’architetto Trezzini, una delle prime opere barocche della città, accoglie le tombe dei 32 Romanov, compreso il sarcofago di Pietro il Grande. Di forte impatto l’altare maggiore in stile barocco. Fuori dalla chiesa il palazzo della zecca che dal 1724 conia monete e medaglie. Appena dietro, nei giardini la statua dello zar più famoso, opera dello scultore russo Michail Chemjakin, in forma abbastanza originale, molto discussa. La più fotografata dai turisti.

La delizia dei ponti, la sempre affascinante Prospettiva Nievskij dove si trovano i negozi alla moda con le firme più prestigiose e i prezzi all’altezza della situazione, storici caffè e tra un canale e l’altro obbligatorio visitare le cattedrali più note, da quella della Resurrezione di Cristo al Salvatore sul Sangue, della Madonna del Kazan sulla piazza omonima.

La visita al ristorante attiguo al Caffè letterario, è stata una delle migliori scoperte. Si cena a lume di candela, musica dal vivo con cantanti di alto livello, piatti di qualità e camerieri gentili, il tutto reso ancora più gradevole da prezzi accessibili, hanno orientato parecchi del gruppo, a cominciare dagli amici della Sardegna, a degustare la piacevole esperienza.

La maratona delle Notti Bianche a S. Pietroburgo

Siamo in 24, niente male. La corsa non presenta difficoltà particolari. Tutta in città, dal Palazzo dell’Ammiragliato al forte di S. Pietro e Paolo, molti tratti nei parchi, i ponti, prima e ultima parte lungo la Neva. Giornata calda. Meno di mille fra uomini e donne. Una curiosità, prima di passare al gruppo Terramia. Gli organizzatori hanno atteso l’ultima donna fino alle 2 di notte, di 74 primavere, è giunta dopo 9.07’.

Eccoci ai nostri. La classifica l’ho acquisita sul sito dell’organizzazione, per cui chiedo venia che ci saranno errori o dimenticanze. Il migliore, come fu a Pechino è risultato il sassarese Tomaso Luigi Geseracciu del 1959, che nonostante la mole imponente e qualche chilo di troppo, ha concluso in 3.23’41. Il romano Francesco Venditti del 1972, giunge in 3.30’33” senza apparente fatica, trova il sorriso al traguardo.    

Giuliano Santin è di Ravenna, classe 1956, privilegia i fatti alle parole. Ma corre forte e il 3.31’05” lo conferma. Roberto Musiu del ’58, primo cagliaritano in 3.35’25”, un grande applauso e non solo per la gara.

Lo segue Pierpaolo Ragatzu del ’49, che non ha commesso l’errore dell’ultimo allenamento, dove si era perduto tra un canale e l’altro. Arriva in 3.37’49”. Senza dare l’impressione di fatica, il bresciano è Dario Leporati del ‘49, baffi folti e ben curati, ottima preparazione, come dimostra il 3.41’29” è il primo a superarmi verso il 23° km. Per il napoletano Felice Strocchia (1966) è gioia pura, arbitro e guardalinee di serie A. Giunge sorridente in 3.42’23”, davanti al romagnolo di alta statura Adler Gamberini del 1961, che nella parte finale mette il turbo e conclude in 3.48’01” precedendo in  volata il francese Lucian Philippe lasciandolo a 4”. Pure Adler mi sfila verso il 25 km. e purtroppo non sarà il solo.

Il più giovane dei nostri è Luca Pancirolli (1974), di Milano, sorridente nonostante le sua valigie fossero giunte solo il giorno della gara. Conclude in 3.50’53”, con le gambe un po’ dure ma felice per avercela fatta. Sul lungo Neva, oltre il 35 km., sbuca il secondo bresciano Aldo Bertoletti del ’63, concentrato al massimo, fila via salutando. Il 3.52’10” rappresenta il personale, che vale oro. Appena due minti dopo giunge Franco Laghi (1966) di Ravenna, in maglietta arancione che supera il traguardo in 3.54’26”. Quando spunta la solenne struttura dell’Hermitage, e tiro un sospiro di sollievo, visto che manca solo un km., il quasi coetaneo Alberto Orlandi (1941) si affianca e poi mi lascia, per giungere poco sotto i 3.59’, oltre mezzo minuto davanti al sottoscritto che brucia le ultime energie per non far varcare al cronometro il muro delle 4 ore. Operazione riuscita e felicità anche se ci sarebbe da prendersi a sberle per aver sperato di alimentarmi lungo il percorso ai rifornimenti. Caro Orlando, (autoriflessione)  sei un pollo. Per uno che ha disputato 34 maratone, certi errori sono inconcepibili. Eppure si fanno. Dopo il passaggio alla mezza in 1.47’, ho lasciato ogni energia, senza potermi mai alimentare.. Per capire la crisi di fame: gli ultimi 7 km. in 47’! Ben mi sta. La prossima volta mi porto un borsone di energetici. Resta la consolazione di aver chiuso nel 2002 in 3.37’21”. Ma il passato non conta, vale l’oggi. Comunque, mai lamentarsi.

L’aostano Marco Ceccarelli (classe 1951) corre assieme a Monica Pirovano: chiudono in 4.08’04”, con simpatica volata finale e abbraccio conclusivo.

Tra i due bresciani Giacomo Rosseti (1949) sorridente in 4.19’40” e il triste e stanco Pierino Ferrari (1952) che puntava in alto, ma lo stomaco lo ha tradito (4.44’24”) si incuneano i cagliaritani Renato Daga e Serena Taccori che trasudano felicità e orgoglio, mano nella mano in 4.28’35”, con tanto di bandiera dei 4 Mori e Ragatzu che li fotografa e li incita. Non solo, anche Valeria Richilmini (4.38’50”), un po’ spettinata ma soddisfatta, scivola davanti.

Il milanese Domenico Potenzoni (1947) sicuramente sotto il suo standard, pare che abbia fatto pediluvio nella Neva, per raffreddare i piedi che andavano a fuoco, si cimenta in volata sul monumentale russo Arekceeb, ventuno anni meno. Stesso tempo: 4.49’30”.

Gli ultimi tre sono Domenico Lombardo (1944), genovese di Alessandria, in completo azzurro, che ha destinato questa maratona come lungo in vista di New York, si presenta al traguardo dopo 4.55’01”, seguito a ruota dal milanese Marco Sciandri (1959), maglietta bianca e calzoncini neri, sorriso lieve. Chiude il bresciano Adriano Carrera (1962) in 5.21’00”, torturato da dolori intestinali, che accetta la mala sorte e, giungendo al traguardo dimostra carattere forte.

Bilancio ottimo, tutti i partenti di Terramia si sono dimostrati maratoneti veri e Alejandra li ha immortalati con l’obbiettivo. Come si può vedere nel sito fotografico della maratona russa di Terramia.

L’ultimogiorno a S. Pietroburgo e l’arrivo a Mosca

Dimostrando ottimo recupero, tutti i reduci della corsa, compresi quelli che hanno gareggiato sui 10 km. si presentano alle escursioni del giorno dopo. La più impegnativa, oltre all’Hermitage è la residenza estiva degli zar, l’immenso giardino nato per ricordare Versailles, un parco molto bello dove Pietro il Grande operò moltissimo.

Si arriva a Mosca in treno. Si passa dall’Hotel Nevsky, gradevole e piccolo, sito nel “Triangolo d’Oro” di Piter, come la chiamano i locali, nel cuore del centro cittadino, al sontuoso Hotel President, uno dei più esclusivi di Mosca. Un prima categoria costruito nel 1983, utilizzato dai capi di Stato e ritrovo per incontri politici importanti. I più documentati ricordano che anche Silvio Berlusconi è stato ospite, come lo stesso Putin in occasione di incontri ufficiali.

Stanze ampie, tutti i servizi con bidè e bagno, la doccia a parte. Il meglio di Mosca e tutti gradiscono. La prima colazione è un festival di tentazioni. Primi e secondi a non finire, carne e pesce, formaggi e salmone e perfino il caviale. I dolci hanno varietà infinita di colori e sapori. Pancia mia fatti capanna. Tanto la maratona è alle spalle. Si aggiungono la piscina, il ristorante, il bar, le botteghe con oggetti del desiderio, dalle ceramiche ai quadri, orologi e vasellami. Sala biliardo, fitness e parrucchiere.

Cosa c’è da vedere a Mosca? Tanto e tutto. Il Cremino è il percorso della Russia, il cuore politico e storico di una città. Come le chiese che circondano la fortezza che corre lungo la Moscova. L’Assunzione, l’Intercessione, l’Annunciazione, l’Arcangelo, dei Dodici Apostoli, il Campanile di Ivan il Grande. L’Armeria, i palazzi dei Congressi, del Governo e del Parlamento. Non si può vedere tutto, ma quanto è sotto i nostri occhi basta. Ci solo le stazioni della metropolitana, altre chiese e palazzi. Il Gum e il Maneggio.  

Una settimana non basta certo per capire e vedere. Ma è sufficiente per recepire l’atmosfera di  due metropoli diverse e in antitesi. Pietroburgo corre avanti ma resta legata ai tesori del passato e non potrebbe essere altrimenti. Mosca è lo specchio della corsa all’oro. C’è tutto, spesso inafferrabile. I grattacieli che salgono verso il cielo e si moltiplicano, il traffico convulso e caotico, le auto sempre più sofisticate, il lusso ostentato dai nuovi ricchi. Eppure, circolando nella zona del Cremino, scopri che i bambini si divertono con un semplice palloncino colorato, che il gelato fa felice una famiglia, che i teatri popolari sono ancora frequentati. Nel contempo i ristoranti inn sono off e le grandi firme costano più che a New York.

Come andrà a finire? Risposta facile. Prenotiamo a breve un altro viaggio. Per capire e restare aggiornati. La maratona prossima può essere quella del riscatto. Auguri a tutti.

Giuliano Orlando